DI SABRINA PARAVICINI

Lo scorso anno a Ischia ho moderato un dibattito sulla diversità, l’ospite d’onore era Barry Morrow, premio Oscar per la sceneggiatura di Rain Man. 
Dissi a Barry Morrow che Nino aveva una sindrome autistica,
mi chiese cosa amava fare Nino e io gli dissi:
“travestirsi e inventare storie e poi interpretarle.”
“Allora è uno sceneggiatore.”
Gli dissi anche che adorava la pioggia e lui mi disse:
“Allora è lui Rain Man!”
Sorrisi, poi ci pensai bene.
Insomma, no, lui non è Rain Man, magari è “l’uomo della pioggia” perché potrebbe stare sotto le gocce di pioggia per delle ore, ma non gli auguro di essere la rappresentazione ad effetto delle sue criticità.
Gli auguro di avere una vita felice, sana e di avere tante persone intorno che gli vogliano bene.
Di avere la possibilità di esprimere quello che sente e di capire le battute degli altri, le metafore che ora fa fatica ad inquadrare.
Ieri mi ha chiesto.
“cosa vuol dire avere lo stomaco chiuso”
“non avere voglia di mangiare”
“pensavo che fosse chiuso a chiave”
Piano piano arriveremo dove gli altri bambini hanno strade già tracciate, noi dovremo passarle e ripassarle quelle strade. Ma siamo già oltre metà del cammino.

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