CRISTINA PILOTO

L‘istamina (ß-imidazoletilammina) è un’ammina biogena che viene sintetizzata nell’organismo per decarbossilazione dall’aminoacido L-Istidina. Può essere distinta in istamina endogena e in istamina esogena, che viene introdotta attraverso alcuni alimenti di origine animale e vegetale, soprattutto quelli che subiscono una fermentazione batterica o sottoposti a lunga conservazione. E’ stata identificata per la prima volta nel 1932 come mediatore chimico di reazione allergiche. L’istamina causa vasodilatazione delle arteriole, aumento della permeabilità del microcircolo, contrazione della muscolatura liscia, broncocostrizione e migrazione dei leucociti nel sito infiammatorio. L‘intolleranza all’istamina (HIT) è il risultato di uno squilibrio tra l’istamina accumulata e la capacità di degradarla; risulta in una posizione intermedia tra l’intolleranza enzimatica e quella farmacologica e viene spesso definita reazione pseudoallergica. I sintomi dell’intolleranza possono essere dovuti all’introduzione di alimenti ricchi in istamina o istamina-liberatori (stimolano la liberazione di istamina endogena), a una riduzione dell’attività della diaminossidasi (DAO) o a causa di disbiosi intestinali (aumentano batteri produttori di istamina). La DAO rappresenta la prima barriera per inibire l’ingresso dell’istamina nell’organismo: la degrada nel lume intestinale. L’attività della DAO può essere ridotta (istaminosi) per un deficit enzimatico congenito, a causa di uno stato infiammatorio dell’intestino o per l’interazione con l’alcol o alcuni farmaci, ad es Diazepam, Ciprofloxacina, ecc.
La sintomatologia della HIT è poco specifica e di difficile individuazione; i disturbi più comuni sono a livello del tratto gastro-intestinale (nausea, vomito, dolori addominali, meteorismo, diarrea), del sistema respiratorio (asma, ostruzione nasale, rinite), pelle (orticaria, prurito), sistema cardiovascolare (tachicardia, aritmia) e sistema nervoso (emicrania, cefalea, giramenti di testa).
Le strategie diagnostiche applicate al paziente per il quale si sospetti una HIT sono: l’anamnesi, la determinazione dell’attività DAO nel siero, la determinazione dei livelli di istamina nelle feci, l’emocromo completo, le IgE ed ECP (proteina cationica degli eosinofili).
Se le indagini invece risultano positive, secondo la Linea Guida S1 pubblicata dalla Società Tedesca di Allergologia ed Immunologia clinica (DGAKI) nel 2012, si consiglia di tenere un diario dei sintomi per circa sei-otto settimane e di seguire una dieta povera in istamina ed altre ammine biogene, al fine di stabilire una soglia individuale.
Ecco un elenco degli alimenti da evitare: formaggi stagionati, pesce in scatola (sardine, tonno, sgombro), pesce affumicato (aringa, salmone) e crudo, salame e insaccati, pomodori, spinaci, crauti, fragole, noci, cioccolata, vino e alcolici. Il contenuto d’istamina dipende dalla stagionatura, dalla durata di conservazione, dal processo di lavorazione e dalla densità microbica.
È indispensabile sottolineare che, data l’importanza dell’intestino come organo emuntore, ovvero deputato alla depurazione e all’eliminazione di sostanze eventualmente tossiche (come anche reni, polmoni, pelle e fegato), esso deve essere mantenuto al massimo della sua efficienza. L’intestino è infatti un organo chiave in cui si “decide” chi e cosa può passare al sangue e quindi essere assorbito o al contrario, le molecole che saranno indirizzate alla degradazione. Alterazioni a carico di questo organo (disbiosi, eccessiva permeabilità, deficit enzimatici…) possono essere la causa di patologie importanti, come malattie infiammatorie croniche e autoimmuni. Anche le allergie, le intolleranze e le pseudoallergie (come l’HIT) hanno spesso alla base un intestino maltrattato da un’alimentazione non idonea, sovraccaricata da molecole maldigerite e batteri nocivi.
Occorre quindi, nel caso dell’HIT, oltre che togliere i cibi ricchi in istamina e istamino-liberatori almeno per un periodo, per vedere la propria soglia individuale, adottare uno stile di vita alimentare che soddisfi le necessità intestinali, senza ostacolarle (limitare il contenuto di glutine, di latte e derivati e utilizzare metodi di cottura dolci che non producano tossine) integrando in maniera continuata con probiotici, ovvero fermenti attivi che vanno a ripristinare una normale flora batterica, indispensabile affinchè questo sistema chiave del nostro organismo possa funzionare efficacemente.
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