DI CHIARA FARIGU

Una sentenza che farà discutere quella emessa in data odierna dalla 1^ sezione penale della Cassazione. E che, come tante, è destinata a fare giurisprudenza. “I migranti che hanno scelto di vivere nel mondo occidentale hanno l’obbligo di conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso di stabilirsi”. Parole chiare, semplici, inequivocabili, queste della Corte, con quel sostantivo perentorio che non ammette divagazioni sul tema.
Per la Suprema Corte inoltre “Non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori porti alla violazione cosciente di quelli del Paese ospitante”. E qui si fa ulteriore chiarezza con quanto espresso poco sopra. Alla sentenza si è arrivati in seguito al respingimento del ricorso inoltrato da un indiano sikh, condannato in prima istanza al pagamento di 2mila euro dal tribunale di Modena perché sorpreso a circolare armato di coltello, lungo quasi 20 cm, come prescritto dalla sua religione. Il Kirpan, questo il nome del coltello sacro, come il turbante costituisce un simbolo religioso e portarlo significa adempiere al dovere religioso. L’indiano trovando ingiusta la sanzione, decide di ricorrere in appello per chiederne l’annullamento. Ricorso respinto e obbligo a conformarsi ai valori occidentali in cui si è scelto liberamente di inserirsi. Per la Corte è dovere di chi decide di stabilirsi in un determinato Paese “verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all’ordinamento giuridico che la disciplina”.
Obbligo che non vuol dire abbandono della cultura di origine ma rispetto e osservazione della civiltà giuridica ospitante.

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