DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
Gia all’indomani del secondo turno delle elezioni presidenziali che hanno visto vincitore Emmanuel Macron, il nome di Edouard Philippe – 46 anni – circolava con insistenza nel ristretto giro del neo Presidente della Repubblica. La sua nomina si ascriverebbe, pertanto, nella strategia adottata – in apparenza – da Emmanuel Macron per destabilizzare la destra oltre che, ben inteso, anche per fruire dei “sinistri” profughi del “PS”.
A meno che non si tratti di un segnale forte e chiaro alla destra liberale con cui il nuovo inquilino dell’Eliseo intende lavorare applicando alla lettera quel sedicente “spirito di pragmatismo” e di capacità di interloquire con le diverse sensibilità politiche che a destra, come a sinistra, hanno caratterizzato tutta la campagna elettorale dell’ultimo trentennio.
Certo è che il profilo di Edouard Philippe, lungi dal rappresentare il « rinnovamento » tanto urlato da Macron, risulta essere, invece, un riciclaggio « ad hoc » ed in piena regola gattopardesca.
Nato a Rouen nel 1970 da genitori che svolgevano la professione di docenti di francese, Edoaurd Philippe ha ottenuto il « Baccalauréat » (Diploma di Maturità) in Germania, laddove il padre aveva avuto l’incarico di dirigere un Liceo francese, prima di essere ammesso in una classe di « prépa » (anno di formazione post diploma di Maturità per accedere alle “Grandes Ecoles” de la République) che gli ha permesso di iscriversi alla Facoltà di Scienze Politiche e, successivamente, di accedere all’ “ENA”, dove, nel 1995, conseguiva il titolo di “Enarca” della promozione Marc-Bloch. Lo stesso anno, otteneva un incarico presso il Consiglio di Stato, lanciandosi contemporaneamente in politica. A “Sinistra”, tuttavia.
Per due anni, dal ’95 al ’97, Edouard Philippe militava infatti per Michel Rocard, Primo Ministro di François Mitterrand, “Sono cresciuto in un ambiente in cui si votava socialista e in Rocard avevo intuito un aspetto social-democratico che mi andava a genio», ha dichiarato il neo “Premier”.
Alla caduta di Michel Rocard – sostituito da Edith Cresson – Edouard Philippe passava a destra, raggiungendo l’ “ RPR” ed avvicinandosi, quindi, al Sindaco di Le Havre di allora, lo « chirachiano » Antoine Rufenfacht. In quell’occasione conosce Alain Juppé e con lui parteciperà alla creazione de « l’Union pour un mouvement populaire (UMP), nel 2002. Considerando che il cambiamento de l’ “UMP” in “Les Républicains” fosse troppo pericoloso, Edouard Philippe, indirizzandosi a Nicolas Sarkozy, affermava che quel cambiamento sarebbe stato un “veicolo di scissioni e quindi di divisioni”.
In seguito, nel 2014, Edouard Philippe sostiene Bruno Le Maire nella sua candidatura alla presidenza del partito, ma nelle primarie del 2016 finisce per sostenere Alain Juppé, per finire, poi, nelle fila di François Fillon nel momento stesso in cui quest’ultimo vinceva le primarie per le presidenziali. E, per finire, ritira la sua filiazione “fillonista” non appena scoppia lo scandalo del “Penelopegate”.
Ora, da girandola esperta nella tenuta dei venti, Edouard Philippe si è « convertito » alla nuova corrente che soffia fra “mistrale, scirocco e tramontana” e che porta il logo di “Macronismo”.
In una tribuna scritta dallo stesso Edouard Philippe e pubblicata da “Libération” lo scorso gennaio, il Sindaco (nonché deputato) di Le Havre si mostrava, altresì, piuttosto severo nei confronti di colui che qualificava di “banchiere tecnocrate”: «Macron, che non si assume alcuna responsabilità, ma che promette di tutto e di più con la foga di un “conquistatore” tipica di un ragazzino ed il cinismo di un vecchio lupo di mare».
Lungi dal concentrarsi unicamente sulla personalità di colui che lo avrebbe poi nominato Primo Ministro, Edouard Philippe, a proposito del movimento “En Marche!” affermava, altresì che : «In latino, si dice “ambulans”, ognuno ne tragga il senso che preferisce … ».
Nel 2007, appena un mese dopo la nomina di Ministro dell’ Ecologia, dello Sviluppo e della gestione naturale sostenibile, Alain Juppé fu costretto a dimettersi per non aver vinto le elezioni politiche. Edouard Philippe, che faceva parte del « Gabinetto » del suo mentore, decideva, quindi, a sua volta di dimettersi e di intraprendere un’attività nel settore privato. Viene quindi nominato direttore degli investimenti pubblici nel Gruppo “Areva”, attivo soprattutto nell’ambito del nucleare.
Fra le tante missioni di Edouard Phlippe presso “Areva”, una in particolare gli ha permesso di esercitare il ruolo di lobbista che ha “brillantemente” condotto nei confronti di parlamentari francesi nei dossier relativi all’uranio che il Gruppo “Areva” estraeva in Nigeria. Di fronte alle critiche sulle condizioni di lavoro degli addetti all’ estrazione, Areva rassicurava che «Nella direzione del Gruppo, un lobbista, Edouard Philippe, incaricato delle relazioni con i diversi eletti, segue i parlamentari che istruiscono il dossier “Nigeria”, come riportava “Charlie Hebdo nel 2009.
In merito alla « trasparenza » di cui Emmanuel Macron ha voluto far credere fosse il primo dei suoi « cavalli di battaglia », certamente Edouard Philippe non può figurare fra quelli che ne hanno sempre rispettato le regole. E ne ha dato prova proprio nel 2014, allorquando la dichiarazione relativa ai suoi beni patrimoniali è stata contestata dall’ “Alta Autorità per la trasparenza della vita pubblica”. Sollecitato a dare più ampi dettagli relativamente al valore del suo appartamento parigino, Edouard Philippe si è limitato a scrivere « alcuna idea ». Così come ha fatto in merito al valore della sua proprietà ubicata nel dipartimento di Indre-et-Loire : «alcuna idea». Ancora «alcuna idea» anche del valore dei suoi lotti all’interno di un residence che si trova nel dipartimento della Seine-Maritime, per cui scrive «Non sono sicuro di aver ben capito la domanda ». Come riportato da « Mediapart », pertanto, nel 2014, Edouard Philippe viene richiamato dalla suddetta Alta Autarità che constatava “una gravissima omissione” nella dichiarazione dei beni patrimoniali dell’interessato.
Come ha, inoltre, deliberatamente mentito – sempre nel 2014 – dichiarando di essere un “consigliere generale” di Areva, allorquando non lo era più da oltre due anni.
E, dulcis in fundo, l’attività di parlamentare del neo nominato a l’ « Hotel Matignon » non è nemmeno brillante. Con soltanto dieci interventi nel corso del mandato compreso fra il 2012-2017, Edouard Philippe non fa certamente figura di “bravo allievo” sui banchi dell’ “Assemblée Nationale”.
La rarità della sua partecipazione ai lavori parlamentari – come figura dal sito nosdéputés.fr – lo pone fra i 150 suoi colleghi più assenteisti sia sul piano degli interventi in aula che sulle proposte di legge ; sia sulle interrogazioni parlamentari, che sulla sua presenza in commissione. In totale, il parlamentare assenteista, ora « Premier », ha incamerato appena 113 settimane di attività su 47 mesi di legislatura. Un bel record da premiare con l’investitura a « Capo del Governo » che, come tutto porta a credere, sarà composto da ripescati e riciclati da destra in primis, da “nulla tenenti” in materia, ma pedissequi ubbidienti alla “voce del padrone” che in materia di lobbismo, di interessi privati e di monopolio della finanza sulla vita pubblica del Paese è sicuramente “Primus inter pares”.
Tanto è vero che la nomina di Edouard Philippe a Matignon ha immediatamente sollevato un’onda di proteste, se non, addirittura di totale indignazione, a Sinistra, laddove Benoit Hamon – il candidato alle presidenziali del PS – tradito dai suoi “amici” di partito, oltre che dallo stesso Hollande il cui voto sin dal primo turno delle presidenziali è andato ad Emmanuel Macron – ha dichiarato che “la decisione di nominare Eduard Philippe Primo Ministro chiarisce l’orientamento del progetto politico del Presidente della Repubblica. Il posto della sinistra non sarà presente né a livello governativo, né a livello parlamentare. La democrazia francese è malata. Chi può mai credere che la sinistra possa ricostruirsi in una coalizione diretta da un membro dei “repubblicani?”. Non è né serio, né credibile”. “Adesso è tutto chiaro: con un “premier” di destra, il Parlamento ha bisogno di Sinistra”, ha twittato Jean-Christophe Cambadelis, il segretario del moribondo “PS”. Dal canto suo, il presidente del gruppo socialista all’ Assemblée Nationale, Olivier Faure, ha scritto in un comunicato che “il quinquennio inizia a marcia indietro. Con Edouard Philippe, Macron sceglie un Primo Ministro conservatore che fino ad oggi non ha mai manifestato di essere uno del movimento di “En Marche!”. Le elezioni legislative daranno un altro taglio alle politiche che Macron intende intraprendere”.
“Non date pieni poteri ad Emmanuel Macron, ha aggiunto Jean-Luc Mélenchon che ha affermato, altresì, che la nomina di un Primo Ministro “LR” significa che la destra è stata annessa al potere rappresentato da Macron. “una coabitazione è necessaria con una sinistra maggioritaria alle prossime elezioni legislative”.
Ma, come volevasi dimostrare e contrariamente alla “rivolta” comprensibile dei rappresentanti della Sinistra d’Oltr’Alpe, brindano al successo di Edouard Philippe i “sostenitori” di Macron, ossia il “MoDem” rappresentato da François Bayrou, come, naturalmente, i “Juppeisti” che tifano per il loro “premier”:” Edouard Philippe ha tutta la nostra approvazione. E’ il segno di una larga riunificazione necessaria per il Paese, oltre ad essere il segnale di una ricomposizione politica con delle personalità con le quali siamo in perfetta sintonia”.
Alain Juppé – il mentore ultimo di Edouard Philippe ha dichiarato che il suo “discepolo” “ è un uomo di grande talento che ha tutte le qualità di un “Premier”.
Fa male ammetterlo, ma quel che Marine Le Pen chiamava l’ “UMPS”, ossia l’unione fra la destra e la sinistra “sinistrata” incarnata dal partito socialista post Mitterrand ed incarnata da François Hollande in tutta la sua abietta accezione, si è concretizzata con l’accesso al più alto ruolo dello Stato francese nella figura del delfino di Jacques Attali, Emmanuel Macron, Attali essendo stato il “gran maestro” del socialismo liberale che tanto piace all’ Europa della Signora Merkel, come a quella del Signor Junker: “liberismo a ruota libera, libere banche in libero mercato ed in barba all’ Europa dei popoli”.
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