DI SABRINA PARAVICINI

 

Siamo al ristorante, io e Nino, festeggiamo nel suo ristorante preferito.
Accanto a noi ci sono due donne, madre e figlia.
La madre avrà 85 anni, la figlia 60.
La madre dice:
“Voglio organizzarmi, posso pagarlo ora e così sto tranquilla”
“mamma così mi offendi, devi mettere fiducia, così non mi dai fiducia”
“no, è solo per organizzarmi, scegliere, fare le cose per bene, insomma in fondo è il mio funerale”
“vabbè non ti fidi, allora non ti fidi, mi vuoi rendere la cena indigesta allora”
“ma no così scelgo il posto, il luogo”
” e allora scegliti anche la bara, te la compri come vuoi tu, del legno che ti piace e te la tieni in casa, tanto hai una casa di 250 metri quadri, la metti in un angolo e aspetti”
La madre fa spallucce.
“Eh.. però non ho un centesimo…”
“Ma come no!”
“eh no, il conto è intestato a te, la firma ce l’hai tu, me li devi dare tu”
“eh! E allora lo vedi che non ti fidi mamma!”
La madre comincia a parlare male di un paio di parenti, di un uomo di famiglia che si è sposato la badante straniera, c’è molto astio, quasi odio, volano anche un paio di brutte parole.
Io guardo Nino, lo guardo negli occhi mentre lui mangia.
Non sente nulla, si gusta la cena, non ha percepito nulla.
Vorrei dirgli: ” amore quando sarai grande e ti accorgerai che la mia testa sarà volata via, o se avrai la sensazione che io sia diventata diversa, magari cattiva… tu mi devi soffocare nel sonno, ti autorizzo, ti imploro.”
Invece gli faccio un sorriso, lo guardo e penso alla legge che hanno approvato per le famiglie dei disabili, la legge “dopo di noi” che risolve poco, un po’ a livello materiale, ma tutto il resto? Gli abbracci? I baci? L’amore?
Riguardo le due donne, a un certo punto la figlia dice:
“non mi hai mai aiutata!”
“Ma come no? ti ho sempre aiutata, ho fatto tutto per te: e gli elenca una serie di cifre in migliaia di euro che le ha dato, tredicimila di qui, diecimila di là, cinque, tre, due. Se le ricorda tutte. Perfettamente.
Riguardo Nino, penso, spero che morirò in salute, come gli ho promesso, a centodieci anni, con la testa a posto e mentre starò dormendo. Lui avrà 75 anni, delle brave persone accanto. Ecco. Perché se imposti tutto sull’amore, sui baci e sugli abbracci, non ci saranno conti da ricordare, cifre, euro e tutto il resto. Resterà solo l’amore, l’amore di una mamma e di un figlio. L’unica cosa vera e certa che abbiamo ora e fino alla fine.
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