DI ALBERTO CRESPI
 Quando ho visto la madonna…
La madonna, lo dico subito, era Lillian Gish . Si potrebbe affermare, senza tema di smentita, che è stata la più grande attrice della storia del cinema. Almeno del cinema muto. E io l’ho vista! Le ho stretto delicatamente la mano. Era una creatura delicata e davvero angelica, sembrava (era) arrivata da un’altra sfera celeste, da un altro secolo, da un altro mondo. Lindsay Anderson giurava di averle sentito dire di non essersi MAI tagliata i capelli. Li aveva bianchi, lunghissimi, raccolti. In “Le balene d’agosto” c’è un’inquadratura in cui lei è di spalle, con i capelli sciolti che arrivano a terra: Mike Fash, il direttore della fotografia, le ha fatto una luce alla Billy Bitzer (l’operatore di Griffith), lei è tutta adorabilmente sfocata con il sole che le crea l’effetto-aureola. Sembra una bimba, sembra di vedere un’inquadratura di “La nascita di una nazione”. Un miracolo.
Era il 1987. La Gish aveva 94 anni! Nel film faceva la sorella più giovane di Bette Davis, che ne aveva 79. Eppure ci si credeva (per altro questa scelta di casting era il motivo per cui il ruolo era stato rifiutato da Katharine Hepburn: “Va bene tutto, ma fare la sorella maggiore di Lillian Gish mi pare troppo”, pare abbia risposto). “Le balene d’agosto” passò a Cannes fuori concorso. Bette Davis non venne, Lillian Gish sì! Alla première c’erano il principe Carlo d’Inghilterra e Lady Diana, che ovviamente concentrò su di sé l’attenzione ossessiva dei fotografi durante il tappeto rosso. Trovo comunque molto toccante la terza foto che ho messo qui sotto, dove la principessa e la regina (del cinema) si tengono per mano mentre Anderson (a sinistra, di tre quarti) le osserva. Diana aveva 26 anni ed era uno splendore. Sarebbe morta dieci anni dopo, durante la Mostra di Venezia del ’97, di fatto impedendo a Nicole Kidman di venire a Venezia per ricevere il Leone alla carriera a Stanley Kubrick. La Kidman stava lavorando a Londra sul set di “Eyes Wide Shut” ma era amica di Diana e voleva andare al funerale. Kubrick, figurarsi: lui non si muoveva.
Torniamo a “Le balene d’agosto”. E’ un film, credo, abbastanza dimenticato ma meraviglioso. Due sorelle anziane che vivono in una villa sul mare, nel Maine, a due passi dal luogo dove era nato John Ford. Lindsay Anderson era un fordiano di ferro. Ero suo amico da un paio d’anni, stavo scrivendo il Castoro cinema su di lui: sarebbe uscito nel 1988, mi stavo un po’ dilungando il che mi regalò una robusta dose dell’adorabile sarcasmo del quale Lindsay era capace. Fu fantastico, durante quel festival: mi invitò a svariate occasioni ufficiali, mi fece appunto conoscere la Gish sia pure solo per un attimo (le sue “uscite” andavano centellinate), e a chiunque mi presentava come il suo “biographer”, aggiungendo subito: “I have a biographer but I will never have a biography”. Fu contento, l’anno dopo, quando gli mandai il libro. “It’s a pity it’s in italian”, aggiunse ovviamente.
Fra le cose nelle quali Lindsay mi coinvolse ci fu un pranzo per loro normalissimo, ma per me abbastanza memorabile alla spiaggia del Carlton, l’albergo-simbolo della Croisette, quello di “Caccia al ladro” di Hitchcock. La Gish non c’era, e nemmeno Lady Diana “of course”, ma c’era l’intera banda di “Prick Up Your Ears” che era in concorso. Stephen Frears, il regista, era stato assistente di Lindsay sul set di “If…”. Fu molto divertente vedere questa banda di britannici sulla Costa Azzurra, tutti vestiti volutamente male, “sportivi”, e tutti spaparanzati al sole come lucertole che fanno riserva di caldo per l’inverno. Da allora ricordo a Frears, ogni volta che lo incontro, che ci siamo conosciuti in quell’occasione e che Lindsay era un amico comune. Forse per questo riesco a farlo parlare, nelle interviste. O forse perché gli chiedo sempre dell’Arsenal.
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