DI  RUGGERO PO

Chi mi conosce, soprattutto chi mi segue su Facebook e Twitter,  sa bene quanto io abbia difeso, benchè imperfette, le riforme del governo Renzi e quanto mi sia scaldato per sostenere la necessità di votate SI al referendum costituzionale del dicembre scorso. E chi mi legge, così come chi ha condiviso questa battaglia perduta, sa quanto i sostenitori dell’altro fronte ci abbiano riversato addosso accuse di renzismo, di piaggeria, di opportunismo, eccetera eccetera. Improperi da osteria nei quali lo specialista è il movimentista grillino. Mezza parola sulla giunta Raggi, una battuta anche scherzosa sulle sgrammaticature di Di Maio e giù gli insulti. Bastonate per ora solo verbali.
Non mi era ancora capitato, al contrario, essendo stato a lungo, impropriamente, accostato a loro, di assaggiare l’irritazione del bigottismo renzista. Chi tocca Boschi muore. Altro che i tempi in cui il militante comunista era pronto a sostenere che i coccodrilli volano se lo diceva Togliatti. Tutti pronti oggi a mettere la mano sul fuoco che Maria Elena mai e poi mai può avere “suggerito” all’AD di Unicredit di visionare la pratica Etruria. Quell’incontro fu solo un brindisi, diamine. E se dici il contrario so’ botte da orbi.  Tutti con Matteo, anche gli stessi che cinque mesi fa lo affossarono, forse definitivamente, a giurare che De Bortoli è animato da un rancore profondo spiegabile solo col rifiuto del premier di fargli dirigere la RAI. Ma quando mai? Il potere renziano a viale Mazzini? E allora l’editto bulgaro? Proprio come “e allora il PD?”.
Signori, non se ne esce
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