DI ANNA LISA MINUTILLO

Blue Whale il gioco online che arriva dalla Russia , una sorta di sfida con se stessi, una gara basata sul raggiungimento di traguardi che fanno salire di livello i partecipanti, una durata di 50 giorni in cui gli amministratori del gioco forniscono istruzioni sulle prove da superare che si spingono sempre più oltre fino al raggiungimento della prova finale: gettarsi nel vuoto dall’edificio più alto presente nella città in cui si vive.
Il volo viene filmato e diffuso in rete per dare la prova del coraggio che si è avuto nell’arrivare al raggiungimento dell’ultimo obiettivo che il gioco impone, un volo reale, a cui spesso assistono altri “giocatori” senza muovere un dito.
Tra le prove rese note, c’è quella dell’ alzarsi alle 4.20 del mattino, trascorrere intere giornate guardando film horror, ascoltare musica deprimente, incidere sul proprio corpo una balena blu . E’ proprio questa la traduzione letterale utilizzata da questo gioco (balena blu) con l’utilizzo di un coltello.
Un gioco macabro che termina con un finale sconvolgente che si sta diffondendo a macchia d’olio: dalla Russia ha raggiunto il Brasile, ma anche Francia e Inghilterra.
Un pericolo tangibile che non va assolutamente sottovalutato poichè nella sola Russia sono 157 i ragazzini morti suicida nell’ultimo anno.
Un gioco che rende adolescenti apparentemente tranquilli , delle persone completamente condizionate, soggiogate, che smettono di comunicare con la famiglia o con gli amici per seguire alla lettera le indicazioni che vengono date loro.
Ci si interroga su quale possa essere il dolore che questi adolescenti provano per decidere di torturarsi fisicamente e mentalmente per cinquanta giorni saltando nel vuoto al termine del gioco. Cosa li possa turbare al punto di lasciarsi convincere a farla finita. Non ci sono ancora risposte , si può solo supporre che si possa trattare di un mix micidiale di declino istituzionale, delle incertezze che la fase adolescenziale regala , e della fragilità in cui spesso i giovani si trovano a vivere, una fragilità silenziosa ma presente e spesso sottovalutata, in cui un ruolo anche se derivato da un gioco , fa sentire importanti, al centro dell’attenzione.
.Chi abbia ideato questo gioco al fine di servirsi di giovani menti , che vivono disagi fornendo una fuga solo apparente dalla realtà , affibbiando ruoli virtuali attraverso prove da superare non è ancora noto. Si suppone che tra gli ideatori vi possano essere anche degli psichiatri, studiosi dei risvolti dei comportamenti manipolati, che attraverso questo tipo di condizionamento stiano compiendo una vera e propria azione criminale una sorta di “pulizia” in cui i ragazzi più deboli , vedono una sorta di affermazione personale .
Forse è la paura della vita, di non essere all’altezza delle aspettative altrui, di poter deludere le persone a cui vogliono bene che ha fatto scegliere a questi giovani la strada del suicidio travestito da gioco.
Tutti coloro che sono coinvolti a vario titolo nella crescita e nell’educazione dei giovani dovrebbero riflettere sul loro bisogno, di affermare la propria identità all’interno della società.
Un gioco facilmente raggiungibile in rete , ( strumento tanto discusso e vituperato che va usato correttamente) che non può essere vista come la causa di tutti i mali poichè dipende sempre dalle menti che si trovano dietro allo schermo il risultato del suo utilizzo.
Quando a farlo sono menti che incitano al crimine , all’odio, all’isolamento, non è nella rete che c’è qualcosa che non va ma in queste menti.
Anche in Italia un ragazzino di Livorno si è gettato dal 26esimo piano di un palazzo , sembrerebbe anch’esso vittima del gioco, le testimonianze dei suoi amici lo indicano potenzialmente come giocatore in quanto negli ultimi tempi aveva confidato di recarsi a correre nelle ore notturne , di essere già salito in cima a quel palazzo , ed inoltre aveva segni di ferite raffiguranti strane incisioni sul corpo.
Grazie ai video acquisiti dalle forze dell’ordine, pare si veda chiaramente il giovane che si filma col cellulare durante l’ingresso nel grattacielo.
Risale invece alla giornata di ieri la notizia dell’arresto di uno degli ideatori del gioco, si tratta di un 22enne russo Philipp Budeikin, studente di psicologia che senza mostrare alcun segno di pentimento avrebbe dichiarato:
«Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società» – ha spiegato il giovane durante un interrogatorio – «Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza».
Philipp Budeikin si trova attualmente detenuto in carcere a San Pietroburgo, ma il pericolo non è ancora scongiurato poiché si tratta solo della punta dell’iceberg.
Questo non è un gioco ma una istigazione al suicidio che va assolutamente fermata e non emulata, perchè da quel volo non ci si rialza purtroppo più.
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