DI UMBERTO SINISCALCHI

Non doveva uscire, quella telefonata tra Tiziano Renzi e suo figlio Matteo. E invece stamattina “Il fatto quotidiano” l’ha riportata. Così la Procura di Roma ha deciso di aprire un fascicolo, per ora contro ignoti, con l’accusa di violazione del segreto istruttorio.
Nella telefonata, che risale al 2 marzo scorso, Matteo Renzi, raccomanda al padre Tiziano, indagato per “traffico di influenze” nel caso Consip, di dire la verità, anche con tono animato.
“Babbo”, esordisce Renzi jr, “quante volte hai incontrato Romeo (in carcere per corruzione, n.d.r.)? Una, due? Basta che tu dica la verità. Non vorrai mica farmi perdere le primarie, vero?”.
Il padre di Renzi è poi stato sentito dal Procuratore aggiunto della Repubblica di Roma, Paolo Ielo. Il fatto è che quella telefonata, in possesso delle Procure di Napoli e Roma e dei Carabinieri del NOE (ai quali poi, per le troppe fughe di notizie, è stata tolta la competenza sul caso), non faceva parte degli atti dell’inchiesta. E quando Renzi sr è stato interrogato nulla gli è stato chiesto al riguardo.
Lapidario stamattina ilo commento di Matteo Renzi: “Si cerca di speculare sulla mia persona”, ha dichiarato l’ex Presidente del Consiglio, “mio padre è stato inserito in un gioco più grande di lui ma non ha fatto niente di male”.
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