DI GIACOMO MEINGATI
La questione, neanche a farlo apposta, è “complicated”.
Proprio come il titolo della hit che la impose sulla scena pop dei primi anni duemila.
Il fatto, strano quanto si vuole ma comunque vero, è che c’è chi si dice certo che Avril Lavigne sia, in poche parole, morta.
Alcuni tra fan e personaggi gravitanti nell’orbita del pianeta Avril sostengono, in poche parole, che la giovane cantante sia deceduta più o meno dal 2003, e che al suo posto la casa di produzione che ne cura l’immagine abbia piazzato una sosia, Melissa Vandella.
L’ipotesi di questo gruppo di fan è che la giovane star, finita più volte, a onor del vero, sotto i riflettori per i suoi matrimoni disastrosi e i suoi svariati problemi di salute, si sarebbe tolta in gran segreto la vita, e che il suo entourage sarebbe stato così lesto e furtivo nell’occultare ogni prova del decesso, per continuare a godere degli introiti derivati dal brand della giovane stella, da riuscire a sostituirla perfettamente.
A riprova di ciò vari account Facebook, come il brasiliano “Avril esta morta”, per anni hanno postato foto e video a confronto tra loro, evidenziando le differenze tra la presunta sosia e la vera Avril, scovate in ogni aspetto del vivere, del parlare e del cantare.
Avril, secondo questa teoria, sarebbe crollata sotto il peso della fama e del successo, e c’è addirittura chi sostiene che sia stata lei stessa ad ingaggiare la sosia che l’avrebbe sostituita prima a qualche evento mondano e poi, secondo la teoria, del tutto.
La teoria, che da un po’ fa il giro del web e di alcuni giornali di gossip, avrebbe ripreso vita da un recente confronto tra una foto del 2002 e una più recente, in cui la disposizione dei nei sul braccio risulterebbe differente.
Insomma Avril Lavigne si aggiunge a quella schiera di artisti con un retroterra misterioso intorno a una presunta morte, o a una presunta morte inscenata per cambiare vita.
Sono famosi il caso di Elvis, che per qualcuno non sarebbe ancora morto, come anche gli avvistamenti di un attempato Jim Morrison tra le bancarelle di libri usati di Venice Beach in California, ma il caso più famoso resta sicuramente quello del leader dei Beatles Paul McCartney.
“Sono vivo e sto bene – ha commentato una volta seccato L’artista – e non mi interessa delle voci sulla mia morte. Ma se fossi morto, sarei stato l’ultimo a saperlo”.
Il bassista e compositore dei Beatles ha sempre preso sul ridere le voci sulla sua presunta morte, ma se è arrivato a più riprese a smentirle e a parlarne, questo è indice di una certa insistenza con cui la voce è stata negli anni riproposta.
La leggenda del PID, Paul is Dead, iniziò a circolare nel 1969, anno in cui si cominciò a vociferare che l’artista sarebbe deceduto anni prima, nel 1966, e che da quel momento sarebbe stato sostituito, proprio come nel caso di Avril, da un sosia.
Paul, secondo la versione più famosa della leggenda, sarebbe salito sulla sua Aston Martin furioso dopo un violento litigio con gli altri Beatles, alla fine di una sessione di prove, ed avrebbe dato un passaggio a una ragazza che faceva l’autostop, una certa Rita.
La ragazza avrebbe, in questa notte avvolta nel mistero, confidato a Paul di essere scappata perché, incinta, voleva abortire contro il parere del suo ragazzo.
In quel momento però, si racconta, Rita si accorse che l’uomo che l’aveva fatta salire in auto era Paul dei Beatles, ed esplose in un urlo proprio come quelli che i quattro ragazzi di Liverpool erano oramai abituati ad ascoltare durante le loro esibizioni da parte di folle di ragazze impazzite.
Paul, secondo il mito, si spaventò e questo lo fece sbandare contromano e, per evitare un altro veicolo in arrivo, finì a sbattere con l’auto contro un albero.
L’auto avrebbe preso fuoco, e sia Paul che Rita avrebbero perso la vita.
Era il 1966, i Beatles erano all’apice del loro travolgente successo, e sarebbero state queste le motivazioni che indussero John Lennon e il manager Brian Epstein a optare per la strategia del silenzio.
I due avrebbero seppellito in gran segreto Paul, e lo avrebbero sostituito, dopo settimane di estenuanti provini top secret, con l’attore di origini scozzesi William Stuart Campbell, sottoponendolo anche a vari interventi chirurgici per accentuare la somiglianza.
Secondo la teoria complottista, la più famosa del rock, sarebbe in realtà questo il vero motivo dietro l’improvvisa interruzione dell’attività live dei Beatles!
Campbell, infatti, era più alto di Paul, e il rischio di smascheramento sarebbe stato troppo elevato.
La voce avrebbe in realtà preso il via da un reale incidente occorso a Paul McCartney, che il 26 Dicembre del 65 cadde con il motorino e si ruppe due denti, ferendosi il labbro.
A partire da questo fatto reale le voci di presunti incidenti mortali di Paul si diffusero però rapidamente, tanto da indurre l’ufficio stampa dei Beatles a smentirle ufficialmente con un famoso articolo intitolato “false rumour”.
A partire da questi fatti, vista anche la fama internazionale enorme della band, i fan di tutto il mondo si scatenarono per trovare indizi e presunti messaggi occulti in tutta la discografia dei Beatles successiva al 1966, riguardanti la morte di Paul.
Così come le rivelazioni dei messaggi occulti, anche le smentite si susseguirono puntuali, sia dell’entourage della band sia dello stesso Paul, ance se non riuscirono mai del tutto a far dimenticare queste dicerie.
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