DI- STEFANO ALGERINI
Dunque, prima cosa da fare: frenare gli entusiasmi. Ci ha fregato troppe volte “il Fogna”: non si contano più le situazioni in cui il tennista ligure sembrava sul punto di librarsi nell’Olimpo del tennis mondiale, per poi tornare se non proprio al punto di partenza comunque ad un livello medio, condizione che oltretutto mal si attaglia alle caratteristiche mentali di un personaggio che è tutto meno che medio. D’accordo, battere il numero uno del mondo è cosa rarissima per i tennisti italiani: c’erano riusciti solo, nella notte dei tempi, i monumenti Panatta e Barazzutti. E Fabio ieri sera lo ha fatto dominando in lungo e in largo Murray: un 6-2 6-4 che non rende neanche bene l’idea della sostanziale “passeggiata di salute” di Fognini.
Ma come si diceva sarà bene andarci cauti: intanto Murray nel periodo è un numero uno abbastanza sbertucciato, quella di ieri sera è già la settima sconfitta in stagione, non poche per uno che in tutto lo scorso anno ne aveva subite solo nove. E poi sulla terra notoriamente “le gambone” dello scozzese hanno bisogno di essere al massimo della condizione per reggere la lunghezza degli scambi, ed ora come ora ne sono ben lontane. E poi con Fognini bisogna sempre attendere la prova del nove prima di dare un’occhiata convinta al tabellone. Prova del nove che molto probabilmente avrà le sembianze di Alexander Zverev, il ventenne tedesco col fisico da giocatore di basket (siamo al limite dei due metri) attuale numero 17 del mondo, ma già con i prodromi del top five, a volere stare bassi. Insomma uno che non si “batte da solo”.
Fabio però certamente è in forma nel periodo, la settimana scorsa a Madrid ha fatto sudare (freddo) Nadal, uscendo sconfitto di misura dopo aver giocato benissimo, ma avendo buttato via la consueta manciata di occasioni in un primo set condotto con autorità e poi regalato alla fine con il solito quarto d’ora di “cupio dissolvi”. Praticamente una fotografia della carriera di Fognini, sempre lì sul punto di affacciarsi nella top ten mondiale ma senza mai riuscire a raggiungerla (al massimo è stato numero tredici). Uno capace di passare dall’apoteosi dei quarti di finale di Coppa Davis di Napoli nel 2014 dove distrusse, guarda un po’, proprio Murray e soci trasformandosi in un eroe popolare, ad una fischiata “apocalittica” poco più di un mese dopo al Foro Italico (corsi e ricorsi) dopo aver naufragato al primo turno contro Rosol.
Vediamo se questa, ormai a quasi trent’anni, può essere la volta buona: i punti da difendere dallo scorso anno in questo periodo sono pochissimi (uscita al primo turno sia a Roma che a Parigi, e solo un secondo turno ad Wimbledon) e quindi ci sarebbero tutte le possibilità di fare un balzo da canguro in classifica. Forse l’ormai imminente paternità potrebbe dare quel quid di tranquillità in più che sarebbe la chiave di volta per un’ultima parte (si spera lunga) di carriera come “braccio meriterebbe”. E se poi così non dovesse essere il tennis italiano può sperare nell’erede: un figlio di Fabio Fognini e Flavia Pennetta se fosse un cavallo da corsa alle aste strapperebbe probabilmente una quotazione record. E’ una battuta ma nemmeno tanto, visto il nulla cosmico che c’è in tabellone anche quest’anno a Roma al di là del Fogna nazionale. Una situazione complessiva che preoccupa, specie nel settore femminile, dove perse (per ovvi motivi anagrafici) le leonesse di Fed Cup si brancola nel buio più assoluto.
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