DI CHIARA FARIGU

Nuova istantanea dell’Istat sulla condizione socio-economica del nostro Paese. Nessuna novità, semmai una conferma della drammaticità in cui versa la stragrande maggioranza delle famiglie italiane. Paese di pensionati e impiegati con sette giovani su dieci ancora sotto il tetto di mamma e papà: questo, in sintesi, mette in luce il Rapporto Annuale dell’Istituto di Statistica. E classi sociali sull’orlo del precipizio. Suddivise, nel Rapporto, in nove gruppi (e relativi sottogruppi) in base al reddito, al titolo di studio e alla cittadinanza, per avere un quadro più preciso ed esaustivo rispetto ai precedenti rilevamenti . Su un totale di 25.775 famiglie analizzate, il gruppo più numeroso di 5.852 è costituito da operai in pensione che corrispondono a 10.500 persone circa (2 per famiglia). A questo segue l’altro gruppo formato di 4.582 costituito da impiegati, formato però da un numero più considerevole di persone, 12.200. E qui la 1^ differenza salariale: di reddito medio il 1°, benestanti il 2°. La disparità dell’assegno pensionistico fa decisamente la differenza tra l’attività svolta ed il titolo di studio conseguito.
Tra le fasce meno abbienti, la maglia nera va alle famiglie straniere e a quelle numerose. Sono loro, sostiene l’Istat a risentire maggiormente della crisi. Preoccupante, o meglio, drammatico il quadro giovanile: 7 su 10 vivono, loro malgrado, sotto il tetto dei genitori. E non certo perché bisognosi di rassicurazioni o, peggio ancora, perché dei choosy in attesa che la grande occasione bussi alla porta di casa. La fuga dei cervelli, ma non solo, parla chiaro: circa 100mila giovani ogni vanno all’estero in cerca di quelle opportunità che dentro i confini non trovano e/o quando si trovano sono decisamente insufficienti per ottenere quell’autonomia che consenta di spiccare il volo. Un cane che si morde la coda e che di Rapporto in Rapporto viene tristemente confermato

 

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