DI GERARDO D’AMICO

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Deve farci seriamente pensare il fatto che all’ospedale di Terni 13 tra medici ed infermieri si siano ammalati di morbillo, 4 sono ricoverati in malattie infettive per gli effetti collaterali scatenati dal virus.
In tutta Italia sono quasi 200, dall’inizio dell’anno, i sanitari che si sono ammalati di morbillo: presumibilmente, avranno infettato malati che si erano affidati a quelle strutture per recuperare la salute.
Intollerabile.
In Lombardia un bimbo di 18 mesi, immunodepresso perché in terapia contro una leucemia perfettamente curabile, è morto non per il tumore, ma perché qualcuno gli aveva attaccato il morbillo: uno di quelli non vaccinati.
I nuovi dati appena pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanitá hanno aggiornato a 2395 i casi in tutta italia. Al 14 maggio. Lo scorso anno sono stati 800, in tutto l’anno.
Siamo al secondo posto, in Europa, dopo la Romania: focolai in 18 regioni.
E a chi ancora pensi che il morbillo sia una banale malattia dei bambini, va ricordato che dalla encefalite alla polmonite morbillosa alle otiti gli effetti collaterali possono essere parecchio seri: ma ancora più drammatici sono i danni che si possono arrecare a chi sia immunodepresso, si mette a rischio la sua vita.
E questo non è accettabile, se a causarlo è un medico, un infermiere, personale addetto alle pulizie dei reparti in cui si entra e ci si affida per farsi curare, non per farsi infettare.
Il Ministero della Salute e le Regioni che sono i datori da lavoro di queste persone devono pretendere anche da loro i certificati vaccinali, per poterli assumere o per mantenerli nel loro impiego. E vada rapidamente in porto il decreto per imporre la vaccinazione ai bambini, per iscriverli a scuola.
Basta scherzare, basta tergiversare sul niente: i migliori medici e ricercatori dall’Italia e dall’estero ( vedi Roberto Burioni vedi Guido Silvestri ) hanno spiegato fino alla nausea che per questa malattia infettiva e per altre non meno virulente siamo pericolosamente sotto le soglie che scatenano epidemie. E non è giusto, e non è più accettabile: si tratta di salute pubblica.
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