DI NICOLA BORZI

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«Quattro figli, nove nipoti, gli scout, il coro della chiesa, il suo lavoro e naturalmente la passione civica per Rignano: è un uomo felice». Questa, secondo Matteo #Renzi, è la fotografia di suo padre. E tanto dovrebbe testimoniare la sicura lontananza del padre dai circoli di potere interessati a lucrare sugli appalti pubblici.
Poi però Matteo Renzi dice al padre di non dire bugìe quando gli chiede quante volte e dove ha incontrato Alfredo Romeo.
E quindi cosa c’entrano i figli, i nipoti, gli scout e il coro della chiesa, se il buon Tiziano dice bugìe al figliolo?
Poi si corregge: dal tono del padre ha capito che non è lui che mente, è la stampa. E per dimostrare che la stampa mente, tira in ballo il magistrato del Noe di Napoli: “un capitano dei carabinieri che aveva fatto le indagini su mio padre accusando il militare di falso”. Le indagini contestano in realtà l’attribuzione di una frase a Romeo, che invece sarebbe stata detta dal suo braccio destro Bocchino, e la presenza di uomini dei servizi che non sarebbe stata riscontrata. Ma nessuno, né in procura a Napoli né a Roma, sa spiegare come mai sull’appalto della Consip – per il quale c’è un dirigente che si autoaccusa di corruzione indicando in 100mila euro la cifra ricevuta da Romeo – gli indagati conoscessero il fatto di essere, appunto, indagati.
A me gli argomenti ad hominem hanno sempre messo tristezza. Tristezza innanzitutto nei confronti di chi li usa: perché pensa che abbiamo tutti l’anello al naso. Tristezza nei confronti dell’oggetto dell’argomento: elogiare qualcuno, o infangarlo, non cambia nulla dal punto di vista logico sui fatti che gli si attribuiscono.
Soprattutto mi dispiacciono gli argomenti ad hominem nei confronti dei congiunti, dei parenti, dei familiari. A me del rapporto di Matteo con Tiziano non interessa nulla: a me interessa il rapporto del padre del presidente del consiglio con chi aspira a contratti pubblici.
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