DI GIOVANNI BATTAGLIA

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Dal nostro inviato a Cannes
Chi non ci è mai passato farà fatica a capirlo ma Cannes è una città che profuma di cinema; l’odore si sente sempre, tutti i mesi perché in questi settant’anni ci sono venuti tutti ma proprio tutti ed anche le stradine più lontane dal palazzo del cinema hanno qualcosa da raccontare.
Immagino Sofia Loren presidente di giuria nel 1966 che passeggia per le strade della città, o Tennessee Williams che dieci anni più tardi sconvolto dalla visione del capolavoro di Martin Scorsese assegna la Palma d’oro per il miglior film a “Taxi Driver”.
A maggio il profumo pervade tutta la città e si materializza un mondo che con tutti i suoi rituali magici per dieci giorni tiene tutti con gli occhi puntati sul sud della Francia.
Ognuno di questi dieci giorni ha qualcosa di speciale, è un rito che si ripete più grande di se stesso al quale non possiamo che assistere ammirati.
Due film in concorso ufficiale al Grand-Theatre Lumiere, due film nella competizione Un Certain Regard nel Theatre Debussy giusto accanto al Lumiere, due film nella competizione forse più interessante, la Quinzanine des Realizateurs, due film nella Semaine de la Critique.
La presidenza della giuria è stata affidata a Pedro Almodovar, un’icona del cinema mondiale che ha segnato profondamente la cultura degli ultimi trent’anni con film straordinari come “Donne sull’orlo di una crisi di nervi “, “L’indiscreto fascino del peccato”, “Legami” e “Parla con lei “.
La storia d’amore tra il festival e Pedro Almodovar inizia nel 1999 anno in cui riceve il premio per la migliore regia per il film “Tutto su mia madre“; nel 2004 arriva il premio per la migliore sceneggiatura a “La mala educacion” e nel 2006 si presenta a Cannes con “Volver” che si aggiudica il premio per la migliore sceneggiatura.
Seguono nel 2009 “Gli abbracci rotti “ poi nel 2011 “La pelle che abito” ed infine nel 2016 “Julieta” .
Sei film indimenticabili che legano a doppio nodo il nome di Pedro Almodovar a quello del festival.
Alla domanda su come si sentisse in questo nuovo ruolo ha risposto “E’ un grande onore, Cannes celebra il cinema di autore, un cinema molto importante per me sia come spettatore che come regista.
Vado al cinema almeno due volte a settimana più per il piacere che per dare un giudizio sui film. Adesso invece devo giudicare i film che vedrò, ma resterà una cosa soggettiva perché quello che posso fare sarà difendere i film che mi piacciono di più. Allo stesso tempo voglio mantenermi aperto al giudizio dei miei colleghi e spero che riescano a convincermi se ci fossero delle divergenze. La responsabilità dei premi deve essere condivisa! Per quanto riguarda la mia preparazione sto cercando di dormire bene e soprattutto a non ingrassare per entrare negli abiti! “
Con un presidente come Almodovar la giuria non poteva essere da meno:
Il pluripremiato regista scrittore e sceneggiatore italiano Paolo Sorrentino presente in competizione a Cannes con sei dei suoi sette film, nel 2004 con “le conseguenze dell’amore” nel 2006 con “L’amico di famiglia”, nel 2008 con “il divo film che gli ha portato il premio della giuria ed i commenti amareggiati del senatore Andreotti alla cui vita politica il film è ispirato.
nel 2011 con “This must be the place”, nel 2013 con “La grande Bellezza “ e nel 2015 con “Youth”; quasi un abbonamento al Festival…
Park Chan-wook , unico regista al mondo ad aver diretto un film di cui Quentin Tarantino ha detto che avrebbe voluto esserne l’autore. Per chi fa cinema mi riesce difficile pensare un miglior complimento.
Con “Old Boy” Il regista sceneggiatore e produttore sud coreano ha meritato anche il Grand Prix della giuria che all’epoca era presieduta proprio da Quentin Tarantino che aveva assegnato anche il premio a “La mala educacion” dell’attuale presidente Pedro Almodovar.
Jessica Chastain, attrice e produttrice due volte nominata all’oscar che nel 2006 era venuta per la prima volta a Cannes come attrice nel film di Terence Malik “The three of life “, è una delle più richieste attrici della propria generazione e si è dichiarata molto emozionata per questo ruolo di grande responsabilità.
La grandissima regista sceneggiatrice e produttrice tedesca Maren Ade che lo scorso anno aveva portato il film più bello visto al festival, l’incredibile “Toni Erdman” che pur avendo vinto il premio Fipresci ( quello della critica ) era stato inspiegabilmente lontano dai premi ufficiali; questa pronta chiamata ha il sapore delle scuse del festival per essersi lasciato sfuggire l’occasione di premiare un capolavoro che il resto del mondo ha saputo riconoscere.
L’attrice, regista e sceneggiatrice francese Agnes Jaoui, talento incredibile che ha dato vita insieme all’ex marito Jean-Pierre Bacri a quattro film tanto importanti nella storia della commedia francese da meritare candidatura all’Oscar, presentazione al Festival di Cannes ed una pioggia di premi Cesar. Per una commedia, il genere cinematografico più bello, più difficile e meno omaggiato dai festival e dai premi è un dato di primissimo livello.
Fan Bingbing, attrice e produttrice cinese, divenuta celebre nel 1998 grazie alla serie culto “My fair prncess”.
L’attore americano Will Smith, re del botteghino negli stati uniti, due volte candidato all’Oscar e interprete di film di grande successo come “I robot” , “Indipendence days” e la serie “Man in black” con Tommy Lee Jones.
Ultimo dei magnifici il musicista e compositore di colonne sonore libanese Gabriel Yared che ha scritto la musica di film per Antony Minghella, Jean Luc Godard, Xavier Dolan.
Da questa mattina dopo la presentazione ufficiale alla stampa inizieranno a vedere due film al giorno
Oggi è stato il turno di “Les Fantomes d’Ismael” film di apertura fuori concorso del regista francese Arnaud Desplechin.
Il film è stato accolto con grande freddezza sia dalla stampa che dal pubblico .Un po’ a ragione un po’ a torto.
Una Ghost story, come suggerisce il nome del film sul ritorno dal regno dei morti di Carlotta, la defunta moglie di Ismael un regista che a venti anni dalla terribile perdita, dopo essersi rifatto una vita con la nuova compagna, sta lavorando alla realizzazione di un film.
Despleschin ha scelto tre feticci del cinema francese per il suo film; sublime Mathieu Almaric nel ruolo del protagonista Ismael.
Tra il regista e l’attore ormai vi è un rapporto di vera e propria simbiosi con un totale di 6 film insieme.
Charlotte Gainsbourg è stata scelta per il ruolo di Sylvia la nuova compagna di Ismael, il ruolo più complesso ed articolato.
Marion Cotillard, vera e propria diva internazionale, ha il compito di interpretare Carlotta, il fantasma che ritorna dal passato per andare a vivere con la coppia; inutile dire che per due ore ogni volta che Marion Cotillard è nell’inquadratura non ci sono occhi che per lei.
Magnetica, seducente non c’è un momento in cui non sia perfetta.
La sceneggiatura è oggettivamente molto debole e discontinua al punto che sembra quasi un difetto voluto perché il film su un piano globale nonostante questo grave problema in partenza risulta affascinante non solo per lo stato di grazia nel quale si trovano gli attori ma per il modo in cui è narrato da un punto di vista estetico.
Come dire che il film è più forte della propria idea. Ma non so se sia un complimento.

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