DI ALBERTO TAROZZI
Siria e Ucraina. Due guerre infinite. Sulla Siria i media ci informano a singhiozzo, sull’Ucraina prevale il silenzio. In Ucraina il conflitto dura da anni, da quando il governo filorusso venne estromesso dalle rivolte di piazza sostenute dall’Occidente, che videro come protagonisti vittoriosi anche gruppi filonazisti come Pravy Sektor.
Seguirono azioni che culminarono nel rogo di massa di Odessa in cui vennero arsi vivi i sindacalisti locali e al quale seguì l’intervento russo in Crimea, sostenuto plebiscitariamente dalla popolazione russa della regione, regalata agli ucraini ai tempi dell’Unione Sovietica, quando il leader era l’ucraino Kruscev.
Accuse di ingerenze alla Russia, da parte di chi aveva bombardato Belgrado qualche anno prima. I russi non bombardano le città ma sostengono la Crimea, senza che si registrino pogrom contro le altre minoranze, a differenza di quanto avvenne in Kosovo a danno delle minoranze serbe. Analoghi timori nella regione ucraina del Donbass, nelle città di Donetsk e di Lugansk. Richieste di annessione alla Russia e guerra civile con i locali sostenuti da volontari russi, militarmente e con aiuti umanitari, accorsi dalle città della “Grande madre”.
A seguire accuse dell’Occidente alla Russia di non rispettare gli accordi raggiunti a Minsk secondo i quali i Russi si dovevano ritirare. Sanzioni della Ue a Mosca, volute da Washington, ma che danneggiano più ancora che Mosca l’export europeo, in primis quello italiano. Ma i danni maggiori li subiscono i civili del Donbass, che vivono negli scantinati, sotto i bombardamenti ucraini. La loro Repubblica autoproclamata e non riconosciuta dalla comunità internazionale (Novorossia) è sotto tiro: verso un plebiscito anche qui, come in Crimea?
Gli accordi di Minsk avrebbero circoscritto e stabilizzato le linee di demarcazione militare, ma le trincee continuano sussistere e a prendere fuoco. Il centro di Donetsk è a 8 kilometri dal fronte. I giornalisti indossano giubbotto l’elmetto.
Guerra di sabotaggi alle linee elettriche, agli acquedotti, all’aeroporto, alla concessione stessa dell’elettricità da Kiev.
“Sulla guerra in Ucraina, come su ciò che accade in tante parti del mondo, tutto è coperto da una bolla di fakenews.”. Lo ripetono fonti diverse che hanno visto quella realtà, come i giornalisti di “Tempi” o come Giorgio Cremaschi rappresentante di Eurostop nella carovana antifascista organizzata insieme alla Banda Bassotti, all’USB, all’eurodeputata Eleonora Forenza e alcuni militanti di Rifondazione Comunista.
Espulsi con un comunicato grottesco del governo di Kiev, come se fossero intenzionati a un soggiorno turistico prolungato in zona. Cremaschi lancia un appello. “Andando in Donbass siamo riusciti a rompere la bolla e vedere la realtà. Una realtà che è opposta a ciò che il potere e i suoi media di regime ci vogliono far credere. E’ il momento che ci si attivi tutti”.
Dire la verità sull’Ucraina, per Cremaschi, è diventato un dovere politico e morale
Lo dice in un’intervista telefonica a “L’antidiplomatico”.
“Gli “aggressori”, occupanti, terroristi sono le vittime, e coloro che vengono presentati come vittime sono feroci aggressori responsabili di terribili crimini verso la popolazione civile. La popolazione non occupa, ma vive le sue terre come pronipoti di quei russi e cosacchi che si stabilirono nel Don. E oggi quella popolazione vive impaurita da quella che può essere definita la “pulizia etnica” del regime di Kiev”….”Bande di fascisti ucraini compiono crimini contro l’umanità impuniti, il governo di Kiev ha fatto riferimento alle bande fasciste come il punto di riferimento della guerra. Solo i nazisti combattono”….
“La Pace, garantita dall’equilibrio del terrore dei due blocchi contrapposti è venuta meno con il crollo dell’URSS. Da allora l’Unione Europea ha significato guerra. Guerra in tutti i paesi dell’Ex Jugoslavia e ora in Ucraina. Francia e Germania non si fanno più guerra tra loro ma la producono ai confini dell’Europa. Guerre che significano centinaia di migliaia di morti e profughi”.
Sono dichiarazioni pesanti di un testimone scomodo di quella realtà, che per la Ue devono costituire una sfida. E la smentita tocca anche alla politica estera del governo italiano che ai tempi di Maidan vide l’europarlamentare Pittella esultare in piazza a fianco dell’estrema destra locale e alle strategie comunicative dei nostri media.
Per il momento morti civili e tra di loro i bambini sotto le bombe. Missione di pace di una Ocse che non sempre produce oro colato. A ogni buon conto una bomba ne fa saltare la macchina e semina morte. Cui prodest? Donetsk accusa Kiev.
Quel che è certo che, nonostante le bombe, la gente non abbandonerà quelle terre. Ci chiedono di non abbandonare le loro vite. Nel Donbass sotto assedio la guerra continua.
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