DI LOREDANA LIPPERINI

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Va così. Ieri pomeriggio il segretario del Pd scrive uno status su Facebook. Questo.
“Vorrei ringraziare i volontari del PD romano che ieri hanno indossato una maglietta gialla e si sono messi a pulire Roma.
Il PD continuerà a fare iniziative come questa. Del resto ricordo che la prima volta in cui abbiamo “sperimentato” le magliette gialle è stato due anni fa a Milano. Ma adesso lo faremo più spesso, non solo a Roma. Anche per questo domenica prossima, 21 maggio, le magliette gialle torneranno in azione.
Sto chiedendo a tutti i parlamentari di utilizzare questa domenica per andare – insieme ai volontari dei circoli, ai consiglieri regionali di tutta Italia, agli amministratori locali, ai cittadini che vogliono darci una mano – nelle zone del terremoto. Abbiamo oltre trecento parlamentari, centinaia di consiglieri regionali, migliaia di circoli. La giornata di domenica la passeremo ciascuno in un comune diverso di quelli colpiti dal sisma. Il PD sarà in tutti i comuni. Ad ascoltare, a fare il punto, a portare la testimonianza di un impegno concreto.
Non si tratta in questo caso di pulire, come abbiamo fatto a Roma, ma di ascoltare, di capire, di condividere. E ciascuno da lunedì riporterà a Roma lo stato dell’arte. Il Governo ha fatto moltissimo per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto ad agosto, a ottobre, a gennaio. Ma la burocrazia è sempre in agguato per bloccare, fermare, rimandare, rallentare.
Questa delle magliette gialle di domenica prossima, nelle zone del terremoto, è una buona opportunità. Chi vuole darci una mano lo faccia anche se non è parlamentare:  magliettegialle at partitodemocratico.it
Non dobbiamo lasciare nessun comune da solo. Dobbiamo andare ovunque, anche nei territori più piccoli che giustamente temono l’abbandono. Se ce la mettiamo tutta riusciamo a coprire ciascun comune. Avanti, insieme”.
Sono rimasta senza parole. Davvero. Chi segue questo blog da fine ottobre sa perfettamente come stanno le cose. Nessuna promessa del governo (le casette prima di Natale! O almeno i container! Al massimo a primavera!) è stata mantenuta. Nessuno – basta leggere il post di ieri – ha avuto stalle provvisorie, ha potuto posizionare una casetta sul proprio terreno, accedere ai fondi delle sottoscrizioni. Questo è. E la colpa sarebbe della generica “burocrazia”, apprendiamo. La burocrazia, che naturalmente con lo stato e con il governo non ha niente a che fare. Due parole per le magliette gialle che domenica andranno nelle zone terremotate, se ci andranno (ma vadano, e ascoltino, che ne avranno delle belle da riportare a destinazione).
Le prime, da Beatrice Brignone, deputata marchigiana:
“Domenica arriveranno le magliette gialle nelle zone del terremoto, avverte trionfante sui social il Segretario del PD, già presidente del Consiglio mentre il centro Italia si sbriciolava tra scosse senza fine.
Intanto sono passati mesi, nell’immobilità. Mesi a cercare risposte e trovarsi ad ascoltare per infinite volte la storia “dell’incredibile coincidenza di eventi catastrofici”, e cioè il terremoto in zona sismica e la neve in montagna. Incredibile davvero. Ma, di grazia, chi sarebbe al governo del Paese e delle regioni colpite? La Raggi anche lì, forse? Colpa sua le casette che non ci sono? Le aziende che hanno chiuso? I ristoranti, gli alberghi, i fornitori che non vengono pagati e che sono sull’orlo del fallimento? Le case da demolire cristallizzate in un limbo senza fine? I fondi annunciati di cui non si è visto un euro? Le famiglie che dopo infiniti traslochi vengono separate perché arriva la stagione estiva e negli alberghi della costa non possono più stare? Gli animali lasciati morire al freddo? I centri storici ancora blindati? I sopralluoghi sbagliati? Le pratiche perse? Gli ospedali crollati? Le strade dopo 9 mesi ancora inagibili?
Di chi è esattamente la responsabilità? Chi è al governo se non quel Pd che non solo non sta tra là gente, ma manco nei palazzi, perché quando vai a bussare non li trovi mai.
Provo rabbia come cittadina marchigiana e provo vergogna come rappresentate delle Istituzioni. Non con una maglietta gialla, ma con maglione e scarponi siamo andati in tanti, in questi mesi, in quelle zone: ormai conosciamo ogni mattone di quei comuni che ogni settimana visitiamo e che troviamo sempre lì, a terra, dove erano l’altra volta e quella prima ancora e dove saranno ancora la prossima. Sempre lì. Immobili. Come tutto.
Vadano a Ussita, le magliette gialle, a spiegare al sindaco che si è appena dimesso quali saranno i tempi per la ricostruzione se il suo comune è tutto in zona R4.
Vadano a Pieve Torina, dove il ristorante il Vecchio Mulino chiude perché da mesi attendono di essere pagati per aver somministrato migliaia di pasti senza mai un giorno di riposo e, per colpa dello Stato che non paga la convenzione, sono sommerso di debiti
Vadano a Visso, dove il centro storico è ancora zona rossa e l’altro giorno i cittadini hanno violato le transenne per protesta o da Fabio che, per senso di responsabilità verso i suoi dipendenti, sta provando a rialzarsi con le sole sue forze e tantissimi debiti.
Vadano ad Amandola dove l’ospedale è tra i container o da Alice e la sua famiglia che lottano per sopravvivere e che sanno fare le cose per bene, mentre ogni mattina quando si svegliano devono stare attenti a scendere dal letto per evitare le pozzanghere di condensa che nella notte si è formata nel container.
Facciano un giro per le case che fuori sembrano intonse, mentre dentro è l’inferno o per le strade che non portano più a niente.
Vadano a parlare con le Brigate di Solidarietà, o i ragazzi di Terre In Moto Marche, o di Io Non Crollo, che le magliette le hanno vendute per solidarietà e in questi mesi sono stati davvero tra la gente. Se vogliono ascoltare, avranno di che ascoltare. E, se sono in grado, anche di capire. Ma non è più il tempo dell’ascolto. Sono mesi che queste popolazioni gridano al vento inascoltati. Qua c’è da ricostruire, da ripopolare, da pianificare un futuro che al momento non c’è.
Andrò come ogni settimana in quelle zone anche domenica prossima e poi quella successiva. Certa che nulla sarà cambiato e di ritrovare ancora quei mattoni li, dove li avevo lasciati l’ultima volta e quella prima ancora.
Renzi conclude il post ammonendo che nessun comune dovrà essere lasciato solo. Lo disse anche all’indomani del primo sisma: “Nessuno sarà lasciato solo”.
Se fino a ieri suonava come un requiem, oggi è un insulto.
E almeno questo, risparmiatecelo”.
La seconda viene da L’Aquila. La posta su Facebook Grazia Palla. Burocrazia anche qui?
“Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky.
Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009.
Mi chiede come mai.
Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno, causa terremoto.
Il decoder Sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.
Ammutolisce.
Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere, poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto.
Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio, mi sale il groppo alla gola.
Le dico che abitavo proprio lì.
Lei ammutolisce di nuovo, poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi.
Ed io lo faccio….
Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio.
Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.
Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire.
E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che pagheremo l’I.C.I. ed i mutui sulle case distrutte e ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.
Anche per chi non ha più nulla!
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 € vedrà in busta paga 734 € di retribuzione netta.
Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile ad oggi.
Che lo stato non versa nulla ai “cittadini senza casa” (quelli che si gestiscono da soli) e che sono ben ventisettemila, a loro neanche quel piccolo contributo di 200 € mensili che dovrebbe aiutarli a pagare, magari, un affitto.
Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.
Che io pago, in un paesino di 500 anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma.
La sento respirare pesantemente.
Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di “residenze di lusso”.
Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz’anima. Senza neanche un giornalaio o un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra lontani kilometri e kilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.
Le racconto di una città che muore e lei mi risponde, con la voce che le trema.
“Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi.
Dovete dirglielo, chiamate la stampa. Devono scriverlo.”
Loro non scrivono …voi fate girare…
Grazie da L’Aquila”.
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