DI UMBERTO SAMMARINI
Aria di festa al Foro Italico, si gioca la finale di Coppa del Telefonino, anticamente chiamata Coppa Italia. Lo stadio Olimpico geme in tutte le sue strutture, abituato ad un campionato molto soft quasi a lume di candela, con pochi incarogniti intimi, è letteralmente stravolto dal tutto esaurito: 3.5 milioni d’incasso, mica pizza e fichi. Televisioni da tutto il mondo, c’è anche la Patagonia che non aveva capito trattarsi di evento pallonaro. Coreografia hollywoodiana della Nord, male che vada, anche perdendo, ci possiamo sempre consolare con l’aglietto. Sugli spalti, indegno sostituto di Renzi autosiluratosi ( forse ) troneggia Mattarella, che si è voluto concedere una notte di bagordi. Fuori dello stadio, agli occhi dei profani, regna una calma apparente. In effetti ci sono agenti della SWAT, camuffati da pitosfori e porchettari, tanto per stare tranquilli sullo stadio vola anche uno sgangherato Piper, pieno di armi chimiche in caso di rissa. Circa duecento tifosi della Roma, si sono intrufolati per gufare, travestiti da juventini ma riconoscibili dai tatuaggi sulle braccia, sul collo e sulle orecchie, dell’ottavo re de Roma, al secolo nonno Totti. Lazio e Juve, dopo aver mandato in campo la formazione Croce Rossa, tornano dalle rispettive trasferte con tre gol, cadauna, sul groppone. Bianconeri, cannibali, detentori dell’ultima Coppa e ovviamente strafavoriti. Biancocelesti, partiti come la Cenerentola del campionato, quarti con 73 punti, niente male. Serata semiestiva, stadio stracolmo, arbitra Tagliavento, con i tifosi laziali che si grattano perché dicono porti sfiga. Si inizia e, come diceva Nereo Rocco, speriamo non vinca il migliore. Canta la Nord, fasi di studio, il solito Keita con un tiraccio schianta il palo. Botta terrificante di Higuain, Strakosha fratturandosi le mani ci mette una pezza. De Vrij era stato chiaro ” Me lo magno il Pipita, non lo faccio segnare ” E, infatti, al 12° è Dani Alves su cioccolatino di Alex Sandro, a portare in vantaggio la vecchia ma sempre arzilla signora. Lazio in bambola, anzi in bambolona. Super gatto Silvestro Strakosha, aggrovigliandosi su se stesso salva prima su Dybala, poi su Higuain. Esce l’acciaccato Parolo, entra Radu. Al 25° raddoppio della Juve, Alex Sandro devia un corner, Bonucci si intrufola e batte Strakosha: Lazio 0 Juve 2, biancocelesti in ginocchio. Fin’ora, De Vrij è stato di parola, il Pipita non ha segnato. Inzaghino sembra tarantolato ” Dai che pareggiamo ” e allora ci prova Immobile con una capocciata che sfiora il palo. La nord, ovviamente, non ha più tanta voglia di cantare, gli infiltrati giallorossi fanno la ola, manco avessero vinto la Champions. Finisce il primo tempo con la Lazio in ginocchio, e Tagliavento innocente, troppo forte la Juve checchè ne dicano quelli che se ne intendono. Si riparte, stessi ventidue in campo, Lazio garibaldina ma, fare due gol a questa Juve, sembra decisamente una mission impossible. Fuori Bastos, dentro Felipe Anderson, Radu scala nella difesa a tre. Felippetto entra subito in partita, prima impegna Neto con un tiraccio che il portiere devia con le unghie, poi scodella un cross al bacio per Immobile bloccato sulla linea. La Juve si salva ma, onestamente, è troppo poco quello che la Lazio ha fatto in campo. Acciacchi a gogò, De Vrij e Radu malconci, esce l’olandese ed entra Luis Alberto, Radu farà il centrale. Bombarda al volo di Higuain con Biglia che si immola stoicamente, risponde Luis Alberto con un missile terra aria, bloccato faticosamente a terra da Neto. Sempre lo spagnolo, scarica per Keita che potrebbe accorciare le distanze e invece manda il pallone in orbita. Mancano dieci minuti alla fine, Immobile sta su tutti i palloni ma il gol non arriva. Siamo agli sgoccioli, miracolo di Strakoshino sul Pipita. Come da copione, la Tim Cup è della Juve che insegue il triplete, per adesso è quasi sicuro il duete. Alcune considerazioni: intanto il Pipita non ha segnato, tiè; avrete gufato ma la finale l’abbiamo giocata noi, mo c’è la Supercoppa Italiana; la Nord fa sempre le scenografie più belle del mondo
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