DI STEFANO SYLOS LABINI

Oggi le imprese partecipate dallo Stato (Eni, Versalis, Saipem, Ansaldo Energia, Enel, Terna, Snam, Italgas, Leonardo-Finmeccanica, Fincantieri, Ferrovie dello Stato) sono considerate in un’ottica puramente finanziaria dal governo e dalla maggioranza della classe politica: quello che conta sono i profitti e, quindi, i dividendi versati al ministero dell’Economia, mentre la crescita degli investimenti e dell’occupazione sul territorio nazionale non suscita alcun interesse. È arrivato invece il momento di un cambio di rotta per queste imprese, che rappresentano un patrimonio inestimabile del nostro Paese: bisogna fermare le privatizzazioni che ci stanno facendo perdere tutto quello che abbiamo costruito con la nostra intelligenza e il nostro lavoro e dobbiamo utilizzare le imprese partecipate con altre logiche.

Le grandi imprese ancora sotto il controllo pubblico sono uno strumento fondamentale di politica energetica, industriale e della ricerca e devono operare per il raggiungimento di obiettivi strategici di interesse nazionale nell’ambito di una programmazione dello sviluppo.
Per prima cosa, dobbiamo essere consapevoli che vi sono tensioni internazionali crescenti che rendono sempre più urgente la riduzione della dipendenza energetica dall’estero: oggi il 75% dei consumi interni è coperto con le importazioni di gas e petrolio. L’espansione dell’energia rinnovabile e la transizione verso un’economia ecologica sono obiettivi strategici che ci possono permettere di raggiungere una maggiore indipendenza energetica e quindi una maggiore autonomia politica.
Un percorso di questo genere richiede grandi investimenti sul territorio nazionale – solo per fare qualche esempio: in impianti eolici offshore con piattaforme galleggianti, in nuove tecnologie fotovoltaiche, in geotermia a bassa entalpia di superficie, in chimica “verde” e nuovi materiali biologici e biodegradabili, in nuovi veicoli elettrici e ibridi, in impiantistica per il riciclo dei rifiuti –: su questo terreno, le imprese partecipate dallo Stato sono in grado di fornire un contributo decisivo, diventando un motore di sviluppo anche per le piccole e medie imprese, le quali possono sfruttare le commesse create dalle grandi imprese.
Senza dimenticare un’altra decisiva questione: noi dobbiamo cercare di produrre le nuove tecnologie energetiche e i nuovi prodotti a basso impatto ambientale contenendo al massimo le importazioni, perché dobbiamo essere presenti in questi nuovi settori ad alto tasso di crescita produttiva e occupazionale. Per tali motivi, dobbiamo potenziare in modo consistente l’impegno nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie innovative: le grandi imprese partecipate dallo Stato devono trainare la ricerca e l’innovazione tecnologica coinvolgendo le università e i centri di ricerca pubblici, i quali possono dare un contributo importante se sono parte di un sistema di innovazione nazionale.
Non solo. La nuova economia ecologica ha grandi potenzialità di sviluppo nel Mezzogiorno, dove vi sono consistenti fondi europei: qui le grandi imprese partecipate dallo Stato potrebbero aumentare considerevolmente le spese in ricerca, gli investimenti in nuove tecnologie e in progetti di riconversione ecologica del territorio.
La riduzione della dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili è strettamente associata all’abbattimento delle emissioni di sostanze inquinanti. Si tratterebbe di un passo fondamentale non solo per migliorare la qualità della vita dei cittadini italiani, ma anche per valorizzare il nostro immenso patrimonio artistico e culturale e le risorse naturali: un monopolio a livello mondiale che può essere sfruttato in misura ben maggiore e invece è messo a rischio da preoccupanti fenomeni di inquinamento dell’aria, del suolo, dei fiumi, dei laghi e del mare, oltre che dalla difficoltà nello smaltimento dei rifiuti, specialmente nelle regioni meridionali.
Per promuovere la crescita del turismo, accanto al miglioramento dell’ambiente, dobbiamo puntare sulla costruzione di un sistema che comprenda i trasporti e l’accoglienza – strutture ricettive e alberghiere –, passo fondamentale per favorire gli afflussi e la permanenza nel nostro Paese. Insomma, in un piano di sviluppo basato sull’energia, sull’ambiente e sul turismo, le società partecipate dallo Stato possono svolgere un ruolo decisivo, sia per creare innovazione e occupazione sul territorio nazionale, sia per costruire quelle condizioni per attrarre investimenti e personale qualificato che tutti invocano, ma che nessuno cerca realmente di conseguire.

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