DI- STEFANO ALGERINI
La notizia probabilmente non sconvolgerà il grande pubblico, ma per chi conosceva ed amava il grunge è un’altra brutta botta: è morto Chris Cornell, la voce più bella di quel genere musicale che in una decina d’anni cambiò la musica statunitense e non solo. Aveva 52 anni Chris ed era nato, manco a dirlo, a Seattle: là dove tutto iniziò per quel genere di musica e di modo di vivere, che magari ora tutti ricordano per i capelli lunghi e le camicione di flanella a quadri da taglialegna, ma che era molto di più.
52 anni non sono certo moltissimi per lasciare questo pianetino in giro per l’universo, però per quel gruppo di artisti è un’età quasi da record: Kurt Cobain dei Nirvana, Andrew Wood dei Mother Love Bone, Layne Staley degli Alice in Chain sono solo alcuni dei tanti che se ne sono andati molto prima, devastati dalle droghe e dalla depressione, stato mentale che sembrava accompagnare inevitabilmente tutti i migliori artisti di quel periodo.
Non ne era stato certo immune Chris, ma era riuscito a superarla ed arrivare fino a qui. Di lui si ricorderà più che altro il periodo dei Soundgarden (gruppo storico scioltosi e poi riformatosi pochi anni fa) o degli Audioslave, o la ottima fase della carriera da solista. Però noi consiglieremmo di ascoltare l’unico album dei Temple of the Dogs, uno di quei supergruppi (come i Mad Season) formatisi agli inizi degli anni 90 mescolando componenti di tutte le più famose band della scena di Seattle: la parola “capolavoro” è abusata e quindi forse meglio evitare, però quel disco che portava lo stesso nome della band era (ed è) un gioiello. Sporco, graffiato, dolente, ma un gioiello. Nel quale il grunge si mescolava alla psichedelia dei loro predecessori, ed anche a strani ritmi tribali. E in cui naturalmente la voce di Chris Cornell dava quel qualcosa in più: un tocco caldo e mansueto in ambiente ostile, la sua specialità.
Non si conoscono esattamente le cause della sua morte al momento, ma importa veramente poco. Per chi l’ha apprezzato o anche amato il vuoto non sarà semplice da colmare, e si porterà per sempre nel cuore quel tour di cinque anni fa in cui venne dalle nostre parti a portare il suo talento in una dimensione raccolta e rarefatta. Per chi c’era un ricordo che adesso diventa ancora più prezioso.
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