DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
Trasgressione, rinnovamento ed esperienza : quando si è trovata la “triade” vincente sarebbe assurdo cambiarla. Emmanuel Macron va avanti e visto che le sue iniziative seminano zizzanie a destra e a manca, tanto più si intesta fieramente il “privilegio” di aver spiazzato soprattutto i “repubblicani” che, intanto, si preparano “abilmente” alle elezioni politiche dell’11 e del 18 giugno p.v.
Lui stesso è stato eletto presidente della Repubblica sfidando le vecchie divisioni politiche fra destra e sinistra, nell’intento di realizzare il suo « cambiamento repubblicano» sia nei metodi che nelle persone da lui stesso prescelte per garantirsi un governo in simbiosi con le sue prerogative.
Otto giorni dopo la sua elezione del 7 maggio, la scelta di Edouard Philippe in qualità di Primo Ministro, ha ufficializzato la sua volontà di dar vita ad un “Esecutivo” « sia di destra che di sinistra». La formazione del Governo, così come è stata presentata nella giornata di mercoledì 17 maggio ha confermato la sua determinazione di dare una definitiva spallata alle regole del gioco politico.
Ad eccezione del primo Governo di Michel Debré nel 1959 (che riunì un Esecutivo composto da gollisti, cristiano-democratici, indipendenti, radicali e socialisti), non esistono precedenti nella V Repubblica di vedere riuniti uomini e donne giunti da orizzonti politici fin qui antagonisti.
Dei socialisti aggregatisi al movimento “En Marche pour la République” del neo Presidente Macron (Jean-Yves Le Drian, Gérard Collomb, Richard Ferrand, Christophe Castaner), inveterati radicali di sinistra (Jacques ¬Mézard, Annick Girardinon), centristi da sempre (François Bayrou, Sylvie Goulard, Marielle de Sarnez), responsabili politici di destra che hanno fatto il « grande salto » (Bruno Le Maire e ¬Gérald Darmanin, oltre al Premier Edouard Philippe) e perfino l’ « indomesticabile » ecologista Nicolas Hulot. Più che un’ Unione nazionale, è un’alleanza di repubblicani di svariato “conio” che si dicono spinti dal senso di “pragmatismo” che il momento storico impone al Paese.
La volontà di rinnovamento del panorama politico a livello governativo sembra affiggersi quasi a lettere capitali, In effetti, dei 23 Membri di questa ristretta squadra di Ministri, solo quattro hanno già avuto delle funzioni ministeriali. Una novità che riporta in qualche maniera allo sconvolgimento del 1981, con l’allora appena eletto François Mitterrand. Contemporaneamente, è stata mantenuta la promessa di lasciare entrare Personalità provenienti dalla “Società civile” che sono la metà dei Membri del Governo.
La parità numerica fra uomini e donne è stata anch’essa rispettata. Si tratta comunque di persone che hanno acquisito una solida esperienza sul campo e soprattutto nel settore che corrisponde ai Ministeri loro assegnati. Una famosa Editrice al Ministero della Cultura ;un ex Rettore Universitario al Ministero dell’Educazione ; una Presidente di Università al Ministero dell’ Università e della Ricerca ; una Primaria – Ricercatrice e Docente universitaria al Ministero della Salute; la Presidente della « RATP » (Rete autonoma dei trasporti di Parigi) al Ministero dei Trasporti; un ex Dirigente dei Rapporti Umani al Ministero del Lavoro; una Campionessa olimpica al Ministero dello Sport. Un Governo che si vuole composto dai « migliori elementi», dotati di una visione imprenditoriale ed esperti nella cultura dei “risultati”.
«Quel che conta è quel che funziona», dichiarava l’ex premier britannico Tony Blair davanti ai deputati francesi nel lontano novembre 1998. Aggiungendo : « La gestione dell’economia non è né di destra, né di sinistra : è o buona o cattiva ». Nessun dubbio, quindi, che quei precetti siano stati fatti propri da parte di questo Esecutivo.
Bisogna che dimostri, poi, come procederà il Premier Edouard Philippe che dovrà lavorare con Ministri che non hanno alcun comune passato e che, alcuni, erano addirittura acerrimi avversari politici. A fare la sintesi fra il liberismo degli uni (tutta la politica economica è nelle mani della destra) ed il “solidarsmo” degli altri, con in testa Nicolas Hulot, sarà la sfida “madre” da superare dal binomio Emmanuel Macron – Edouard Philippe.
Intanto, sono 18 i Ministri che compongono il Governo e 4 i Segretari di Stato:
Gérard Collomb, socialista, Sindaco di Lione : Ministro dell’Interno
Nicolas Hulot : Ministro dell’ Ecologia
François Bayrou, centrista, Sindaco di Pau : Ministro della Giustizia.
Bruno Le Maire, repubblicano: Ministro dell’Economia
Sylvie Goulard, Ministro delle Forze Armate (ex Difesa)
Jean-Yves Le Drian, socialista: Ministro dell’ Europa e degli Affari Esteri
Richard Ferrand, « en marche ! » : Ministro della Coesione territoriale
Agnès Buzyn : Ministro delle Solidarietà e della Salute
Francoise Nyssen : Ministro della Cultura
Murielle Pénicaud : Ministro del Lavoro
Jean-Michel Blanquer : Ministro dell’ Educazione
Jacques Mézard : Ministro dell’Agricoltura e dell’ Alimentazione
Gérald Darmanin, repubblicano, Ministro dell’Azione e dei Conti Pubblici
Fredérique Vidal, Ministro dell’Università, della Ricerca e dell’Innovazione
Annick Girardin, Ministro per i dipartimenti e territori d’Oltre – mare
Laura Flessel, Ministro degli Sport
Elisabeth Borne, Ministro incaricato dei Trasporti
Marielle de Sarnez , Ministro incaricata degli Affari Europei.
I Segretari di Stato sono quattro:
Christophe Castaner, portavoce del Governo e Relazioni col Parlamento
Marlène Schiappa, incaricata delle Pari opportunità
Sophie Cluzel, incaricata per i portatori di handicap
Mounir Mahjoubi , incaricato per il digitale.
Edouard Philippe, il Primo Ministro, è stato nominato lunedì 15 maggio a Matignon.
Molto vicino ad Alain Juppé, ha l’immenso vantaggio di poter tessere legami utilissimi con una buona parte della « destra » nella possibile prospettiva – come da desiderata di Macron – di fratturarla. Edouard Philippe incarnerebbe, secondo la stampa d’Oltr’Alpe, la novità di Matignon, visto che non è mai stato in prima linea sulla scena politica nazionale, avendo ricoperto il ruolo di Sindaco de Le Havre fino al giorno prima della sua nomina, oltre che di deputato all’ Assemblée. L’Enarca Edouard Philippe ha altresì lavorato anche nel Privato, ossia per il Gruppo Areva, in cui svolgeva la professione di lobbista per l’estrazione dell’uranio in Nigeria. Philippe è un “nuclearista” convinto, altresì, e nulla esclude che a breve qualche “scintilla” di grande dissenso possa scoppiare fra lui e Nicolas Hulot, ecologista, padrino della “Coop 21” di Parigi, difensore dell’ambiente e pro energie pulite.
Gérard Collomb, Il Ministro dell’Interno è Sindaco di Lione da 16 anni ed a 70 anni di età accede per la prima volta ad un incarico ministeriale di prim’ordine per il quale, tuttavia, aveva espresso diverse reticenze in considerazione del fatto che la Francia sia tutt’ora in stato di emergenza per il rischio di attentati terroristici. Collomb è stato il primo sostenitore di Macron sin dal 2015 e, quando, l’anno dopo, nasceva il movimento “en marche!” non è passato giorno senza che si adoperasse per il successo del suo ben amato Emmanuel. L’incarico ha, pertanto, il colore di “ringraziamento” per questo Sindaco che è stato sempre in combutta con il partito socialista per le sue idee più che “liberali” e per aver fatto di Lione una “grande metropoli” in cui le multinazionali del cemento regnano sovrani, malgrado la città – nel suo insieme – sia ben curata, illuminata in ogni angolo e soprattutto “ben protetta” dalle numerose telecamere di sorveglianza che Gérard Collomb ha fatto piazzare dapperttutto.
La nomina di Nicolas Hulot è altresì, per Emmanuel Macron, una sorta di “schiaffo” nei confronti dei suoi due predecessori : Sarkozy e Hollande, che si erano sentiti rispondere “grazie, no” dal neo Ministro della « Transizione Ecologica ». Emmanuel Macron ha voluto fare di Nicolas Hulot il Ministro di Stato incaricato della Transizione ecologica ed il numero 2 del governo Philippe, subito dopo Gérard Collomb, Ministro di Stato e dell’Interno.
Al presidente del “MoDem », François Bayrou, va il Ministero della Giustizia. Anche lui è Ministro di Stato e quindi al terzo posto in ordine di gerarchia per importanza nel governo. Il Sindaco di Pau è all’origine della prima legge che farà votare in Parlamento: la grande legge di moralizzazione della vita pubblica.
Per sostituire Jean-Yves Le Drian alla « Difesa », il Presidente ed il Primo Ministro hanno nominato Sylvie Goulard, eurodeputata centrista, che pensava dover essere destinata agli « Esetri ». Il Ministero che eredita, tuttavia, cambia nome:  ora è il Ministero delle Forze Armate e la cosa sorprende grandemente, visto che le Istituzioni della V Repubblica conferiscono ad Emmanuel Macron il titolo di « Capo delle Forze Armate ».
Al Ministero dell’ Europa e degli Affari Esteri, va il socialista Jean-Yves Le Drian, l’ex Ministro della Difesa di François Hollande. Pur cambiando di Ministero, resta tuttavia ad un posto chiave all’interno del Governo, tanto più che ha diversi dossier in comune con il suo ex dicastero.
Emmanuel Macron conosce alla perfezione la sede del Ministero dell’Economia che si trova a Bercy. Ora, in accordo con il Premier Philippe, ha nominato a capo di quel dicastero il repubblicano Bruno Le Maire, il quale aveva fatto campagna per diventare presidente dell’ “UMP” (Unione maggioranza presidenziale”) dell’ era Sarkozy e si era investito in qualità di candidato “LR” alle elezioni presidenziali, rompendo con il suo partito che non ha esitato a trattarlo di “giuda”, così come è stato il caso anche per Edouard Philippe .
Il Numero due all’ ex Ministero delle Finanze, ora denminatoo Ministero dell’Azione e dei Conti Pubblici » è Gérald Darmanin, sindaco “LR” di Tourcoing anch’egli esule del partito di destra ora capeggiato da François Baroin e con il quale il giorno prima dell’incarico, era in campagna per le elezioni politiche.
Il nuovo Ministro della Cultura è Françoise Nyssen. Un “Nome” nel mondo dell’ Edizione, oltre che Presidente Direttore Generale di « Acte Sud », che negli ultimi anni ha pubblicato dei best seller, dei «Premi Goncourt » e perfino un Premio Nobel.
Françoise Nyssen fa parte di quei Ministri provenienti dalla « società civile ». Agli inizi del mese di maggio aveva lanciato un appello per votare Emmanuel Macron in una tribuna pubblicata dal sito letterario « Actualitté » : “Domenica voterò con determinazione con gioia per Emmanuel Macron. Abbiamo già visto che quando l’estrema destra arriva al potere le libertà di espressine sono immancabilmente imbavagliate. Con Emmanuel Macron che ha messo la cultura in prima posizione del suo programma, potremo continuare ».
Frédérique Vidal , ex Docente di « scienze e Vita della terra », dal 2012 dirigeva l’Università di « Nizza Sophia Antipolis », dove era stata per anni Docente e “Maitre de conférence”. E’ stata informata della sua nomina al Ministero dell’Università, della Ricerca e dell’Innovazione mentre rientrava da New-York a Parigi, dopo un viaggio di ordine professionale.
Jean-Michel Blanquer, Direttore dell’ «Essec », la Grande Scuola di Commercio, è il nuovo Ministro dell’Educazione. Dalla Facoltà di Scienze Politiche di Parigi ad Harvard in qualità di studente, è divenuto il Rettore dell’Accademia di Guyane dal 2004 al 2006, Rettore dell’Accademia di Créteil dal 2007 al 2009, Direttore generale dell’insegnamento scolastico al Ministero dell’Educazione nazionale dal 2009 et 2012,per finire con l’incarico di Direttore generale del Gruppo “ESSEC” (Ecole supérieure de commerce) da giugno 2013.
All’immenso Ministero della Salute, è stata nominata Agnès Buzyn . Un Medico, specialista in ematologia e docente universitaria. Ha lavorato all’ Ospedale Necker di Parigi fino al 2011. Da più di un anno dirigeva « la Haute autorité de la santé », dopo essere stata Presidente dell’Istituto nazionale del cancro. La « HAS » (Alta autorità per la salute) è soprattutto addetta alla valutazione dell’utilità e dell’efficacia delle cure mediche e di giudicarne la pertinenza relativamente ai rimborsi cui hanno diritto i malati colpiti. Il suo Ministero assume il nome di “Ministero della solidarietà de della salute”.
Murielle Pénicaud, il neo Ministro del Lavoro dovrà pilotare la prossima riforma del « diritto del lavoro », molto attesa dai Sindacati. Anche la Pénicaud proviene dalla “società civile”. Murielle Pénicaud dirigeva finora e da gennaio del 2015 « Business France », un’ azienda pubblica il cui obiettivo è quello di promuovere la Francia e le sue imprese nel mondo per convincere gli investitoori ad impegnarsi al fine di prestare la loro opera in Francia. Ha, altresì, lavorato nel Gruppo « Danone » ed in quello di “ Dassault Système”. E’ stata membro del CDA della Società « Aeroporti di Parigi » , della « SNCF » e del Gruppo « Orange ».
Al Ministero della coesione territoriale Emmanuel Macron ha voluto uno dei suoi fedeli : Richard Ferrand, segretario generale del suo movimento « La République en Marche ».
Al Ministero dell’Agricoltura, Jacques Mézard, senatore « PRG » (partito radicale di sinistra ». Aveva ufficialmente sostenuto Emmanuel Macron .
La campionessa olimpica di fioretto, Laura Flessel prende il Ministero degli Sport. Si tratta qui di una vera sorpresa poiché altre personalità erano attese al suo posto ed in particolare il deputato di Parigi Pierre-Yves Bournazel. E’ da sottolineare che in questi ultimi giorni Parigi riceveva la Commissione del “ CIO” per la valutazione della sua candidatura ai Giochi olimpici del 2024. Un progetto che vede l’alto interesse di Emmanuel Macron e che sarà diretto e gestito dalla neo Ministra dello Sport. Laura Flessel ha vinto due volte il titolo olimpico ed è stata per ben sei volte campionessa del mondo di fioretto. L’ex campionessa nata in Guadalupe si era ritirata dalla vita sportiva nel 2012.
Ora, bisognerà attendere l’esito delle elezioni politiche per sapere se questo Governo sarà riconfermato, oppure – come si augurano i partiti tradizionali francesi di destra e di sinistra, oltre che il movimento fondato da Jean-Luc Mélenchon – i nominati, da Edouard Philippe a tutti i nuovi titolari dei dicasteri parigini – qualora dovessero perdere nelle urne del prossimo 11 e 18 giugno, bisognerà ripartire da zero, poiché la costituzione francese, sebbene preveda un governo di “coabitazione”, non permette di lasciar governare chiunque non abbia ricevuto il consenso degli elettori che, con le politiche, decidono sul tipo di governo per il loro Paese.
Quello di Macron ha purtroppo tutte le connotazioni di un tipico governo di destra liberale, tanto più che il Ministero dell’Economia è stato affidato all’ultra liberista Bruno Le Maire che nel suo programma elettorale prevedeva non solo la soppressione di ben 500.000 impieghi nel settore pubblico, ma anche – come Macron – la totale libertà di decisione a livello imprenditoriale di aumentare le 35 ore settimanali e di “livellare” al minimo le indennità previste in caso di licenziamenti abusivi, rispondendo così positivamente alle pretese di Pierre Gattaz, il presidente del “Medef” (la CONFINDUSTRIA francese).
E le piazze francesi non dormiranno certamente in attesa di “Godot”.
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