DI GIOVANNI BATTAGLIA

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Dal nostro corrispondente a Cannes
Nella seconda giornata di questa settantesima edizione del festival nella competizione ufficiale sono stati proiettati “Wondersruck” del regista Todd Haynes e “Loveless” di Andrey Zvyagintsev.
Fuori concorso questa sera ci sara’ “Blade the immortal” di Miike Takashi.
“Wonderstuck” ha letteralmente diviso a meta’ le opinioni del pubblico e della critica. Applausi e fischi allo stesso tempo e tutto sommato mi sembra la cosa migliore perche’ in un modo o nell’altro il film e’ andato a segno.
Ambientato in due epoche differenti, gli anni venti e gli anni settanta il film mostra con due storie parallele una ricostruzione minuziosa della New York nelle due epoche che e’ straordinaria cosi’ come i giovani protagonisti.
Nella prima storia, Rose una bambina sorda, fugge di casa per andare a New York per ricongiungersi con la madre, una diva del teatro e del cinema, che l’ha abbandonata per la carriera e che si rivela essere completamente priva di ogni senso materno.
Nella seconda storia, Ben, un ragazzo della stessa eta’ dopo essere stato colpito da un fulmine ed aver perduto l’udito a cause di questo incidente, fugge dalla sua casa nel Minnesota per andare alla ricerca del padre mai conosciuto a New York dove incontra Jamie un ragazzino in cerca di amici che gli offrira’ un aiuto ed una amicizia incondizionati.
L’amicizia tra i due ragazzini e’ la parte centrale del film e la narrazione del loro rapporto e’ estremamente dolce e naturale, ogni inquadratura pesa come un macigno – in senso positivo – nella comprensione della storia.
Si sente nella progressione delle due storie che ci sara’ una intersezione ma non roviniamo la sorpresa perche’ sara’ molto emozionante.
Il film e’ praticamente muto per la prima meta’ in quanto la sordita’ dei due protagonisti che e’ il trait d’union delle due storie e’ anche la scusa per un cinema che sottrae tutto quello che e’ inutile per lasciare alle immagini ed alla musica l’asse portante della storia.
di musica ce n’e’ tantissima e come ci ha abituato Todd Haynes di un livello eccezionale …basti citare l’inizio con David Bovie…
“Wonderstruck” e’ un adattamento dell’omonimo libro dello scrittore Brian Selznick che era stato gia’ scelto da Martin Scorsese per l’adattamento cinematografico di “Hugo Cabret”
Forse in modo inaspettato il punto debole del film e’ una Julian Moore che in questa quarta collaborazione con il regista non riesce ad essere pienamente convincente mentre il punto di forza sono i silenzi nei dialoghi dei bambini che Haynes esplora in modo straodinario.
I primi tre minuti del film in cui si materializza un incubo/visione di Ben sono letteralmente mozzafiato e da soli valgono il prezzo del biglietto.
Sono dalla parte degli spettatori che lo hanno applaudito.

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