DI PINO APRILE
La Corte d’Appello di Catanzaro ribalta la sentenza di primo grado: il cranio di Giuseppe Villella (il “brigante” ladro di galline) resta al museo degli orrori di Torino, intitolato al degno scienziato che si vuol celebrare, Ezechia Lombroso detto Cesare.
Quel cranio è un “bene culturale”, perché dimostra che i meridionali, specie i calabresi, sono delinquenti per patrimonio genetico, nascono criminali? Qualcuno potrebbe dedurne che i giudici hanno ritenuto che non si possa sottrarre questa importante informazione ai bambini italiani che visitassero quella esposizione di pezzi di cadaveri. Ma sarebbe un sillogismo frettoloso.
Sono d’accordo con la Corte d’Appello: il cranio resti lì e l’ossario spacciato per museo resti aperto. Perché, nella mia lettura della cosa, questa è la fotografia di come si volle unificare l’Italia e di come la si vuole intende unita: resti umani di terroni a diffamazione incorporata esposti al Nord (oh, certo, non è la loro intenzione, ci mancherebbe) e nomi, busti, monumenti dei loro massacratori a lordare piazze, strade, edifici pubblici al Sud e pagine dei libri di storia.
Che si sappia chi è il padrone. E ora tutti in coro Fratelli (massoni) d’Italia: l’inno adeguato.
A questo punto, giusto per fare chiarezza: il busto del macellaio Cialdini esposto alla Camera di Commercio di Napoli, per favore, non rimuovetelo. È molto istruttivo: sta a indicare l’alleanza (stavo per dire “complicità”) che fece nascere così male questo Paese; non dal comune e convinto consenso, ma da stragi che anticipano quelle naziste e plebisciti farsa che manco le elezioni in Bulgaria quando c’era la cortina di ferro. Quel busto è l’onore reso dagli affaristi ai massacratori, grazie ai quali tanti si arricchirono a spese delle vittime. Non parlo dei commercianti di oggi, ovvio; ma del messaggio che quel busto da lì lancia. Non venitemi a dire che i commercianti di Napoli non sono così (alcuni sì, certo, ma non solo alla Camera di Commercio); i busti dei macellai dovrebbero stare in macelleria, però; se quello sta lì, sta a rappresentare la sintesi storica della riduzione del Sud a colonia. Quindi, la cosa ha contenuto didattico, come il cranio di Villella a Torino: li vogliono così i meridionali: complici comprati o vittime; e che lo sappiano i meridionali (in modo che possano decidere cosa essere: la democrazia offre possibilità di scelta, accidenti).
Giuseppe Villella vide il suo Paese invaso, massacrato, saccheggiato e annesso con la forza e l’inganno; e nelle carceri di chi fucilava e deportava senza accusa, processo e condanna, finì la sua vita di privilegiato, perché lui un processo e una condanna li ebbe (raccomandato? Si sa, i terroni…). Ma manco da morto riesce a essere libero: prigioniero, quale “bene culturale”, anche i suoi resti. E, in fondo, bene così, a mostrare quale tipo di beni culturali vennero sparsi generosamente al Sud dai fratelli (in che senso?) d’Italia: teste mozzate, fosse comuni, campi di concentramento.
Bisogna imparare e acculturarsi alla fonte di contanta scienza. Prendiamo esempio: a Motta Santa Lucia, il paese di nascita di Villella (i cui eredi sono stati privati, per “cultura” e sentenza, del diritto di umanamente seppellire le spoglie del congiunto), si potrebbe istituire un museo uguale e complementare al Lombroso: divise di bersagliere, busti di Cialdini (ce lo prestate da Napoli?), Milon, Sacchi e altri sterminatori, e un bel cranio dolicocefalo nordico con l’elemetto piumato.
Un lombrosiano che dimostri che quel teschio è la prova che i piemontesi nascono massacratori, stupratori e ladri, in virtù del proprio patrimonio genetico, lo si trova. E portiamoci scolaresche al museo dei macellai, turisti cui spiegare, se qualcuno ci farà causa, che non intendiamo dar ragione a chi dice quelle stronzate, ma, anzi, far vedere quanto abbia torto, neh!
Cosa? Mi state dicendo che non è vero, che i piemontesi non son così? Qualcuno così c’è, sicuro, come in Uganda, in Cina e forse pure a Motta Santa Lucia, ma i più, quasi tutti, anzi tutti meno quei qualcuno, sono persone ragionevoli e pacifiche e democratiche.
Sottoscrivo (mica vorremmo offendere Piero Gobetti, Primo Levi, eccetera?). Vi dispiace, però, applicare la stessa ragionevolezza anche alle latitudini meridionali?
Il museo del bersagliere sabaudo geneticamente nazista resterà aperto sino a quando lo sarà il Lombroso a Torino.
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