DI ARGYRIOS ARGIRIS PANAGOPOULOS

La negoziazione tesa per il debito greco continua senza sosta,  mentre il parlamento greco si prepara a votare oggi le misure e le contromisure sociali che permetteranno al paese di uscire dal commissariamento subito dopo la prima metà del 2018. L’approvazione delle misure e delle contromisure da parte del parlamento greco è la condizione per quanto verrà stabilito nel corso dell’Eurogruppo del 22 maggio prossimo: la conclusione della seconda valutazione del programma greco con il finanziamento a luglio della nuova tranche di fondi pari 7 miliardi, la possibilità del paese di entrare nel Quantitative Easing della BCE, di accedere ai mercati per finanziarsi, ed infine la possibilità di scommettere su una ripresa forte, sulla creazione di nuovi posti di lavoro e sul ripristino della contrattazione collettiva.
Le misure, per lo più consistenti in interventi sul bilancio, sulle pensioni e sulla politica fiscale nel periodo 2018-2021, ammontano a 3,6 miliardi nella stima del governo e in 4,92 miliardi in quella delle opposizioni, ( 4,2 miliardi riguardano il biennio 2019-2020).
Le contromisure che saranno adottate contemporaneamente e attuate nel 2018 e nel 2019, partono dal presupposto che gli obiettivi del programma saranno raggiunti, ammontano ad un totale di 7,5 miliardi, dei quali circa 2 miliardi destinati all’aumento della spesa sociale e al sostegno degli strati sociali più vulnerabili.
Di sicuro va sottolineato che nè a Tsipras, nè ai membri del suo governo nè a SYRIZA piace la politica imposta dai creditori, perché non rappresenta quella politica di sinistra che volevano seguire. L’ accordo raggiunto (STRAPPATO AI) però nei giorni scorsi con i creditori rappresenta un compromesso che per la prima volta prevede anche misure positive che permetteranno al paese di evitare poi il ripetersi di un nuova ondata di pressione fiscale e una nuova stretta sulle pensioni. Anzi le politiche sociali, volte al sostegno della ripresa e alla creazione di posti di lavoro saranno quasi il doppio delle politiche restrittive imposte dai creditori.
A. TSIPRAS: Le notizie sono così buone che metterò la cravatta
“Le notizie sono talmente positive [per il debito] che abbiamo difficoltà di crederle. Manteniamo naturalmente la calma, ma sono troppo belle per essere vere. Mi costringeranno a . . RI mettere la cravatta”, ha detto ieri sera il primo ministro greco Alexis Tsipras in un breve colloquio avuto con i giornalisti in parlamento, aggiungendo che gli attuali sviluppi anche se fluidi, permettono di lasciarsi andare ad un cauto ottimismo. “Non vogliamo essere precipitosi”, ha peraltro aggiunto.
Alexis Tsipras non ha nascosto la sua preoccupazione soprattutto per quanto riguarda la nota contrapposizione sul debito greco tra l’FMI e la Germania, nei termini da sempre sostenuti da Schäuble.
“Il Fmi dice sul serio quello che dice. Non è una contrapposizione “truccata”. La notte della riunione dell’Eurogruppo potrà essere difficile”, ha osservato, riferendosi alla prossima riunione del 22 maggio, senza escludere poi, in risposta alla domanda di un giornalista e riferendosi a simili dichiarazioni fatte dal ministro delle Finanze greco, che la questione potrà addirittura “essere chiusa ” nella prossima riunione dell’Eurogruppo il 15 di giugno.
Il primo ministro greco ha rivelato che dopo l’incontro in Cina con la segretaria del Fmi Christine Lagarde, ha notato come elemento da considerare in senso positivo che “il Fondo monetario sostiene quello che noi chiediamo da sette anni, cioè di affrontare il tema del debito. Tuttavia, il modo categorico usato dalla dirigente del Fondo monetario internazionale, nel caso che non si arrivasse ad “una soluzione per il debito” ha destato in lui “preoccupazione”. Così, subito dopo essere rientrato ad Atene ha detto di aver chiamato la cancelliera tedesca, al fine di accertare se sia solo il ministro delle Finanze tedesco ad avere un ruolo chiave nella trattativa, o anche la stessa Angela Merkel. La cancelliere tedesca, lo ha forse rassicurato, secondo fonti del governo greco, affermando che anche lei ha la responsabilità della negoziazione, ricorrendo ad una sua espressione a lei familiare secondo la quale anche lei è “a bordo”.
Per Tsipras se si avrà una fumata bianca sul debito il 22 di maggio, questa sarà seguita dalla integrazione della Grecia nel meccanismo di allentamento quantitativo della BCE (il Quantitative Easing). Di conseguenza, a certe condizioni, sarà possibile per la Grecia testare la sua uscita sui mercati.
Alla domanda se questo significhi per la Grecia la fine del memorandum Tsipras è stato cauto sostenendo che “ci deve essere una durata” di successo nelle uscite sui mercati con l’obbiettivo di identificare la capacità di indebitamento del paese attraverso questo processo”. Tsipras però è stato ottimista dicendo che queste condizioni sono vicine ora, visto che gli interessi per i bond decennali si trovano oggi ai più bassi livelli degli ultimi sette anni e che con la fine della seconda valutazione potranno scendere sotto il 5%.
Estremamente interessante è stata la risposta di Tsipras nel caso di un scenario senza l’accordo con il Fmi, cioè senza la partecipazione del Fmi nel programma greco. Secondo Tsipras una tale prospettiva significa che non si devono adottare misure e contromisure, visto che le misure sono volute dal Fmi, e che nello stesso momento l’Europa sarà costretta a portare avanti un altro tipo di accordo, indicando specialmente l’ESM come interlocutore tecnico.
G DRAGASAKIS: Obbiettivo la fine del commissariamento
“La fine del commissariamento rappresenta la condizione chiave per la lotta contro la corruzione e gli intrecci tra politica e imprese e il cambiamento del modello produttivo”, ha sostenuto al parlamento il vicepresidente del governo greco, Yannis Dragasakis.
Dragasakis ha ricordato che “i creditori pretendevano all’inizio misure per un totale di 4,6 miliardi, senza contromisure di segno positivo, nuove misure senza l’impegno per la diminuzione del debito e obiettivi di un avanzo primario del 3,5% del PIL per 10 anni, mentre ora stiamo parlando di un periodo molto più breve”.
Per Dragasakis è significativo il fatto che “l’accordo raggiunto incorpora due elementi molto importanti: il principio della neutralità fiscale e la logica del bilanciamento delle conseguenze sociali delle misure imposte attraverso contromisure positive e sociali”. “Se questi due principi fossero stati rivendicati dai precedenti governi la Grecia sarebbe già fuori dai memorandum”, ha sostenuto Dragasakis.
N. PAPPAS: Abbiamo già creato 200.000 posti di lavoro
Nel suo intervento nel parlamento il Ministro della Politica digitale e dei mezzi di informazione, Nikos Pappas ha sottolineato che “dall’economia arrivano messaggi positivi con l’aumento degli investimenti del 12% e delle esportazioni del 10%”. Pappas ha denunciato che la politica di Papandreou ha costato al paese 500.000 posti di lavoro, quella del governo di Papadimos 100.000 posti di lavoro, quella del governo di Samaras altri 250.000 posti di lavoro, mentre dall’arrivo di Syriza al governo sono stati creati 200.000 posti di lavoro.
E. ACHTSIOGLOU: “No” a tagli orizzontali, “Si” alla contrattazione collettiva
La ministra del Lavoro Efi Achtsioglou ha sostenuto che non ci sono e non si saranno tagli orizzontali come è stato fatto dai precedenti governi del Pasok e della Nuova Democrazia nel 2010, 2011 e 2013, esecutivi che hanno imposto tagli orizzontali alle pensioni e per di più con carattere retroattivo.
Secondo Achtsioglou non saranno toccate i due terzi delle pensioni e per quel terzo che dovrà subire degli aggiustamenti questi saranno fatti con equilibrio dei pesi distinguendo tra pensionati vecchi e nuovi. Achtsioglou in una sua intervista prima del suo intervento al parlamento si era soffermata sull’importanza del ripristino della contrattazione collettiva in Grecia dopo la fine dell’accordo con i creditori nella metà del 2018, sostenendo che la contrattazione collettiva sarà di grande aiuto per la ripresa decisa dell’economia perché aiuterà l’aumento degli stipendi, l’aumento dei consumi e la diminuzione delle diseguaglianze.
SCIOPERI E PROTESTE
I sindacati del settore privato GSEE e del settore pubblico ADEDY hanno proclamato ieri, contro le misure oggetto di votazione , uno sciopero generale ed un corteo che è arrivato in piazza Syntagma, mentre lo stesso percorso ha seguito anche il KKE e il PAME. Secondo il “Giornale dei Redattori” alla manifestazione hanno partecipato circa 20.000 persone. Gruppi di “anarchici” hanno lanciato bottiglie molotov e hanno provocato dei danni nelle vicinanze dell’ albergo Grande Bretagna di fronte al parlamento, mentre la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni per disperderli. I sindacati hanno convocato un’altra manifestazione per oggi alle 18.30 di fronte al parlamento, mentre poco fa è finito un corteo di pensionati.

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