DI DANIELA SANSONE

Ad Atene le strade si sono riempite nuovamente in queste ore. Sono scesi in piazza i lavoratori autonomi, i pensionati. Hanno protestato i giornalisti con 24 ore di astensione. I cittadini greci, al grido non pago più perché non ho più nulla da dare, stanno facendo sentire il loro malcontento. La protesta è viva, sintomatica della voglia di far sentire la propria voce e la propria dignità di cittadini europei, prima ancora che greci. E mentre le strade si riempiono, in Parlamento si discute nuovamente il pacchetto di misure e contromisure che il governo dovrà approvare in vista dell’Eurogruppo del 22 maggio. Una nuova tranche di denaro che servirà ad Atene per rimborsare una ulteriore somma di denaro. Ma questa volta, non sarà solo “dare”. Atene, è stata chiara. Questa volta l’accordo deve risolvere, una volta e per sempre, la questione del debito. Che piaccia o no a Berlino, non si può continuare a rinviare qualcosa che è stato generato da errori non solo greci ma anche dei tecnocrati di Bruxelles. Un debito di dimensioni sproporzionate che impedisce ad un paese di non progredire ma di essere condannato ad una recessione eterna. Una continua violazione dei diritti, che non può punire una generazione ad essere sempre precaria. Si stima che ogni bambino che nasce porta con sé già una parte del debito pubblico. Non si nasce per pagare un debito che non si è determinato a creare. Si nasce per vivere e per sognare. Le manifestazioni che in queste ore stanno riempiendo le strade non solo di Atene ma anche di Salonicco, indicano che la cura per questo paziente è stata più che mai sbagliata. L’Europa ha sbagliato imponendo questo ricatto economico e piegando un governo. L’Europa sbaglia, volendo a tutti i costi sostituire la democrazia e la sovranità popolare, ai criteri che governano l’economia  e i mercati. In Grecia, nonostante le difficoltà, questo accordo non recherà solo misure negative. Ma in ossequio all’importante pilastro della sua politica, rappresentata dalla Giustizia Sociale, Syriza ha inserito anche contro misure che possano favorire un impatto positivo sulla popolazione iniziando a risollevarla. Nuova Democrazia ha fatto sapere, tramite Kiryakos Mitsotakis, che non voterà né le misure né le contromisure. Chiede le urne anticipate perché la sinistra ha dimostrato una innata incapacità di governo e da Londra dove è stato invitato dalla LSE ha fatto sapere che il suo partito una volta alla guida dell’esecutivo ha già pronto un piano per il rilancio del paese in Europa. Nuova Democrazia è quel partito elitario che ha governato la Grecia negli ultimi vent’anni. Può essere credibile chi dice di voler rilanciare un paese quando ha determinato ad affossare l’intero settore pubblico, con licenziamenti di massa? Intanto, mentre ad Atene le proteste continuano, la giovane ministra del lavoro Efi Achtsioglou ha scagliato una denuncia contro i deputati di Nuova Democrazia che rappresentano quella fetta di politica che ha contribuito alla catastrofe del suo paese. Favorendo i ricchi, fomentando la corruzione e il clientelismo.  Una giovane donna, che rappresenta anche quella generazione scesa in piazza a protestare, nell’aula parlamentare ha fatto sentire la voce di coloro che ogni giorno hanno a che fare col precariato e con la durezza della realtà. Ha chiesto dove erano, in tutti questi anni: 40 anni in cui si sono alternati al governo e non sono riusciti ad assicurare la proprietà della casa o il mantenimento del posto di lavoro. 40 anni in cui hanno favorito la desertificazione lavorativa, in cui hanno introdotto i selvaggi licenziamenti, in cui hanno cancellato classi sociali. In cui hanno privato il paese dei principali bisogni. “Abbiamo combattuto in condizioni che non definiamo. Per consentire alla società di vivere e lavorare in un ambiente di stabilità. In qualche cosa siamo riusciti e in qualche altra cosa no. Non stiamo parlando di una storia di successo. Siamo accanto alla società e con i cittadini. La legge è il risultato di compromessi, di concessioni ma anche di vittorie. Abbiamo perso come Paese una parte importante della nostra autonomia politica. Stiamo negoziando fino alla fine. Abbiamo affrontato richieste estreme. Abbiamo affrontato richieste di misure puramente punitive contro la società greca”. Oggi si chiude con la votazione e si spera che il 22 maggio l’Eurogruppo possa finalmente concordare una soluzione positiva per il debito greco. La ministra Achtsioglou ha affermato che “è la prima volta che abbiamo un orizzonte aperto. Il disegno di legge sarà votato perché, nonostante il negativo, ha due caratteristiche: contiene un accordo generale, una serie di misure di consolidamento del debito e introduce misure positive che aiuteranno i disoccupati e la famiglia e bilanciano le misure negative.”Le proteste di Atene sono lo specchio di questa Europa. Una Europa che sottostà ai dettami di Schauble e della Germania. E anche di una giovane ministra che con coraggio e determinazione ha difeso il suo popolo e la sua generazione.
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