DI LUCA SOLDI

 

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Ad alla fine, alla quarta lettura di un cammino iniziato al Senato nel maggio del 2015, il nostro Paese riesce a dotarsi di una legge fenomeno del cyberbullismo. I nostri ragazzi, finalmente, non saranno più soli davanti alle prevaricazioni permesse dal mondo telematico.
Il tema non viene affrontato nella sua completezza perché tocca la questione solo nell’ambito della minore età ma è un punto di svolta di cui non si poteva più fare a meno.
Il dilagare di tragici eventi ed il continuo stillicidio di situazioni a rischio non poteva essere più tollerato.
Lo dimostra il fatto che il provvedimento sia stato approvato, in via definitiva, dalla Camera dei Deputati all’unanimità con 432 voti favorevoli e nessun contrario, evidenziando quanto il carattere di vera e propria emergenza abbia fatto superare le distante fra le forze politiche.
Con questa ultima accelerazione si introduce un provvedimento che ha al suo interno una serie di misure di carattere educativo e formativo finalizzate a favorire una maggior consapevolezza tra i giovani al “disvalore” rappresentato dai comportamenti persecutori. Situazioni che generano isolamento ed emarginazione e che possono portare a conseguenze anche molto gravi su vittime che si vengono a trovare in una posizione di particolare fragilità.
Per la prima volta nella legge italiana entra la definizione legislativa di cyberbullismo, come vero e proprio atto di prevaricazione e bullismo telematico.
In pratica da oggi si potrà colpire ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d`identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori.
Non di meno la legge non tollererà la diffusione di contenuti online realizzata al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo.
Entrando nel merito il minore sopra i 14 anni vittima di cyberbullismo, anche il genitore o un suo tutore, potrà chiedere al gestore del sito internet o del social media o al titolare del trattamento di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in Rete. Se non si provvederà entro le 48 ore, l`interessato potrà rivolgersi al Garante della privacy che interverrà direttamente entro le successive 48 ore. Dalla definizione di gestore, che è il fornitore di contenuti su internet, sono pero’ esclusi gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca. Anche la scuola verra chiamata a fare la sua parte.
In ogni istituto sarà individuato un docente con funzioni di “referente” per le iniziative contro il cyberbullismo, questa figura dovrà collaborare con le forze dell’ordine, con le associazioni e i centri di aggregazione giovanile presenti sul territorio. Al responsabile d’istituto spetterà il compito d’informare immediatamente le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo informatico e attivare adeguate azioni educative. In tutto questo il Miur avrà il compito di predisporre linee, da dover aggiornare ogni due anni, di orientamento di prevenzione e contrasto puntando, tra l`altro, sulla formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti, mentre ai singoli istituti è demandata l`educazione alla legalità e all`uso consapevole di internet. In tutto ciò avrà rilievo un rinnovato impegno e la collaborazione con la polizia postale. Fra gli atti concreti emerge anche l’ammonimento da parte del questore. In pratica nel caso di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali via web, fino a quando non vi sia una querela o denuncia, seguendo già quanto è previsto per i reati di stalking, il bullo telematico potrà essere formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori. In questo caso questore, prese in carico le informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatto, potrà convocare il minore responsabile, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona con la responsabilità genitoriale, ammonendolo oralmente ed invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge. A livello più alto presso la Presidenza del Consiglio verrà istituito un tavolo tecnico con il compito di redigere un piano di azione integrato per contrastare e prevenire il cyberbullismo e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno. Nel contesto generale che ha visto considerata positivamente la nuova legge una critica arriva dall’Aiart, l’associazione degli spettatori e dei cittadini mediali che per bocca del suo presidente, Massimo Padula, esprime alcuni dubbi: “La legge ha diversi punti di forza ma presenta anche alcune ambiguità. Circoscrivere il raggio d’azione ai minorenni significa assicurare una protezione maggiore ai nostri ragazzi ma esclude potenzialmente dalla procedura di ammonimento prevista dalla nuova legge coloro che, ad esempio compiuta da poco la maggiore età, possono in ambiti scolastici essere protagonisti di reati di questo tipo. Quello che più ci convince è lo sbilanciamento formativo che questa legge contiene. Prevenire, attraverso un processo educativo integrato ed efficace, è senza dubbio la migliore forma di gestione e soluzione di un fenomeno complesso che resta, però, caratterizzato da molti pregiudizi. Il cyberbullo rimane un bullo e poco conta che commetta i suoi atti nella vita online o in quella offline”.
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