DI FRANCESCO ERSPAMER

Come si intitola l’incontro con Bersani programmato per domani a Pisa? “Per un nuovo centrosinistra”. Dico sul serio. E poi ci si domanda come mai chi (come me) nel 2013 votò per lui, oggi lo consideri nel migliore dei casi un politico inetto e pavido, un oggettivo ostacolo alla rinascita di una sinistra italiana.
Perché è ovvio che per fare un centrosinistra non serve un centrosinistra: non nella condizione attuale, con un centro fortissimo (la nuova DC, ossia il PD saldamente renziano) che inevitabilmente fagociterà qualsiasi partito nato per fargli da stampella, con la scusa che l’unica cosa che conta è vincere e che per vincere non ci sono alternative visto che tutti gli altri sono fascisti. No, per fare un centrosinistra bisogna innanzi tutto ricostruire la sinistra, ossia un partito che sia ideologicamente ostile ai valori liberisti del Pd e che accetti di allearsi con esso solo a precise condizioni e da una posizione di forza, minacciando credibilmente altre alleanze o una opposizione senza compromessi. È il modello che consentì la crescita economica e le grandi conquiste civili degli anni 60, 70 e 80. Invece i centrosinistra programmatici, decisi in anticipo, tipo l’Ulivo e poi il Pd, di sinistra non hanno assolutamente nulla; sono centro e basta, spesso risucchiato a destra per via del vuoto alla loro sinistra e della presenza di una destra agguerrita e radicale.

Annunci