DI IMMACOLATA LEONE
In quattro mesi di presidenza non c’è stato un solo giorno in cui Donald Trump non abbia fatto parlare di sè, un uomo che prima di diventare il 45mo presidente degli Stati Uniti è stato ed è, checchè se ne dica, un brillante uomo d’affari.
Ovviamente, da quando i riflettori di tutto il mondo lo hanno messo nel mirino, abbiamo anche visto come l’immaturità stia diventando la nota dominante della sua presidenza e la mancanza di autocontrollo, il suo filo conduttore.
Forse potremmo pensare all’effetto Dunning-Kruger, che è una distorsione cognitiva a causa della quale, quando si è poco esperti in una certa materia si tende a sopravvalutare le proprie capacità e ci si autovaluta come espertissimi in quella materia, dimostrando eccessiva supponenza.
Sarà stata sicuramente tale sindrome ad impossessarsi della sua mente, in uno dei diversi incontri con l’ormai ex capo dell’FBI, Comey, quando Trump chiese a tutti i presenti di rimanere solo con lui, ma non ricevendo nessuna risposta dal ministro della Giustizia Jeff Sessions, presente, glielo ordinò e di conseguenza Jeff dovette uscire dalla stanza, ben sapendo che il presidente rimaneva solo con Comey intenzionalmente e senza testimoni.
Dal memo presentato ieri dall’ex direttore del Federal Bureau of Investigation, in risposta all’improvviso licenziamento del 9 maggio, Comey racconta per filo e per segno tutti gli incontri avvenuti alla Casa Bianca.
E poi, come lui, da bravo agente federale, ne abbia redatto formali MemCon, memorandum of conversation, nei quali veniva descritta la suddetta scena e la richiesta di fermare, insabbiare, nascondere o come la si vuole raccontare, l’inchiesta sull’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, uno dei suoi fidatissimi uomini dell’Amministrazione, più compromessi con i russi.
Tutto a porte chiuse e in assenza di testimoni.
Piccolezze che pongono in cattiva luce Trump, e che invogliano le Commissioni della Camera e del Senato a visionare questi famosi MemoCon, e che, come da regolamento, l’ex direttore FBI li aveva fatti leggere ai suoi colleghi.
A questo punto si tratterebbe di un grave abuso del suo potere esecutivo e di ostruzionismo alla giustizia, e si parla di impeachment a Trump, vale a dire la messa in stato d’accusa del Presidente, dichiarata dalla Camera e votata dal Senato, ritenuto colpevole di azioni illecite nell’esercizio delle proprie funzioni, allo scopo di provocarne la destituzione.
Parlare di impeachment forse è prematuro ed in questo momento poco fattibile.
Il primo caso di impeachment risale allo scandalo politico scoppiato nel 1972, dell’allora Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon.
Riguardava alcune intercettazioni illegali effettuate nel quartier generale del Comitato Nazionale Democratico, da parte di componenti legati al Partito Repubblicano, in un complesso edilizio di Washington che ospitava il Watergate Hotel, da qui prese il nome lo scandalo Watergate.
Da una semplice inchiesta di due giornalisti, la cosa crebbe fino a coinvolgere gli uomini fidatissimi del presidente Nixon, scoperchiando, con l’esistenza di nastri di conversazioni scottanti, un intero sistema di potere incentrato su attività di controllo e spionaggio.
Nixon dopo due anni di pressioni di ogni genere, e dopo la pubblicazione di un nastro compromettente, e sicuro di un impeachment nei suoi confronti, diede le dimissioni, prima che la procedura fosse formalmente avviata.
Lo scandalo Watergate fu il più grande scandalo della storia americana ed ebbe vasta eco internazionale su tutti i quotidiani.
Oggi il suffisso “gate” è largamente usato per significare uno “scandalo” , come ad esempio Irangate, Datagate ecc.
Bill Clinton invece lo subì eccome l’impeachment , per reato di spergiuro, aveva negato la sua relazione avuta con la stagista Monica Lewinsky, e per aver ostacolato la giustizia.
Veniamo al presidente Trump ed all’ex direttore dell’FBI,
Comey ha i memorandum che tra l’altro pare siano stati anche pubblicati, e Trump smentisce tutto affermando che non è “un veritiero o accurato resoconto di quella conversazione”, e dalla Casa Bianca arriva una secca smentita: “Il presidente non ha mai chiesto a Mr Comey né a nessun altro di chiudere nessuna inchiesta, compresa quella che coinvolge il generale Flynn”.
Attenzione, è la parola del presidente degli Stati Uniti contro la parola di un ex direttore dell’ FBI, silurato.
Qui si sta parlando di “intento” , ma come si fa a provare l’intento?
Come si fa a provare di fatto che il presidente aveva intenzione di ostacolare, influenzare, insabbiare, o impedire l’inchiesta su Mike Flynn?
Solo interrogando i funzionari del governo?
Il licenziamento di Comey è nel diritto di un Presidente, si dovrebbe provare che è collegato alla presunta richiesta di insabbiamento, quindi ad un “crimine” tutto da provare.
Ovviamente i democratici già gridano all’unisono all’impeachment.
L’ultima chance per gli oppositori di Trump, è il 25mo emendamento della Costituzione americana, approvato nel 1967, dove si prevede che la maggioranza del Governo insieme al vicepresidente, possono inviare al presidente del Senato ed al responsabile della Camera una dichiarazione nella quale si documenta che il Presidente degli Stati Uniti non è più in grado di esercitare il suo mandato.
Se i 2/3 del Congresso convengono con la richiesta i poteri
andrebbero al vicepresidente.
In verità siamo lontanucci da un probabile Impeachment perchè Trump ha la maggioranza sia alla Camera che al Senato.
In uno dei suoi compulsivi tweet Trump scrive:” E’ la più grande caccia alle streghe contro un politico nella storia americana”.
Intanto, per far vedere che va tutto bene, oggi sono state affidate all’ex FBI Robert Mueller le indagini del Russiagate.
Bene speriamo pensi a tutto lui.
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