DI ALBERTO CRESPI

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Il primo film in concorso di Cannes70 è assai bello: si intitola “Senza amore”, in russo “Нелюбовь”, ed è composto da due film che però – a differenza dei sette-otto film che compongono malamente il film di Desplechin – stanno perfettamente insieme. E’ una storia familiare semplice e tragica, un bimbo che scappa di casa perché i due genitori totalmente anaffettivi stanno divorziando in modo violento. Ed è un forte apologo sulla Russia di oggi, su una modernità terribile in cui sopravvivono spinte contraddittorie del passato (negative, come la vecchia nonna del bimbo, una sorta di “Stalin in gonnella” come la definisce il genero, ma anche positive, come l’organizzazione di volontari che vanno alla ricerca dei bimbi sperduti visto che la polizia non ne ha tempo né voglia). Andrej Zvjagintsev, già vincitore del Leone d’oro con “Il ritorno”, si conferma un regista di valore. Il film è ricolmo di una tensione psicologica devastante soprattutto per due categorie di persone: 1) chi ha figli piccoli; 2) chi ha frequentato l’Urss e poi la Russia e coglierà tutta una serie di notazioni sociali molto interessanti. Appartenendo a entrambe le categorie, capirete che sono parziale. Qui sotto il piccolo protagonista del film e il regista, che come alcuni amici possono constatare è il fratello sovietico perduto di Mattia Pasquini.Altro…
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