DI ERIC SALERNO

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Trump, dopo una prima smentita, ha confermato di aver rivelato alla Russia informazioni segrete da fonti amiche – Giordania o Israele – sui piani terroristici di Isis. Ora è sotto accusa da membri del congresso del suo stesso partito proprio mentre si accinge a partire (a fine settimana) per il Medio Oriente dove, dice, farà di tutto per rilanciare il processo di pace tra Israele e Palestina. In questo quadro è importante il gesto – rivelato dal Wall Street Journal – si alcuni paesi sunniti del Golfo: offrirebbe passi verso la normalizzazione dei rapporti con Israele se il governo Netanyahu blocca le costruzioni nelle colonie fuori dai cosiddetti blocchi degli insediamenti (che in caso di pace resterebbero in mano di Israele in cambio di territori israeliani da aggiungere alla Palestina). La Casa Bianca sembra – dico sembra – aver deciso di spingere sull’acceleratore. Ci saranno alcune sorprese, dicono a Washington e anche fonti mediorientali. Per ora la Casa Bianca ha detto agli israeliani che la sicurezza del presidente quando visiterà la città vecchia di Gerusalemme sarà gestita dai servizi segreti Usa perché “non è territorio israeliano”. Netanyahu è furibondo. Gli sarebbe piaciuto una selfie con Donald davanti al muro del pianto e, invece, non è nemmeno chiaro se sarà presente.

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