DI LUCA SOLDI

image

 

Tempi duri per i furbetti del pubblico impiego arriva la scure della riforma Madia.
La parola licenziamento non sarà più un tabù. Non solo: niente premi a pioggia.
Guerra totale agli imboscati. Nessuna tolleranza agli habitué del “ponte” festivo allungato. La ministra Madia, l’angelo sterminatore dei marcatori abusivi del cartellino, ha visto approvare dal Consiglio dei ministri del venerdì uno degli ultimi due decreti attuativi della sua riforma del pubblico impiego.
Il nuovo testo unico del pubblico impiego mira a riscrivere le regole in merito all’organizzazione del lavoro pubblico, a cominciare dalle disposizioni sui licenziamenti disciplinari alle misure per la stabilizzazione del precariato ed altro ancora.
Adesso basteranno tre anni di rendimento scarsissimo, per meritare una valutazione negativa e dunque per essere licenziati dalla pubblica amministrazione. L’effettivo allontanamento di chi si imbosca, degli incapaci, resta comunque appeso alla speranza che i dirigenti preparino le famose “pagelle” sulle “prestazioni” dei loro sottoposti.
Queste valutazioni dovranno essere redatte in modo serio. Niente automatismi o bonari accomodamenti. I favori, le simpatie spariranno per sempre.
Peccato che questo lavoro dei capi ufficio non sarà soggetto a controlli. Essenzialmente perché il decreto che se ne occupava, bocciato lo scorso novembre dalla Corte costituzionale, non è mai stato riscritto.
In questo periodo la delega è scaduta con grande felicità di quanti erano scampati alla tagliola del “ruolo unico” e degli incarichi a tempo.
Fra le novità il decreto sui procedimenti disciplinari, prevede che la sanzione massima, il licenziamento, possa scattare non solo per “furbetti del cartellino“ e dipendenti che fanno assenze ingiustificate, ma anche per chi riceve “reiterata valutazione negativa della performance” nell’arco di un triennio.
Resta poi la disposizione in base alla quale “la violazione di obblighi concernenti la prestazione lavorativa, che abbia determinato la condanna dell’amministrazione al risarcimento del danno, comporta comunque nei confronti del dipendente responsabile l’applicazione della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione
da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi.
La responsabilità ricadrà anche sul dirigente che non esercita l’azione disciplinare.
In questi casi, sarà soggetto anche lui alla sospensione fino a tre mesi, “salva la maggiore sanzione del licenziamento” nei casi di dolo e colpa grave.
Nei casi scoperti in flagranza, come per i ‘furbetti del cartellino’, l’azione per il licenziamento si dovrà concludere in 30 giorni. Per gli altri illeciti il tempo massimo per concludere l’azione disciplinare, che come sanzione massima ha il licenziamento, nella versione definitiva viene peraltro riportato da 90 a 120 giorni, come oggi, ma questa volta in modo “perentorio”.
Ai blocchi di partenza anche il polo unico delle visite fiscali, che saranno gestite direttamente dall’Inps come avviene per quelle dei privati.
La riforma Madia porta con se il frutto del rinnovo del contratto, bloccato da ben otto anni.
Non solo interviene su assunzioni e premi. Con una modifica dell’ultimo minuto sono state poi ampliate alcune possibilità di considerazione verso il mondo dei precari.
Nella redazione del piano straordinario di assunzioni saranno inclusi anche coloro che rischiavano di restare fuori perché il loro contratto era finito prima dell’entrata in vigore del decreto. Saranno ammessi tutti i titolari di un rapporto di lavoro dal 28 agosto 2015, quando è entrata in vigore la legge delega.
Vengono poi superati alcuni ostacoli alla costruzione dell’anzianità necessaria, cioè tre anni: si potranno sommare i periodi di servizio maturati in diverse amministrazioni e si potrà essere chiamati da un ufficio diverso da quello in cui si lavora.
I bidelli, i custodi, gli addetti alle pulizie potranno aspirare ad una proroga delle stabilizzazioni. Agli altri lavoratori flessibili, compresi i somministrati, sarà riconosciuto un vantaggio rispetto agli esterni, in concreto riceveranno dei punti in più per i concorsi. Verra stabilito, quando la riforma sarà a regime, il divieto per le pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di collaborazione introducendo specifiche procedure per l’assunzione a tempo indeterminato di personale in possesso dei requisiti.
Sul tema dei premi, sono introdotti nuovi meccanismi di distribuzione delle risorse destinate a remunerare la performance, affidati al contratto collettivo nazionale. Si stabiliranno la quota delle risorse destinate a remunerare quella organizzativa e quella individuale e i criteri per garantire che alla “significativa differenziazione dei giudizi corrisponda un’effettiva diversificazione dei trattamenti economici correlati”. Viene chiarito che il rispetto delle disposizioni in materia di valutazione “costituisce non solo condizione necessaria per l’erogazione di premi, ma rileva anche ai fini del riconoscimento delle progressioni economiche, dell’attribuzione di incarichi di responsabilità al personale e del conferimento degli incarichi dirigenziali”. Viene chiarito che “la valutazione negativa delle performance, come specificamente disciplinata nell’ambito del sistema di misurazione, rileva ai fini dell’accertamento della responsabilità dirigenziale e, in casi specifici e determinati, a fini disciplinari”. Ogni amministrazione sarà tenuta a misurare e a valutare la performance anche “con riferimento all’amministrazione nel suo complesso, alle unità organizzative o aree di responsabilità in cui si articola e ai singoli dipendenti o gruppi di dipendenti”. Intanto, per completare il quadro di riordino contenuto nella delega Madia mancano ancora i via libera definitivi ai decreti bis sui licenziamenti lampo e sulle partecipate.
Annunci