DI GIOVANNI BATTAGLIA

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Dal nostro inviato a Cannes
Oggi è stato il giorno tanto atteso della proiezione del film di Bong Joon Ho “Okja”
Non avevo mai visto tante persone alla ricerca di un biglietto come ieri ed oggi per questo film
Non avevo mai sentito tanta attesa per un film che si presentava come fonte di mille polemiche tra Netflix ed il festival di Cannes.
Il film in questione non sarà distribuito nelle sale cinematografiche perché Netflix lo mostrerà solamente sul proprio canale.
Strano eh?
Pensate il paradosso se dovesse vincere la Palma d’oro; solamente gli abbonati a Netflix potrebbero vederlo.
Infatti in conferenza stampa Pedro Almodovar non ha girato intorno alla questione
“Sarebbe paradossale assegnare una Palma d’oro ad un film che poi non dovesse andare in una sala cinematografica.
Non ho nulla contro le piattaforme digitali, anzi sono un ottimo mezzo ma non possono sostituire la sala cinematografica e non possono cambiare le abitudini degli spettatori.
La soluzione è semplice: le nuove piattaforme devono accettare le regole del gioco, e questa è l’unica strada per sopravvivere.
Sono convinto che almeno la prima volta che uno spettatore vede un film debba essere in una sala cinematografica perché lo schermo sul quale lo vede non può essere più piccolo della propria sedia”.
Will Smith è stato più aperto “Io ho tre figli che vanno al cinema molto spesso e allo stesso tempo vedono i film su Netflix e credo sia una opportunità per poter vedere film che diversamente non avrebbero la possibilità di essere visti per difficoltà distributive.
Anche se capisco il problema credo che si possa fruire di un film in entrambi i modi.
Nella mia casa, l’arrivo di Netflix non ha avuto nessun effetto negativo anzi.
In tutti i casi, Thierry Fremaux, ha dichiarato che a partire dal prossimo anno nessun film che non avrà una distribuzione in una sala francese potrà essere accettato al Festival del cinema di Cannes.
Come dire siamo democratici ma le regole le facciamo noi.
Certo non è un problema semplice ci sono in ballo tantissimi soldi, il futuro del cinema e quindi anche del festival ed allo stesso tempo lo sviluppo di una piattaforma che rappresenta in qualche modo il futuro.
Sicuramente non si può prescindere dal fatto che nulla può sostituire l’emozione della visione di un film in sala perché il cinema è il cinema e deve restare tale ma allo stesso tempo si apre un dibattito che segnerà la storia dei prossimi anni; come si comporterà Cannes il prossimo anno se Martin Scorsese, un regista estremamente vicino al festival ed estremamente sensibile al tema del cinema indipendente tanto da investire in un progetto per la produzione di film di giovani registi, dovesse presentare al festival il suo nuovo film prodotto da Netflix?
Questo è l’antefatto che ci porta sulla scena del crimine cioè la proiezione di oggi del film incriminato…
La proiezione inizia ma il formato con cui è proiettato il film è sbagliato ed i tecnici per la prima volta nella mia memoria sono costretti a interrompere la proiezione per sistemare le cose.
Partono urla e fischi una insurrezione generale perché per ben cinque minuti pare che nessuno in sala proiezione si sia accorto del problema e tutta la stampa internazionale grida al complotto contro Netflix avvalorato anche da un comunicato stampa del festival che si scusa per l’accaduto e spiega che c’è stato solo un problema tecnico.
Certo una scusa non richiesta fa pensare…
Un bravo complottista potrebbe trovare materiale per dire che sono tutti d’accordo e stanno cercando di trovare un sistema che dia una piccola scossa ad un festival teso, con film per ora non estremamente interessanti forse per guadagnarci tutti qualcosa.
In conferenza stampa regista ed attori hanno minimizzato sull’accaduto ed il regista ha detto di essere contento dell’accaduto perché i primi cinque minuti del suo film grazie all’inconveniente sono stati visti per due volte dagli spettatori.
Tutte le polemiche non devono far dimenticare che al centro di tutto restano i film e “Okja” è un film carino ma niente di speciale quindi Pedro Almodovar non avrà sicuramente il problema di dover assegnare una palma a questa fiaba moderna che racconta la vita di Mija una bambina coreana che vive con il suo migliore amico un maiale gigante creato da una azienda che adesso lo vuole abbattere perché enorme e deforme.
Lo potremo definire un fantasy ambientalista che oscilla costantemente tra la malinconia e la poesia usando ricordando i film di Hayo Miyazaki in particolare “Totoro” dove il sogno di una bambina di opporsi all’ingiustizia trionfa ma senza riuscire a trasportarci in un mondo di sogno come riesce a fare il maestro giapponese.
Tilda Swinton è molto brava come Paul Dano e Jake Gyllenhaal e le immagini sono bellissime, anche in questo caso parliamo di un film estremamene visuale dove la fotografia di Darius Khondji è impeccabile e tutto sembra costruito benissimo al punto da sembrare falso anzi da essere stato costruito apposta per colpevolizzare lo spettatore carnivoro eventualmente presente in sala.
Dopo un inizio molto ben fatto anzi dove alcune scene risultano straordinariamente credibili, inizia il sospetto che il film voglia cavalcare una battaglia e che sia troppo ricercata la lacrima dello spettatore.
Se non fosse stato anticipato dalle polemiche e dal presunto sabotaggio il film non avrebbe avuto le prime pagine come è successo oggi. Viva il marketing!

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