DI CHIARA FARIGU

Chi semina raccoglie, dicevano i nostri avi avvezzi a pianificare il futuro basandosi su dati empirici. Eppure, spesso e volentieri, ci azzeccavano. Oggi l’Istat, conferma, che in quella filosofia spicciola c’era più che un fondo di verità: stiamo raccogliendo i frutti malati di una semina andata a male e ne stiamo pagando le conseguenze. Uscendo dalla metafora, la semina ha un nome ben preciso: Jobs Act e i frutti sono i contratti di lavoro a tempo indeterminato che colano a picco. Il tanto osannato provvedimento che avrebbe dovuto, nelle intenzioni del legislatore, favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, si sta rivelando un megagalattico flop. A sostenerlo non sono quelli sempre contro a prescindere. I dati incontrovertibili, relativi al 1° trimestre del 2017, elaborati dall’Osservatorio sul precariato Inps parlano chiaro: se da un lato aumentano le assunzioni nel privato, dall’altro diminuiscono vertiginosamente quelle a tempo indeterminato, toccando la cifra del -58%. Facile capire il perché. Finiti gli sgravi contributivi che hanno fatto da traino, le imprese hanno invertito la rotta tornando allo status quo del prima del Jobs Act e della Legge di Stabilità per il 2016.
Ad avere la meglio, manco a dirlo, i contratti a tempo determinato, in aumento del 16,5% e quelli di apprendistato, saliti del 29,5%, per i quali però è in forte decremento (-17,3%) la trasformazione del contratto da apprendista in contratto a tempo indeterminato.
Entrando nello specifico, l’Osservatorio stabilisce che sono i settori del turismo, della ristorazione e del commercio in generale a registrare l’aumento delle assunzioni a termine con un +28,3%, un significativo aumento del 19,7% pure nel comparto costruzioni. Anche il rapporto tra cessazioni dal lavoro e nuovi assunti, rispetto al 1° trimestre del 2015, è nettamente inferiore.
Ad aumentare in modo considerevole le domande di disoccupazione: inoltrate all’Inps, nel mese di marzo, 111.334 richieste di indennità di disoccupazione (+ 12% ), in leggero calo invece il numero di ore autorizzate di cassa integrazione.
In aumento del 2,9% i licenziamenti che nel 2017 sono stati pari a 143.200, tuttavia, si rileva che quelli per “giusta causa”, sui quali è intervenuto il Jobs Act nel 2015 l’aumento è stato del 14,4% nelle aziende con meno di 15 dipendenti, decisamente superiore, in quelle con oltre i 15 dipendenti.
Assunzioni a termine, dunque, boom di licenziamenti e domanda di disoccupazione. E’ quanto ci racconta l’istantanea Inps. Un quadro decisamente fosco quello che hanno davanti le persone in cerca di un’attività. Dati che vanno a braccetto con quelli del Rapporto Annuale Inps, relativi alle condizioni socio-economiche del nostro Paese che tratteggiano un’Italia fatta di pensionati, impiegati e con una disoccupazione giovanile alle stelle. 7 giovani su 10 vivono sotto il tetto dei genitori, la precarietà la loro compagna di vita. Certezze poche o nulle, aspettative tante, delusioni troppe. Possibilità di invertire la rotta, allo stato attuale, poche o nulle. Servirebbero altre semine e altri raccolti ma , ahimè non ci sono più i giardinieri di una volta. Spariti, come il lavoro, in un Act

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