DI ALBERTO FORCHIELLI

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Ormai è delirio di onnipotenza per la vispa Theresa, che ha costruito la campagna elettorale sul culto della personalità: la sua.
In tutta la propaganda il termine “Partito conservatore” e “conservatori” è ridotto ai minimi termini, sostituito dal marketing del Team Theresa, la squadra di supporto senza volti e senza voci: ormai parla solo lei, come un cucù svizzero, per ripetere gli slogan: “Votate tutti per me, e forti e uniti strapperemo all’Europa il miglior Brexit. L’alternativa è la “Coalizione del caos” che si formerebbe attorno a Corbyn, e l’Europa ci farebbe a pezzi”. In un programma elettorale ridotto all’osso attorno al vessillo del Brexit, Team Theresa ha infilato populismi riciclati sperando bastino a conquistare voti determinanti nei seggi marginali detenuti dai laburisti: una cosmesi rabberciata per convincere la gente non ancora ebbra di Brexit che il partito dell’establishment e del capitale è adesso il miglior rifugio delle classe lavoratrici e dei diseredati. Tra le promesse elettorali non ancora supportate da indicazioni di costi e coperture spicca il rafforzamento delle pensioni di stato, ma in parallelo ad un attacco ai pensionati dei ceti medi e alti: Theresa promette un sistema assistenziale d’avanguardia per far fronte all’invecchiamento della popolazione nel dilagare delle condizioni senili debilitanti. Ma la novità è che mentre i nullatenenti e meno abbienti riceveranno le cure gratuitamente, gli anziani proprietari di una casa da 100.000 sterline in su pagheranno il conto alla morte con il valore dell’immobile. I pensionati nel mirino, che non potranno più lasciare eredità significative ai figli qualora venissero colpiti da Alzheimer, demenza e quant’altro, potrebbero concludere che i risparmi sono più sacri del Brexit. Con la “Death Tax”, la tassa della morte, Theresa rischia il contagio.

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