DI BARBARA PAVAROTTI

Ma dove è finita l’etica del lavoro? Nella benestante provincia di Arezzo un’azienda licenzia a gennaio un’impiegata di 30 anni perché non vuole accettare una riduzione di stipendio né essere pagata in nero. Poi ai primi di maggio la ditta denuncia l’ex dipendente per estorsione: è accusata di aver portato via dagli uffici della società, la “Levane spurghi industriali srl” di Montevarchi, documentazione contabile e dati sensibili relativi ai clienti e di aver chiesto, per restituirli, un riscatto. Ma il bluff dura poco. In 15 giorni i carabinieri accertano un’altra versione dei fatti: gli estorsori sarebbero i titolari dell’azienda, padre e due figli. Sarebbero stati loro a ricattare l’ex dipendente e a mettere in atto una serie di minacce nei suoi confronti. Spiegano i carabinieri di Arezzo: “I tre, in palese violazione del contratto nazionale, hanno ricattato la signora obbligandola ad accettare uno stipendio inferiore alla busta paga, infatti percepiva 800 euro anziché i 1200 previsti. Poi parte del lavoro le veniva pagato in nero. L’impiegata si è ribellata e ha rivendicato i propri diritti”. Da qui il licenziamento, dopo circa otto anni di lavoro, e poi la denuncia con l’accusa di aver portato via i libri contabili . Lei ci ricattava, ha denunciato l’azienda: “Se non mi riassumete, non vi ridò i documenti”. Ma la donna non li aveva questi libri contabili, dicono i carabinieri, anzi, ha portato prove dell’evasione fiscale e anche di diverse violazioni ambientali della sua ex ditta sulle quali ora sono in corso accertamenti. L’impresa di Montevarchi, che si occupa di spurghi di fognature e di pozzi neri, è ora sotto indagine per frode fiscale e inquinamento ambientale.
Perché dunque quest’azienda è arrivata a fare una denuncia verso un’ex dipendente che si è rivelata un boomerang? E’ una situazione kafkiana, dicono i carabinieri, speravano forse che lei non reagisse, che si intimorisse. Invece l’impiegata non si è fatta intimidire, ha denunciato a sua volta la ditta e i titolari si sono messi nei guai da soli.
Succede in una fetta di Toscana dove non è tutto oro quel che luccica. Anche qui il mondo del lavoro si rivela in tutta la sua crudeltà. I contratti a tempo indeterminato sono un peso. Stipendi a 1200 euro al mese sono un peso, bisogna abbassarli. Il lavoro è diventato una partita ferocissima senza regole dove un’impiegata può essere sbattuta fuori e finire pure nel mirino di accuse che poi si rivelano infondate. Un duello senza esclusione di colpi fra datori di lavoro e lavoratori. Può continuare così? Chi lavora può essere considerato merce da buttare e coprire di fango? La strada è segnata, se i lavoratori non torneranno a ribellarsi in blocco come in passato hanno saputo fare. Se non scenderanno in piazza per reclamare concetti antichi come dignità e diritti.
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