DI LUIGI IRDI

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Da un paio di giorni (ma poi la facciamo finita eh) si trascina una discussioncella tra Giancarlo Loquenzi e me. Da me interpellato a seguito di un suo post Loquenzi ha dichiarato che lui non avrebbe pubblicato la notizia della telefonata tra Matteo Renzi e il babbo (lo scoop del collega Marco Lillo del Fatto Quotidiano) per un paio di motivi.
Il primo è che a suo giudizio “non è una notizia”, il secondo è che diffondendola avrebbe commesso il reato di violazione di segreto investigativo o non so che, insomma avrebbe violato la legge. Loquenzi mi corregga se ho capito male.
Dato che sono di parere completamente opposto vorrei dire
due cosette.
Che la telefonata di Renzi al babbo non sia una notizia mi pare affermazione temeraria. In primo luogo ci sarebbe da chiedersi come mai, se non è una notizia, la storia è stata ieri l’apertura di tutti, dico tutti, i giornali italiani e come mai per due giorni non si è parlato d’altro anche sui siti di informazione e come mai la faccenda abbia generato perfino il consueto spartito per oboe del presidente emerito Napolitano e un solenne speech da parte del presidente del Pd Matteo Orfini che ha tirato in ballo la democrazia in pericolo.
Non ho ascoltato la trasmissione di Loquenzi ieri o l’altro ieri, e non so se ne ha parlato anche lui ma lo sospetto fortemente.
Insomma non vorrei che Loquenzi (e chi la pensa come lui) si identificasse nella barzelletta di quello avendo imboccato l’autostada al contrario si chiede come mai tutti corrano contromano.
Potrei fermarmi qui ma chiarisco meglio. A mio modo di vedere tutto ciò che riguarda un uomo pubblico di alto rango, e qui stiamo parlando delll’ex presidente del consiglio e del segretario del “would be” maggior partito italiano, è interessante per i lettori perchè qualunque elemento può generare un giudizio sul soggetto che si candida al governo del Paese. Quindi mi interessa anche la marca di carta igienica che usa.
Figuriamoci un colloquio telefonico in cui il figlio (meritoriamente) intima al padre di non mentire su (presunti) incontri obliqui con lupi del mondo degli appalti. Quella trovata e pubblicata da Marco Lillo del Fatto quotidiano è una fior di notizia. Chiederei, domanda supplementare, a Loquenzi: “Se la stessa telefonata o roba simile avesse coinvolto Grillo l’avresti taciuta ugualmente?”. Io no, l’avrei pubblicata di corsa.
Ho assistito alla fiera del ditino alzato a cui nemmeno Loquenzi si è sottratto (peraltro in ottima compagnia). Dice, ah ma l’ha pubblicata su un libro invece che sul suo giornale e questo la rende meno notizia (ma stiamo scherzando?). Ah, ma come mai se l’è tenuta in frigo per un po’ invece di spararla sul suo giornale immediatamente (risposta: evidentemente per arricchire il suo libro. con un ingrediente gustoso e attrarre di più il pubblico. Perchè, c’è qualcosa di sbagliato?).
Ah, ma chissà chi ha passato a Marco Lillo l’informazione. Embè? Classica parabola della luna e del dito. Che ce ne frega da dove Lillo ha rimediato la notizia? Ci interessa che sia vera e lui è stato bravo a trovarla. Forse disturba che Lillo abbia tirato un buco a tutti, soprattutto a quelli che una notizia vera non l’hanno mai trovata in vita loro (by the way, ho letto nei giorni scorsi un autorevole giornalista spiegare proprio questo, di non aver mai trovato una notizia, e ho avuto pure l’impressione che se ne vantasse).
Ah, ma ci sono notizie ben più importanti di cui parlare!, mi hanno fatto osservare l’amico Andrea Colombo e l’amica Daria Lucca. Ah bè, certo il global warming è più importante, anche la guerra in Siria o i razzi di Kim Jong Un, per non parlare di Trump e dei casini che combina. Però nel nostro piccolo anche Renzi ne combina mica male e quindi possiamo dedicare un po’ di spazio anche a lui?
(Incidentalmente, vedo che Loquenzi tira in ballo la categoria dei Renzi haters, che sicuramente esiste, come quella dei Renzi lovers, ma che con l’essenza e con l’autenticità della notizia non c’entra una mazza).
E infine: “ma non senti l’odore dei Poteri Forti in questa operazione?” (copyright del mio carissimo amico Gianfranco Lepore).
Mi fermo qui sulla questione notizia – non notizia e passo oltre.
Pubblicare l’intercettazione, dice Loquenzi, è un reato. Ha ragione. E’ vero.
Il problema, per un giornalista, è delicato perchè si contrappongono l’interesse pubblico delle informazioni e la legalità della loro diffusione. (E’ d’uopo ricordare che un giornalista che pubblica materiali che fanno parte di un provvedimento giudiziario rischia un’ammenda sui 120 euro).
Anche qui il mio parere diverge totalmente da quello di Loquenzi. Per me viene prima il diritto all’informazione. La definizione di giornalismo come l’attività di chi “stampa ciò che non si vuole sia stampato e tutto il resto è propaganda” rimane sempre la migliore.
E’ fastidioso citarsi ma pur di raccontare una storia di riciclaggio di Bot rubati che coinvolgeva personaggi del mondo giudiziario romano mi sono fatto tre giorni di Regina Coeli molti anni fa (Natale 1982) e mi è andata di lusso.
Penso a Fabio Isman del Messaggero che si fece tre mesi. Al mio amico Pier Vittorio Buffa dell’Espresso che un mesetto di gabbio se l’e’ fatto pure lui. E a molti altri colleghi che hanno passato bei guai per aver violato segreti.
Il punto è: i giornalisti devono stare dalla parte di chi racconta le notizie o dalla parte di chi cerca di fermarle? Non credo si possano avere dubbi. Ma voi ci andate mai al cinema? Non vedete che i giornalisti sono i buoni e il potere è quello cattivo? )
Nel pieno rispetto delle legge della riservatezza avremmo avuto i Pentagon Papers e il Watergate ? Avremmo avuto Wikileaks e i file riservati di Julian Assange e avremmo avuto Edward Snowden che ci ha spiegato come tutti siamo controllati fino ai peli della nostra barba?
Questo è un punto decisivo, direi, che sottopongo senz’altro a Loquenzi.
Dato che sei un giornalista del servizio pubblico Rai pagato anche con le mie tasse io vorrei sapere senza equivoci se tu, per citare il caso Wikileaks, stai dalla parte di Chelsea (Bradley) Manning, di Julian Assange, del Guardian, del New York Times, dello Spiegel, della Frankfurter Allgemeine Zeitung, del Pais, tutti giornali che pubblicarono in contemporanea i materiali riservatissimi di Assange, o se stai dalla parte delle autorità americane che vogliono Assange in galera a vita.
Perchè è bene sapere chi sono i veri “manettari”.
Vorrei sapere se stai dalla parte di Edward Snowden o dalla parte del governo americano che lo vorrebbe morto. Vorrei sapere, cioè, se posso fidarmi di te, se, apprendendo una notizia di qualche interesse anche non planetario, parleresti ai microfoni della tua radio oppure la inguatteresti per via della multa da 120 euro.
Infine un’ultima considerazione più leggera. Chi fa il nostro lavoro, quando trova una notizia con i fiocchi, è contento, molto contento. Quella bottarella di adrenalina che deriva dal fatto di sapere qualcosa che non sa nessuno, quel tempo che passa fino al momento della pubblicazione in cui temi che qualcuno ti possa soffiare la notizia, hanno sapori gustosi e piacevoli. E’ divertente. E’, in quei momenti, come vincere a guardie e ladri. Mi pare che ci siano in giro un sacco di giornalisti che non sanno più giocare, giovani e già così pallosi.
Grazie per l’attenzione. E spero di non essere stato brusco, nel qual caso porgo di nuovo le mie scuse. E’ un problema di carattere.
PS . Ho letto un vergognoso post di Annalisa Chirico in cui il collega Marco Lillo viene attaccato con una volgarità e con uno sbocco di bile stupefacente. Non credevo ai miei occhi. La ragazza dev’essere parecchio stressata. Io mi farei controllare le transaminasi. (da fb)
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