DI MARCO GIACOSA

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La grossa differenza, ancor più che nei numeri (se, come credo, sarà) e negli appuntamenti (fighi, ma non è che quelli dentro, gli anni scorsi, fossero male – quest’anno sono fighissimi quelli fuori) tra questo Salone e quelli prima è la sensazione che gli editori siano felici.
Parlo degli editori con cui si può discutere in fiera, non degli amministratori delegati di holding che un anno sistemano questi budget e l’anno dopo rivoluzionano i conti economici di un’immobiliare; parlo degli editori che fanno libri e non potrebbero fare altro, dei loro editor, anche dei loro autori coccolati, insomma di tutti quelli che quando vedono un libro, per un motivo o per un altro, si illuminano.
Gli editori felici, lo so, fa molto “le nostre galline sono felici”, cosa di marketing per vendere le uova (l’ultima: le capre felici, per vendere il latte), e però se il prodotto libro è vivo (e veicola idee, quindi mondi, quindi contribuisce in maniera irrinunciabile al miglioramento delle persone e della vita sul pianeta), è grazie a chi ha nell’animo la ricerca di storie, idee, mondi.
Mi sembra che la felicità degli editori sia un buon parametro per valutare le condizioni dell’ambiente.

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