DI ALBERTO CRESPI

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Avrete seguito, sui giornali , le polemiche sulla presenza in concorso a Cannes di due film targati Netflix, la nuova piattaforma digitale ormai attiva anche in Italia. Il primo dei due film, “Okja” del coreano Bong Joon-Ho, è passato stamattina. Proiezione surreale, che vi racconto in poche parole.
Proiezione stampa alle 8.30, in sala Lumière. Il marchio Netflix compare tre volte nei titoli di testa, nel giro di pochi secondi. Alcuni applaudono, molti fischiano. Più che al festival di Cannes, sembra di essere in tribuna Montemario all’annuncio delle formazioni di un Roma-Lazio. Finiscono i titoli, parte il film… e il mascherino è sbagliato! Anche con il DCP e tutte le diavolerie digitali che sappiamo, il proiezionista può sbagliare. L’errore non è clamoroso, manca una fettina di immagine in alto e vi confesso tranquillamente che io non me ne ero nemmeno accorto. Scemo io: qui siamo nel regno dei cinefili talebani, e parte la caciara. Fischi, urla, boooh. Si va avanti per dieci minuti. Il proiezionista probabilmente è morto, oppure – fatto partire il DCP – è andato a farsi un croissant. Il mito dell’organizzazione cannense crolla, quello delle reazioni isteriche di molti esponenti della stampa viene rafforzato. Dopo un po’, si accendono le luci, viene ampliato lo schermo fra le urla di dileggio del quarto potere, il film riparte. Il logo di Netflix viene nuovamente fischiato: un po’ come quando a Venezia i “duri e puri” fischiavano il logo di Medusa, credendo così di fare integerrima opposizione al governo Berlusconi.
Il film è una fiaba ecologico-vegeteriana per adulti, la storia dell’amicizia fra una bimba coreana e il super-porco geneticamente modificato che lei ha allevato come fosse un cagnolino (li vedete nella foto). Niente di che: il concorso di Cannes poteva tranquillamente farne a meno. La farsa della faida Cannes/Netflix prosegue. L’unica cosa certa è che Pedro Almodovar non avrà alcuna difficoltà a NON dare la Palma a un simile film.
La morale? Cannes è un posto sempre più infrequentabile. Sono tutti isterici, e molti – anche qui su fb – trinciano giudizi incomprensibili. Ne parliamo stasera a “Hollywood Party”, con Miriam Mauti. Saluti a tutti.
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