DI SERGIO DI CORI
In questi giorni, il principe sovrano della regressione planetaria globale, al secolo Mr. Donald Trump, sta decidendo se protestare l’accordo di Parigi firmato dagli Usa -e dal resto del pianeta- nel 2016, (relativo alle emissioni tossiche provenienti dai fossili e al rispetto delle procedure necessarie per frenare l’irreversibile surriscaldamento del pianeta) oppure rifiutarsi di cedere alle pressioni dei petrolieri e della finanza speculativa brutale che lui rappresenta, accettando così di far parte dei pensanti terrestri.
Noi, in questa fase, siamo osservatori passivi, in attesa della sua decisione.
Non possiamo che sperare e pregare per la promozione del sano Buon Senso.
Si tratta di una scelta fondamentale per il destino e il futuro dell’umanità.
Nel caso che il Donald decidesse di uscire dall’accordo, dovremmo prenderne atto e rubricare un inedito e nuovo panorama internazionale geo-politico, che ci pone nella condizione di affrontare il mondo in forma diversa: gli Usa e i petrolieri da una parte, tutto il resto del mondo dall’altra.
E sarà un teatro planetario completamente, radicalmente, totalmente diverso.
Questa drammatica scelta, infatti comporterà, inevitabilmente, uno sconquasso generale.
Nei prossimi giorni, una volta formalizzata la scelta dell’esecutivo statunitense, avremo occasione di ritornare spesso sull’argomento, essendo questo il tema dominante del dibattito politico attualmente in corso nel pianeta. Purtroppo invece noi (qui nel senso di “italiani”) pensiamo che il destino dell’umanità, in questa fase, dipenda dal fatto che Pisapia si mette d’accordo con Fassina, che Alfano fa la guerra a Renzi o che l’accordo tra PD e M5s  è  “un inciucio” oppure meriti l’accezione -meno popolare e meno apportatrice di consenso- di “compromesso inevitabile”.
Non si parla di ciò che si sta verificando a Washington, come se non ci riguardasse.
Così va il mondo, qui da noi.
Per fortuna esistono altri canali (come il web) in questo caso decisamente antagonisti alla comunicazione televisiva mainstream italiana (così è, sorry)
Perchè lì in Usa, la battaglia è furibonda.
Il tanto vituperato Obama, insultato, attaccato e diffamato dall’odio anti-americano ideologizzato così altamente diffuso in Italia negli ultimi otto anni, aveva modificato radicalmente (nel senso letterale del termine: “in maniera radicale, ovvero: strutturale”) la struttura economica nazionale nel campo della produzione dell’energia, lanciando le cosiddette rinnovabili, non soltanto come scelta etica ambientalista di rispetto ecologico, bensì anche come solido trend del futuro prossimo e quindi il terreno giusto nel quale investire. Quando, a giugno del 2015, aveva pubblicamente sostenuto “l’energia prodotta dai fossili è arrivata al capolinea, è necessario dare inizio alla definitiva chiusura e smantellamento delle miniere di carbone abbandonando anche la via del petrolio per passare gradualmente al solare, eolico e idrogeno: le uniche fonti sostenibili dal pianeta” venne applaudito dagli ambientalisti evergreen statunitensi ma allo stesso tempo ebbe inizio l’opera planetaria della sua demonizzazione a firma del russo Putin, del venezuelano Maduro e della casa reale dell’Arabia Saudita, ovvero i tre più grandi produttori di petrolio al mondo.
In Italia non c’è stata, in quella fase, la possibilità di poter dibattere sulla questione e comprendere ciò che stava facendo Obama, perchè Putin, i sostenitori degli arabo-sauditi e i revolucionarios pro-Maduro, nel web italiano sono la stragrande maggioranza, grazie anche alla totale insipienza e ignoranza (non dico malafede) della maggior parte dei siti sedicenti ambientalisti che fomentano l’anti-americanismo retorico perchè porta voti, consenso e fa sempre tanti mipiace, anche se si tratta di un suicidio verde. Tanto è vero che sul web, il 9 novembre del 2016, circolava l’esaltata emozione di felicità dichiarata da parte dei sedicenti “antagonisti/oppositori” sparsi tra pentastellati, leghisti, forzisti, estrema destra, estrema sinistra, e verdi di varia natura, che vedevano nel signor Donaldo il grande condottiero per la liberazione del pueblo oppresso.
Ancora oggi, molti di loro non hanno capito come si sono messe le cose.
Il signor Donaldo, infatti, se ne sta andando a sbattere da solo contro l’ineffabile muro della Storia perchè in diverse zone degli Usa, molti ma davvero molti imprenditori dell’energia (anche di fede repubblicana) hanno deciso di investire nelle rinnovabili sposando la causa dell’ambientalismo ecologico planetario.
Per fortuna c’è chi ci racconta e ci informa su ciò che accade.
La chicca del giorno di cui si parla a New York (città natale del signor Donaldo) ce l’ha raccontata (sul web) una nostra scienziata.
Si chiama Maria Rita D’Orsogna.
La ringrazio per la notizia: consente riflessioni e dibattiti utili alla collettività dei pensanti.
Ecco qui di seguito la sua breve biografia, da lei stessa redatta. Nonchè il racconto di ciò che sta accadendo in una zona a nord di Manhattan, dove il signor Donaldo aveva stabilito che una certa miniera di carbone in disuso avrebbe dovuto essere rimessa operativamente in funzione quest’estate, tanto per ammorbare l’aria.
Le cose non sono andate affatto come lui voleva e sperava.Anzi, esattamente nella maniera opposta.
Così si fa Politica: con i fatti, con le azioni nel territorio e dentro l’economia sociale.
Senza tante parole.
Buona lettura.
Maria Rita D’Orsogna
Fisico, docente universitario, attivista ambientale
Sono nata e cresciuta nel Bronx ed ho trascorso l’infanzia fra la tolleranza e la curiosità di New York City e la serenità e il verde di Lanciano, in provincia di Chieti.
Mi sono laureata a Padova in Fisica nel 1996 e dopo aver trascorso del tempo a Milano, Parigi, Chicago e Washington sono approdata a Los Angeles, dove vivo stabilmente dal 1999.
È una città che ancora mi sorprende e che adoro, per tutta la sua ricchezza umana e culturale e non solo per il sole splendente della California.
Nel 2007 venni a sapere che l’ENI intendeva trasformare i vigneti di Ortona, lungo la costa teatina, in un campo di petrolio con annessa raffineria.
Non so cosa sia scattato dentro di me ma, sebbene lontana, non potevo accettare che l’ENI portasse via un angolo d’Abruzzo e cosi, in un misto di amore italiano e di razionalità americana, ho dato tutto quello che avevo per salvare la contrada Feudo dalle grinfie dei petrolieri.
Grazie a una mobilitazione popolare senza precedenti in Abruzzo, ci siamo riusciti: l’ENI nel 2010 ha abbandonato quello che aveva sbandierato ai suoi investitori come il suo progetto più ambizioso in Italia.
Da allora non ho smesso mai. Ci sono concessioni petrolifere da Vercelli fino a Pantelleria, tutte in piccoli paradisi naturali. Cerco di usare tutto quello che il web offre per informare il cittadino comune, per rompere le scatole e per ricordare a petrolieri e politici che l’Italia non è l’Arabia Saudita.
Vengo in Italia frequentemente per conferenze e per sfatare i miti di Assomineraria e compari. Spesso mi dicono di essere ‘la pasionaria del petrolio’, invece il mio è soltanto un profondo senso di giustizia sociale e del dovere, sentimento stancante ma da cui non ci si può sottrarre.
www.csun.edu/~dorsogna
www.dorsogna.blogspot.com
No all’Italia petrolizzata
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