DI CHARLOTTE MATTEINI
Più o meno è andata così: nel pomeriggio di ieri, scrollando distrattamente la timeline di Facebook in un momento di noia, mi appare lo screenshot di un annuncio di lavoro piuttosto umiliante. Ho fatto delle verifiche e ho scritto il post, pour parler. Quell’annuncio ha talmente surriscaldato gli animi che ne è nato un dibattito infinito. L’azienda è stata subissata di critiche e telefonate e mi ha contattata per spiegarmi che si è trattato di un errore e che loro comunque convertono in contratto di apprendistato l’85% degli stage. Benissimo.
Non c’è motivo di dubitare delle affermazioni del responsabile delle risorse umane dell’azienda, resta però un fatto: le richieste avanzate per un posto di stage sono spropositate rispetto alla rimborso spese offerto, soprattutto dalla lettura dell’annuncio si evince che la persona ricercata debba essere in possesso di competenze difficilmente acquisibili senza esperienza pregressa in altre azienda e deve essere pronta a gestire trasferte in Italia e all’estero che difficilmente possono essere da una persona neo-laureata e senza esperienza, quale dovrebbe essere una persona a cui è diretta un’offerta di tirocinio, questo è il punto.
Qual è il problema? Quello del Gruppo Dimensione non è un caso su mille. Basta una breve ricerca online per scorgere decine e decine di annunci del genere, in ogni settore. Basta ascoltare anche le storie di ragazzi che stanno cercando di “fare la gavetta” in questi anni o che l’hanno conclusa da poco per accorgersi che questi annunci sono la regola, non l’eccezione.
E, come spiegò qualche settimana fa Briatore, questo atteggiamento implica una cosa deleteria, lo spingere i lavoratori ad accontentarsi e a vedere 1500 euro al mese come il traguardo della vita, perché gli standard sono eccessivamente livellati al ribasso e 600 euro al mese diventano poi non così male, “dai, c’è di peggio là fuori”.
Sono contenta di aver contribuito a spingere le persone a parlare di questo tema per tutta la giornata, perché parlarne è importante. Anzi, è necessario. Il problema è che domani di questo tema ci saremo dimenticati tutti, fino alla prossima polemica.
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