DI CARLO PATRIGNANI

Nascondere una gravidanza e poi spegnere la nascita, ossia la vita, del neonato buttandolo dal balcone di casa non possono essere comportamenti, atti, per così dire, normali, tanto che suscitano nella gente rabbia e angoscia.

Ne parliamo con lo psichiatra e psicoterapeuta, Andrea Cantini che subito definisce disumano il delitto di Settimo Torinese che ha provocato accesi dibattiti con punte di reazioni forcaiole, puntualizza, sulla cosiddetta normalità che spesso ci riserva sgraditissime sorprese da persone perbene e del tutto insospettabili: Lei che ne pensa?

Parlerei di normalità assassina quando si compiono atti così disumani, efferati! Non v’è dubbio che siamo in presenza di una malattia mentale: nascondere la gravidanza per un verso e poi non ricordare nulla di quel che si è fatto dopo il parto, non rientrano affatto nella normalità, semmai nella  malattia: la stragrande maggioranza delle donne vive la gravidanza e la nascita come straordinari, importanti eventi.

Bisogna dunque farci i conti con questa normalità assassina…

Quel che è scandaloso è la negazione della malattia mentale, che può stare nella normalità – precisa – Quella conclamata e manifesta, dare in escandescenze, straparlare, è riconosciuta perché evidente, al contrario di quella che si cela silente nella normalità. E il nostro compito di psichiatri e psicoterapeuti è scoprirla, diagnosticarla per curarla e guarirla. Finché non si supera questa negazione si resta nel buio più fitto e di fatto si impedisce, o meglio si vorrebbe impedire, una ricerca sulla realtà umana, sul pensiero umano, ricerca  che è ben nota da anni nella cultura in generale e nel mondo psichiatrico in particolare: è la Teoria della nascita di Massimo Fagioli formulata in Istinto di morte e conoscenza.

Ne discende che – continua Cantininascondere la gravidanza e poi buttare il neonato dal balcone è conseguenza dell’annullamento della nascita. Annullamento cui segue l’anaffettività  verso il neonato che pertanto non esiste, non è mai esistito. E avendo, con quest’operazione mentale, tolto il senso di essere umano al neonato, lo si può buttare dal balcone come uno straccio. E ne consegue pure, precisa, l’assurdo non ricordo nulla, della giovane donna.

Alla profonda, attenta, riflessione dello psichiatra e psicoterapeuta non sfugge il comportamento del compagno della donna: e’ da rimarcare l’incredibile reazione del compagno dell’infanticida: ‘non sapevo che fosse incinta’, tanto da scambiare il pianto del bambino con il miagolio di un gatto. Questo fatto pone inquietanti interrogativi sul rapporto uomo-donna di questa coppia genitoriale, totalmente complice nell’annullare il nuovo nato: e su tale tematica la Cooperativa Sociale di Psicoterapia Medica di cui faccio parte, effettua consulenze sui genitori a scopo preventivo.

E’, insomma, una grossa, enorme sfida culturale.

Altrochè! Questo evento nella sua disumanità mi ricorda – chiosa Cantini – un assurdo intervento di cinque anni or sono di alcuni colleghi italo-australiani, che negando qualsiasi differenza tra feto e neonato, sembravano giustificare, nelle loro farneticazioni, un ipotetico aborto post-natale.

Ultima domanda: insieme a questo disumano delitto avvenuto in un quartiere residenziale, è esplosa una guerra a vaccini e antibiotici. Intravvede in queste manifestazioni un rigurgito di quella pseudo-cultura sessantottina per cui andava abolita qualsiasi forma di potere compreso il medico e lo psichiatra in particolare?

Direi di sì, anche se l’interessante tema richiede una riflessione assai approfondita e mirata. Posso dire che l’antipsichiatria, come la grande truffa storica della psicoanalisi freudiana, permearono ben in profondità la rivolta del ’68, che voleva la fantasia al potere, la libertà assoluta, contro ogni forma di potere per cui, rovesciando clamorosamente le cose, era fascista non chi diceva la malattia mentale non esiste, ma chi voleva curarla e guarirla.

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