DI ROBERTO SCHENA
S’impara qualcosa da questo video di Andrea Rui. Per esempio, che la scusa del quartiere degradato per dare modo alle ruspe d’intervenire e specularci su, è vecchia. Con lo stesso pretesto, hanno sventrato il quartiere più caratteristico di Milano, il Bottonuto. Sorgeva a fianco del Duomo, fra le attuali piazza Diaz e via Albricci. Era il più popolare, pieno di vita, con gente di ogni estrazione sociale, diversi rinomati alberghi (tre dei quali ultrasecolari), botteghe, abitazioni a ringhiera, osterie e ritrovi. Bellissimo per il miscuglio di stili delle varie epoche, dal medioevo a oggi. Avevamo un centro storico popolare, ricco di botteghe, di postazioni per il cibo di strada (lo “street food” di oggi…), antiche osterie. Un’anima con un mix di varia umanità, capace di dare vita a un grande “movida”.

Il Bottonuto abbattuto

Il Bottonuto abbattuto

 Al suo posto oggi ci sono via Larga, piazza Diaz, piazza Missori, via Albricci e corso Europa. Come giustamente nota Rui, e come documentiamo in queste immagini, quei palazzoni che si affacciano fra via Albricci e via Larga, parte di un progetto chiamato “La Racchetta”, oggi sono semideserti. Doveva essere la “city”, il centro degli Affari (il palazzo della Borsa fa parte del progetto). Gli uffici e i negozi preferiscono andare altrove, nelle zone dei grattacieli nuovi e scintillanti. Porta Nuova è stata concepita in concorrenza al centro storico, per richiamare attività di pregio da lì e in parte c’è riuscita. La Porta Nuova di allora si chiamava Bottonuto.
Progetto sbagliato e affidato alla speculazione
In realtà, “la Racchetta” non aveva un futuro, lo si era capito anche allora. Infatti, il progetto rimase dimezzato. Il cuore degli affari si spostò verso piazza della Republica-stazione Centrale. Se fosse andato avanti avrebbe distrutto buona parte dei quartieri antichi da piazza Missori fino a via Vincenzo Monti, passando per via Torino, San Sepolcro, Morigi. Un progetto frutto della più nera speculazione edilizia, non si fermò neppure davanti a secolari monumenti.  Della chiesa di San Giovanni in Conca, un gioiello del XIII secolo, non è rimasto che un rudere, salvato in extremis. L’episodio fu anche allora talmente scandaloso, che Antonio Cederna lo citava come esempio da non ripetere nei centri storici.

Ecco che cosa sopravvive della chiesa di San Giovanni in Conca, XIII secolo

Ecco che cosa sopravvive della chiesa di San Giovanni in Conca, XIII secolo. Distrutta dalle ruspe

Come mostrano queste immagini, oggi, al posto del Bottonuto abbiamo un quartiere relativamente nuovo, lussuoso, elegante, ma morto. Già morto alle 20 di sera. E’ nato morto. La metà dei negozi sono deserti, gli uffici semioccupati, le abitazioni troppo care e spesso vuote.
Con la sopravvivenza del Bottonuto, oggi avremmo una zona caratteristica in cui far posto alla movida, un quartiere della vecchia Milano autentica “da mostrare”, paragonabile a Trastevere. Soluzioni così drastiche, come abbattimenti, sventramenti e accavallamenti contrastanti di varie epoche vanno ponderati meglio.
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