DI SABRINA PARAVICINI

Cinque anni fa ho fatto una ricerca per scegliere la scuola elementare per Nino. Nel plesso dove stava facendo la materna parlai con la vice preside che mi illustrò l’offerta delle elementari, grandi discorsi, tante parole, tante attività anche per i bambini con problemi.
Quando finì di parlare le feci una sola domanda.
“io vengo tutti i giorni alle 12 per prendere mio figlio per portarlo a terapia, ogni giorno vedo un bambino autistico seduto qui fuori con l’insegnante che da lontano lo chiama per nome per farlo tornare in classe. Ogni giorno vedo la stessa cosa, il bambino è sempre fuori, l’insegnante lo chiama sempre da lontano, come pensate di prendervi cura di mio figlio per cinque anni?”
Lei arrossì dicendomi che quel bambino era un problema per la scuola, problema che evidentemente nessuno aveva intenzione di risolvere pensai io.
Poi andai in una scuola elementare vicino a casa. La vice preside mi ricevette in una specie di sgabuzzino. Chiesi.
“Cosa offre la scuola per i bambini con disabilità o con problemi legati a autismo o disturbi dello sviluppo?”
Con orgoglio mi rispose: “facciamo tutto quello che lo stato ci obbliga a fare?”
“Vi obbliga?”
Anche lei arrossì e cercò di dare un senso a quella frase orrendamente infelice.
Poi andai alla scuola dove Nino oggi sta finendo la quinta elementare.
La preside ci ricevette nel suo ufficio, ci sorrise, ci disse che la scuola aveva una grande tradizione di accoglienza, che avrebbe richiesto il sostegno pieno per Nino e qualora il Miur non lo avesse dato avremmo potuto serenamente farle causa.
“Come causa?”
Lo disse con un sorriso disarmante, con gli occhi che brillavano, con la sicurezza che solo le persone centrate e solide riescono ad avere.
“Sì causa alla scuola, di conseguenza a me che sono la preside, il ricorso al tar, vi lascio il numero dell’associazione che si occupa di queste cose”
Cara preside B.M questa lettera è per lei, per la sua missione, per la sua forza, per il bene che mette nel suo lavoro, per la magia che è riuscita a creare in una scuola che abbiamo avuto il privilegio di frequentare, dove mio figlio grazie ai suoi insegnanti, e a lei che li ha scelti, ha fatto dei progressi eccezionali. Ha imparato a scrivere, a leggere, a studiare tutte le materie, ha imparato a condividere la sua diversità con i suoi straordinari compagni di classe, ha imparato anche a cantare e a stare in un gruppo di canto, i primi anni dovevamo tenerlo in braccio con i tappi nelle orecchie e le cuffie da cantiere, nell’ultimo coro ha cantato tutte le canzoni, sorrideva mentre mi guardava da lontano. Ma lei lo sa perché a questi cori, e a quelli di tutti gli altri bambini della scuola, non è mai mancata.
La scuola sta finendo e io la ringrazio dal profondo del mio cuore perché questi cinque anni sono stati le basi fondamentali e portanti del futuro di mio figlio.
La ringrazio per quel sorriso con cui ci ha accolto e non ci ha lasciato mai.
Grazie.

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