DI MICHELE PIZZOLATO

1. Con il proporzionale Renzi e le sue pulsioni autoritarie-governative sono finite. Renzi ha perso totalmente la lucidità politica: la sua smania di tornare sulla poltrona lo ha fatto perdere. Dopo le elezioni il PD renziano, in astinenza da poltrone, smanierà per fare un governo e potrà farlo solo con FI e – probabilmente – Lega. Renzi perderà ogni autonomia. Vedremo estenuanti meeting ad Arcore fra Matteo, Silvio e Dudu. Berlusconi terrà Matteo al guinzaglio politico (la presenza ai meeting di Dudu sarà un richiamo… ahahhah!!): infatti, come Berlusconi sa bene, se cade il governo, Renzi sparisce dalla politica e il M5S vola in carrozza a percentuali bulgare.
2. sarà un governo debolissimo: eseguirà le leggi, non riuscirà più a farle, meno che meno assurde riforme costituzionali. La centralità torna al Parlamento, dove il ruolo di altre forze (M5S in testa) sarà rilevante: pensiamo ai Voucher annullati dopo l’adesione del M5S al referendum abrogativo della CGIL. Ottimo risultato per chi, a differenza di Veltroni, Prodi e Renzi, è convinto che le leggi siano del parlamento, sede della rappresentanza dei cittadini, non del governo. E ottima notizia per quelli che: non me ne frega nulla di sapere il giorno dopo chi mi governa, sono interessato ad un parlamento che rifletta i cittadini e faccia leggi e orientamenti politici e ad un governo che ESEGUA… che si formi due – tre mesi dopo le elezioni non cambia nulla. Un governo che ESEGUE (esecutivo) è comunque in carica.
3. E’ perfetto il sistema tedesco in discussione? No. L’assenza di voto disgiunto fra uninominale e listino proporzionale bloccato, sono difetti gravi. Sono il sistema con cui il PD renziano (il M5S sta proponendo emendamenti contrari), disperatamente, cerca a) di nominare i parlamentari limitando le preferenze per controllare il partito; b) di trovare – assieme a Berlusconi – dei posti certi in lista da offrire a Pisapia, Alfano, Verdini in cambio del loro passo indietro, passo indietro che sarà certo.
Stiamo a vedere gli sviluppi, ma le premesse sono un deciso miglioramento dell’assetto politico del paese, soprattutto pensando a come eravamo messi il 3 dicembre.
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