DI MARCO ERCOLI

In qualsiasi parte del mondo, una donna incinta mediamente dopo 9 mesi mette alla luce una nuova vita. Qui da noi dopo nove mesi da un sisma di media intensità abbiamo le macerie lì nello stesso posto dove il sisma le lasciò dopo aver sbriciolato interi paesi del centro Italia. Ed il bilancio a 9 mesi di distanza da quella scossa delle 3:40 del 24 agosto dello scorso anno è sconfortante e sconsolante ma c’è pure chi ha il coraggio di far sfilare a Roma in pompa magna i Sindaci del cratere nella parata della Festa della Repubblica del 2 giugno, come se ci fosse qualcosa da festeggiare. Non tutti i primi cittadini del cratere hanno risposto presente all’invito del Capo dello Stato. Senza biasimare tutti quelli che lo hanno fatto, alcuni di loro li conosciamo personalmente e sappiamo che impegno mettono in campo tutti giorni, conosciamo anche chi ha deciso di restare a casa, tra la propria gente. Come Giuliano Pazzaglini, sindaco di Visso. «La mia non è stata una polemica, è stata una critica, esplicitata con un comportamento. Critica per molti motivi, il primo dei quali la disumanizzazione della gestione di questa emergenza. Mi spiegate come avrei potuto andare a Roma a “festeggiare” una Repubblica che il giorno prima aveva deportato gli evacuati temporaneamente alloggiati al Natural Village di Porto Potenza Picena?». A casa è rimasto anche Mauro Falcucci, sindaco di Castelsantangelo sul Nera. «Il mio 2 giugno è qui. È giusto trascorrere la festa della Repubblica dove le macerie sono ancora intatte, non dove ci hanno dimenticati». Anche Gianluca Pasqui, sindaco di Camerino, che oltretutto ricopre l’incarico di coordinatore dei sindaci del cratere, ha scelto di non esserci: «Lasciamo perdere le parate», ha chiarito con amarezza. E non c’era a Roma neppure Marco Rinaldi, ex sindaco di Ussita. Si è dimesso in polemica nei giorni scorsi. Denunciando tutto il caos di questa fase dove l’emergenza è tutt’altro che finita. Questa è la realtà dei fatti. Non si hanno neanche dati certi pubblici dell’entità del danno sismico e di cosa si stia facendo. Sappiamo che 131 comuni sono compresi nel cratere sismico. Le Marche sono la regione più colpita dal sisma, con ben 87 comuni terremotati contro i 14 dell’Abruzzo e in 15 ciascuno di Lazio e Umbria. I morti sono stati 299 di cui 14 stranieri. Gli sfollati attuali sono 3.950 in 348 strutture ricettive, 27.974 i contributi autonoma sistemazione. Le macerie attualmente censite 418.874 tonn di cui rimosse solo 53.000 tonn. Gli edifici pubblici danneggiati sono 2088 più 2098 scuole. I luoghi di culto 69. Le abitazioni private 49558. I sopralluoghi: 148.449. Dei 5.928 assistiti nella regione Marche, 1.765 si trovano in strutture ricettive locali e 3.059 negli alberghi della costa adriatica. Sono 677 le persone che trovano alloggio in container e camper, 100 quelle nelle casette realizzate per terremoti del passato e 327 presso le strutture comunali. Sono complessivamente 3.497 le Sae – Soluzioni abitative in emergenza – ordinate ad oggi, secondo i dati forniti dalle quattro Regioni colpite dagli eventi sismici del 24 agosto, del 26 e 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017. Oggi, sono stati completati i lavori in 4 aree – 3 a Norcia e 1 ad Amatrice –, fatto che ha consentito di assegnare, tra febbraio e marzo scorsi, 98 casette ai cittadini. La regione Marche ha ordinato, a oggi, per i 28 Comuni che hanno segnalato l’esigenza, 1.782 soluzioni abitative, mentre 47 sono le aree affidate alle ditte e su 4 di queste i cantieri sono aperti. Poco tempo fa Errani, il commissario straordinario per la ricostruzione, si sfogava con i sindaci del cratere: “Non c’è dubbio che abbiamo avuto quattro terremoti, la dimensione è stratosferica, ma tutto ciò non risolve il fatto che non riusciamo ad andare avanti su alcune cose. Macerie, stalle, casette, questa non è la ricostruzione, questa è la gestione dell’emergenza. Bisogna cambiare. E bisogna dare e fare un’altra governance, se no non ce la faremo. Non esiste il fatto che per cominciare a fare le casette, che non è ciò che devo fare io, che si attenda il fatto di avere il fabbisogno definitivo di tutte le casette. Non esiste. Non esiste che per fare le stalle bisogna metterci tutto questo tempo. Non esiste. Non esiste”. Pochi giorni fa in un’occasione ufficiale Errani invece ha corretto il suo pensiero: «Tutto ciò che si muove nella direzione di dare speranza alle comunità è importante. I governi che si sono misurati con la questione terremoto hanno fatto una scelta molto importante e non banale: impegnarsi per la ricostruzione piena di questo territorio del Centro Italia. Ci sono e ci saranno le risorse per ricostruire tutto ciò che è stato danneggiato dal terremoto L’impegno per le aree colpite dal terremoto nel 2016, è quello recuperare tutte le scuole, garantire la sicurezza e quindi assicurare la vita delle persone. Tra le priorità anche l’impegno a favore delle imprese. Le difficoltà ci sono ma l’impianto per la ricostruzione c’è, è solido e di qualità. L’idea non è costruire qualcosa di straordinario ma rientrare nella normalità. E la legalità, citata come condizione essenziale per rimettere in piedi il Centro Italia, è il contrasto alla criminalità e non burocrazia, quindi una precondizione, perché ricostruire nella legalità è dare un futuro ai nostri figli e nipoti». La macchina del dopo-terremoto è visibilmente in forte ritardo. La colpa? Del governo che ha sbagliato tutto dall’inizio, sostengono i sindaci. L’estate successiva al terremoto è arrivata, le casette ancora no. Le casette che, secondo i rosei scenari del governo, avrebbero dovuto ripopolare gli Appennini intorno ad aprile come le margherite, sono un miraggio: ne sono state consegnate circa il 5% del totale. Servono le Sae, le casette. Ovunque. A Norcia ne sono state consegnate 101 su 500. Ad Amatrice 25 su 595. Nel frattempo il numero dei Comuni coinvolti è raddoppiato, quello delle persone da assistere è aumentato di almeno dieci volte e questo tratto di Appennini è ancora un cumulo di macerie e abbandono, interrotto solo da isole umane, da quelle poche centinaia di persone che non hanno mai abbandonato il loro paese, a dispetto degli inviti ufficiali più o meno perentori, della neve e del ghiaccio. Gran parte di chi è andato sulla costa ha dovuto accettare di lasciare il posto ai turisti estivi. La scadenza del contratto per gli ospiti del Natural Village di Porto Potenza Picena, secondo le istituzioni, è il 31 maggio; ma dei 180 ospiti soltanto in 12 hanno aderito in modo volontario al trasferimento, gli altri hanno deciso di rimanere. Quello che a Norcia e Amatrice è considerato ritardo, negli altri 18 Comuni distrutti dalle scosse dell’autunno è assenza totale. Nulla a Visso. Nulla a Ussita. Forse ne arriveranno 26 a giugno ad Arquata del Tronto. Il sindaco Aleandro Petrucci: «Se a settembre non ci saranno le abitazioni rischio di trovarmi in una situazione paradossale: avere una scuola donata dai privati ma nessuno che potrà tornare. In quel caso farò molto di più che dimettermi o andare a protestare con una tenda». E’ tempo anche di sciacallaggio istituzionale: il Parco Nazionale dei Sibillini, ad esempio. La sede è a Visso, il paese dei manoscritti di Leopardi, uno dei centri più colpiti: 9 case su 10 inagibili. Ma il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, da tempo vorrebbe trasferirla sul suo territorio. Con il terremoto ha riproposto la questione chiedendo una soluzione provvisoria, per rendere meno complicati gli spostamenti dei dipendenti del Parco che abitano a Norcia. Per ora ha ottenuto solo la risposta molto infastidita del sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini. «Escludendo Amatrice, da soli hanno fagocitato più contributi di quelli ricevuti da tutti gli altri 138 comuni del cratere. E ora vogliono anche la sede del Parco», scrive in una lettera al ministro dell’Ambiente Galletti, al capo della Protezione Civile Curcio e ad altre autorità. «Spero che nessuno presti ascolto a questa richiesta altrimenti le conseguenze saranno drastiche».
Annunci