DI CHIARA FARIGU

Il boss Totò Riina ha diritto ad una morte dignitosa. A sostenerlo non uno qualunque, in preda ad un eccesso di buonismo, ma la Corte di Cassazione. Già. Secondo i giudici della Suprema Corte, ogni detenuto ha diritto ad una morte dignitosa, a prescindere dalle sue azioni criminali, anche le più crudeli, delle quali appunto si è macchiato il boss dei boss. Non è in discussione dunque lo “spessore criminale” di Riina, 86 anni, recluso al 41 bis, quanto il suo quadro clinico piuttosto compromesso ed è in virtù di questo che la Cassazione ha accolto l’istanza del suo legale che ne ha chiesto il differimento della pena o, in alternativa la detenzione a domicilio.
Non concordano i giudici d’appello secondo i quali , nonostante la salute fosse piuttosto malconcia, il detenuto Riina poteva scontare la pena in carcere, alternando periodi di ricovero ospedaliero nei momenti più critici.
La Cassazione però ha deciso diversamente. E questo sta già facendo e farà discutere a lungo.

La palla ora torna al tribunale di Sorveglianza di Bologna che ha più volte negato la scarcerazione del boss mafioso

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