DI MARCO ERCOLI

“Ci sono storie che non dovrebbero finire, per la storia che hanno raccontato e testimoniato, per quella che hanno cercato di capire, per chi ci ha creduto, per chi ci ha messo passione, professionalità e attaccamento. Questa storia, la nostra, hanno deciso di chiuderla nel modo peggiore, calpestando diritti, calpestando lo stesso nome che porta questa testata, ciò che ha rappresentato e ciò che avrebbe potuto rappresentare”. La storia del giornale l’Unità è fatta di copertine memorabili, di articoli solenni, di inserti da collezione, di feste dell’Unità in cui tutti più o meno hanno partecipato sia come ospiti sia come lavoratori volontari. Scrivono i redattori “Nel giorno della festa della Repubblica che celebra il lavoro, l’editore annuncia la sospensione delle pubblicazioni. Mesi di ricatti e vessazioni. La redazione in sciopero, come ennesimo atto di difesa e dignità. Il silenzio del Pd. Quello che chiediamo con forza a tutti i soggetti in campo è di avere almeno il rispetto che meritano i lavoratori e le lavoratrici di questo giornale. Il rispetto per l’Unità, fondata da Antonio Gramsci e uccisa giorno dopo giorno dall’incuria di questi ultimi due anni. In questa storia sono in diversi a dover rispondere di quanto accaduto.”
l’Unità è il quotidiano italiano fondato il 12 febbraio 1924 da Antonio Gramsci. È stato dal 1924 al 1991 l’organo ufficiale del Partito Comunista Italiano e poi di PDS e DS. Attualmente, la proprietà del giornale è di Unità S.r.l., con azionista di maggioranza all’80% Piesse (società di Guido Stefanelli e Massimo Pessina), mentre il 19.05% è controllato dal Partito Democratico attraverso la EYU S.r.l. (acronimo di Europa, YouDem, Unità). Il giornale cartaceo e la testata web sono gestite da due redazioni diverse e, in particolare, il sito unita.tv è controllato interamente dal Partito Democratico tramite la controllata EYU S.r.l. I primi numeri de l’Unità – Quotidiano degli operai e dei contadini furono stampati a Milano, su una proposta di Antonio Gramsci fatta il 12 settembre 1923 al Comitato Esecutivo del Partito Comunista d’Italia. La prima sede de l’Unità era in Via Santa Maria alla Porta nei pressi di Corso Magenta. « Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l’Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale » (Antonio Gramsci, lettera per la fondazione de l’Unità, 12 settembre 1923). Il giornale ebbe una tiratura media di 20 000 copie e giunse alle 34 000 copie nelle settimane successive al delitto Matteotti. Il 4 gennaio 1925, con l’inizio dei poteri dittatoriali di Benito Mussolini e con il suo discorso del giorno precedente, il quotidiano uscì con questo titolo dato che era stato sequestrato per un giorno dal prefetto della provincia di Milano Vincenzo Pericoli: « Il fascismo non si salverà con il terrore. La prossima riscossa si organizzerà intorno al Partito Comunista nei Comitati degli operai e dei contadini ».  A quasi tre anni dall’apertura, con 261 numeri pubblicati, in seguito al fallito attentato contro Mussolini da parte del quindicenne Anteo Zamboni, avvenuto il 31 ottobre 1926, il regime fascista represse ogni opposizione rimasta e il successivo 8 novembre la distribuzione del giornale venne sospesa dal prefetto di Milano Vincenzo Pericoli, congiuntamente all’organo del Partito Socialista Italiano, l’Avanti!. Il 27 agosto 1927 uscì il primo numero dell’edizione clandestina del giornale dopo solo sette mesi dalla chiusura, la sede era a Lilla (Francia) in 40, Rue d’Austerlitz grazie al nuovo direttore, l’avvocato Riccardo Ravagnan. In seguito fu pubblicato anche in Italia a Torino, Milano, Roma. Il 1º luglio 1942 l’Unità ritornò in Italia, seppure in clandestinità. La diffusione clandestina de l’Unità proseguì per tutta la seconda guerra mondiale e con l’arrivo degli alleati dal 6 giugno 1944 riprese a Roma la pubblicazione ufficiale del giornale. Il nuovo direttore fu Celeste Negarville.
Il 2 gennaio 1945 il giornale uscì dalla clandestinità dopo quasi vent’anni e spostò la sua sede in via IV Novembre a Roma, nella parte d’Italia da poco liberata dagli alleati e il nuovo direttore fu Velio Spano, iscritto al PCI da vent’anni e combattente partigiano e direttore dell’edizione meridionale del quotidiano. Dopo la Liberazione, uscirono nel 1945 l’edizione genovese, quella milanese e quella torinese. Nei primi mesi del 1945 i responsabili dell’edizione di Torino del quotidiano furono Ludovico Geymonat e Amedeo Ugolini; tra i collaboratori del quotidiano ci sono Davide Lajolo, Ada Gobetti, Cesare Pavese, Italo Calvino, Elio Vittorini, Aldo Tortorella, Paolo Spriano, Luigi Cavallo, Augusto Monti, Massimo Mila, Raimondo Luraghi, Massimo Rendina. Nel 1945 si tenne a Mariano Comense la prima festa di diffusione del quotidiano, la Festa de l’Unità. Il giornale creò una vasta rete di diffusione casa per casa della sua edizione domenicale; nei giorni “speciali” (25 aprile, 1º maggio) la tiratura superò il milione di copie. Dal 1º agosto 1957 si fusero le edizioni de l’Unità di Genova, Torino e Milano dando origine ad un’unica edizione per l’Italia settentrionale. A partire dal 9 marzo 1962 vennero unificate le direzioni di Roma e di Milano; il direttore fu Mario Alicata, mentre condirettori erano Aldo Tortorella per l’edizione settentrionale e Luigi Pintor per quella centro-meridionale. Dopo la scomparsa di Mario Alicata nel 1966, la direzione del giornale fu affidata a Maurizio Ferrara.
Nel 1969 i membri del comitato centrale del PCI Lucio Magri, Luigi Pintor e Rossana Rossanda furono espulsi dal partito e nel 1971 trasformarono in quotidiano il mensile Il manifesto: l’Unità in un suo articolo pose polemicamente l’interrogativo “chi vi paga?”. Dal 1967 l’ex-deputato della Democrazia Cristiana Mario Melloni divenne corsivista de l’Unità e viene ricordato per i suoi interventi graffianti e satirici firmati con lo pseudonimo di Fortebraccio. Nel 1974 la tiratura de l’Unità era di 239.000 copie giornaliere. Nel 1975 Pier Paolo Pasolini spiegò dalle colonne del quotidiano il suo voto al PCI per le elezioni regionali. Il 18 settembre 1977 il redattore de l’Unità Nino Ferrero venne ferito a Torino da un attentato di Azione Rivoluzionaria. Nei giorni del rapimento di Aldo Moro del 1978 l’Unità condannò duramente le Brigate Rosse, definite “nemici della democrazia”, e proclamò lo sciopero generale.
Nei primi anni ottanta, periodo del cosiddetto riflusso, il giornale ebbe una forte flessione di vendite: si passò dai 100 milioni di copie annue del 1981 ai 60 milioni del 1982. Il 17 marzo 1982 l’Unità accusò il ministro democristiano Vincenzo Scotti di collusioni con la nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Il documento che denunciò i membri del governo (fornito dai servizi segreti), però, si rivelò falso: era il caso Maresca; il direttore Claudio Petruccioli dovette dimettersi e al suo posto venne nominato Emanuele Macaluso. Sotto Macaluso, nel 1986 si dette il via libera all’allegato Tango, settimanale satirico che creò non poche frizioni fra il quotidiano e il PCI, ma aiutò il giornale a risalire nelle vendite. Nel 1988 Tango chiuse e un paio di mesi dopo (1989) venne sostituito da Cuore a cura di Michele Serra. Dal 1991 Cuore diventò settimanale a sé. La prima pagina de l’Unità dell’11 novembre 1989, il giorno seguente alla caduta del Muro di Berlino, si aprì con Il giorno più bello d’Europa. Il direttore del giornale era Massimo D’Alema, che nel luglio 1990 lasciò l’incarico a Renzo Foa, primo direttore giornalista del foglio, e non quindi dirigente di partito. Nel 1991 l’Unità cambiò sottotitolo, da “organo del Partito Comunista Italiano” a “Giornale fondato da Antonio Gramsci”. La tiratura era ormai di circa 156.000 copie al giorno. Dal 1992 al 1996 il giornale passò nelle mani di Walter Veltroni, che rilanciò il quotidiano e ne fece uno strumento sul quale si confrontarono molti uomini politici di altri partiti e che diventò il luogo del dibattito nel centrosinistra. Veltroni offrì ai lettori una serie di gadget a pagamento in allegato al quotidiano che rappresentò una novità nel panorama dei quotidiani italiani: libri, audiocassette, videocassette di film rari e fuori catalogo e la ristampa degli album delle figurine Panini dei calciatori. Il 25 gennaio 1994 nacque l’Unità 2, quotidiano di cultura e spettacoli, che raccoglieva il meglio dei giovani scrittori e degli intellettuali italiani. Al prodotto lavorarono il condirettore Piero Sansonetti insieme con il redattore capo Pietro Spataro, Alberto Cortese, Roberto Roscani. Un anno dopo esatto l’Unità fu il primo quotidiano nazionale in Italia ad aprire un proprio spazio su Internet (www.mclink.it/unita). L’iniziativa ebbe un immediato ed inaspettato successo
Nel 1997 prese il via il processo di “privatizzazione” che permise agli imprenditori Alfio Marchini e Giampaolo Angelucci di entrare nel giornale. In conseguenza di ciò, nel gennaio 1998 venne chiamato a dirigere il giornale l’editorialista de la Repubblica Mino Fuccillo, cioè un esterno. L’operazione durò appena 7 mesi e in agosto arrivò il vicedirettore de Il Messaggero Paolo Gambescia. Le vendite crollarono a 60 mila copie e a gennaio 1999 si decise l’immediata chiusura delle redazioni di Bologna e Firenze. La situazione si fece drammatica proprio paradossalmente quando per la prima volta il PDS era al governo ed esprimeva come presidente del consiglio un ex direttore de l’Unità, Massimo D’Alema: inevitabili gli scioperi e le manifestazioni sotto palazzo Chigi. Nel 1998, per salvare il posto di lavoro, 123 giornalisti si autoridussero lo stipendio. Nel settembre 1999 venne richiamato Giuseppe Caldarola, già direttore dal 1996 al 1998, ma il quotidiano continuò a perdere copie e nel giugno del 2000 si scese sotto la soglia delle cinquantamila copie. Il 13 luglio 2000 il quotidiano era in liquidazione e si tentò una disperata rinascita con l’editore Alessandro Dalai (Baldini & Castoldi), ma non se ne fece nulla e il 28 luglio 2000 il quotidiano cessò le pubblicazioni. In quel periodo il quotidiano arrivava ormai a tirare circa 28.000 copie. Il giorno della chiusura la notizia rimbalzò su tutti i mezzi di comunicazione mentre in edicola c’era l’ultimo numero. La ripresa delle pubblicazioni grazie alla cordata di finanziatori guidata da Alessandro Dalai fu solo un’ipotesi. La chiusura del giornale non riguardò solo il giornalismo e la politica nazionale. Il quotidiano era stato uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento e aveva ospitato sulle sue pagine gli interventi di intellettuali italiani e stranieri di primo piano, tra cui Pier Paolo Pasolini, Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Italo Calvino, Massimo Bontempelli, Cesare Pavese, Alfonso Gatto, Paul Éluard, Louis Aragon, Federico García Lorca ed Ernest Hemingway. Dal 29 luglio al 23 agosto 2000 l’Unità uscì solo on-line. Nel gennaio 2001 un gruppo di imprenditori coordinati da Dalai si organizzò come Nuova Iniziativa Editoriale, rilevò la storica testata e l’Unità tornò in edicola il 28 marzo 2001, e si decise di far dirigere la testata a Furio Colombo, coadiuvato da Antonio Padellaro e da Pietro Spataro che era il vicedirettore de l’Unità per garantire una sorta di continuità. Dal 27 dicembre 2004 direttore de l’Unità fu Antonio Padellaro, a seguito di una forte polemica che coinvolse Furio Colombo e che vide la proprietà costretta a chiederne le dimissioni. Vicedirettore vicario era Pietro Spataro. L’altro vicedirettore era Rinaldo Gianola.
La tiratura del 25 agosto 2006 era stata di 131 856 copie. A fine 2007 incominciò ad affacciarsi seriamente l’ipotesi di acquisto del quotidiano da parte della Tosinvest, società legata alla famiglia Angelucci, editrice di Libero e del Riformista. Nonostante il parere fortemente critico della redazione del quotidiano, la trattativa fu a lungo a un passo dall’essere conclusa, ma poi sfumò. Un altro imprenditore interessato era Francesco Di Stefano (da tempo impegnato nella battaglia giudiziaria per Europa 7). Il 20 maggio 2008 Marialina Marcucci, presidente di Nuova Iniziativa Editoriale, annunciò che la testata fondata su proposta del sardo Gramsci era stata acquistata dal sardo Renato Soru, allora presidente della Regione Sardegna e patron di Tiscali. Il contratto di acquisto fu firmato il 5 giugno 2008 ed il giorno successivo ci fu l’assemblea dei soci. Il comitato di redazione commentò favorevolmente: «In tutti questi mesi ci siamo battuti perché i nuovi assetti de L’Unità fossero coerenti con la sua storia e il suo radicamento e garantissero prospettive di sviluppo certo al giornale. La soluzione che si è determinata risponde a queste richieste e ci soddisfa appieno». Il 22 agosto la direzione del giornale fu affidata dalla nuova proprietà a Concita De Gregorio, che lasciò la Repubblica, firmando il suo primo numero lunedì 25 agosto 2008. Il 25 ottobre 2008 il giornale cambiò formato, riducendo drasticamente le dimensioni delle pagine, fino a diventare metà tabloid. La campagna pubblicitaria che annunciava questa rivoluzione grafica, curata da Oliviero Toscani, ricalcava una nota immagine dello stesso autore, creata nel 1973 per i jeans Jesus e raffigurava il sedere di una ragazza in minigonna con in tasca una copia del giornale. L’Unità diventò pian piano un quotidiano generalista dando molto spazio alla cultura, allo spettacolo e allo sport, arricchendosi di firme prestigiose. La rivoluzione editoriale continuò l’11 novembre 2008 anche sul web, con il restyling del sito del giornale. A maggio 2009, a parere del comitato di redazione, il destino del quotidiano era di nuovo a rischio.
Il 7 luglio 2011 Concita De Gregorio tornò alla Repubblica e lasciò la carica di direttore a Claudio Sardo, proveniente dal Messaggero. L’Unità visse alcuni cambiamenti: a partire dal febbraio del 2012 chiunque poteva creare un blog personale sul sito del giornale nella sezione ComUnità (la community de l’Unità). A inizio maggio venne annunciata la modifica del formato della testata: a partire dal 7 maggio, giorno in cui i giornali annunciarono la vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali francesi, l’Unità uscì in edicola in formato berlinese. A partire dal 12 maggio il quotidiano fu presente in edicola ogni sabato col settimanale left, con il quale era già uscito tempo prima con due numeri a scopo promozionale. Le vendite continuarono a scendere anche nel resto dell’anno, durante il quale il PD acquistò una piccola quota dell’azionariato del quotidiano. A partire dal giugno 2012 Soru iniziò a vendere il suo pacchetto azionario nella NIE, scendendo progressivamente dal 98% al 5%.
Il 17 ottobre 2013 Luca Landò, vicedirettore dal 2001 e responsabile dell’edizione web, subentrò a Sardo nella direzione del quotidiano, che rimase nel giornale come editorialista. L’11 giugno 2014 la proprietà annunciò di aver messo in liquidazione la casa editrice del quotidiano, a rischio fallimento, per fine luglio. Dal primo di agosto del 2014, a causa della grave situazione debitoria, cessarono le pubblicazioni del quotidiano L’Unità. Il numero di mercoledì 30 luglio 2014 uscì in bianco e si fermarono gli aggiornamenti del sito Internet. Il 1º agosto 2014 Nuova Iniziativa Editoriale s.p.a. in Liquidazione, società proprietaria de L’Unità, propose domanda di concordato preventivo davanti al Tribunale di Roma, sezione fallimentare, che con provvedimento del 26 settembre nominò giudice delegato la dr.ssa Luisa De Renzis e commissario giudiziale il prof. avv. Antonio Maria Leozappa.
La bancarotta del quotidiano l’Unità lasciò debiti per 125 milioni di euro con le banche creditrici, di cui 107 già versati dallo Stato in base alla Legge 11 luglio 1998, n. 224, varata dal governo Prodi, che aveva introdotto la garanzia statale sull’esposizione dei giornali di partito. La Presidenza del Consiglio prima di versare il denaro alle banche provò a rivalersi sul patrimonio immobiliare del Partito Democratico, ma senza successo. Il 30 giugno 2015 l’Unità, completamente rinnovata, riprese le pubblicazioni grazie a un notevole afflusso di capitale pubblico (107 milioni di euro), su carta e online, con la direzione di Erasmo D’Angelis. La proprietà del quotidiano fu divisa tra alcuni soci privati ed EYU srl, emanazione della fondazione del Partito Democratico EYU (Europa-Youdem-Unità), che ne deteneva una quota del 19,05%.Cambiò anche la testata: infatti l’apostrofo diventò verde e la scritta “l’Unità” diventa bianca su sfondo rosso. La crisi della testata non si arrestò, con perdite annunciate di 250 mila euro al mese con solo 8 mila copie vendute contro le 60 mila stampate. Nell’autunno 2016 Erasmo D’Angelis venne sostituito da Sergio Staino e da Andrea Romano, come codirettore.
La situazione del quotidiano all’inizio 2017 era la seguente: sono 29, compreso il direttore, i giornalisti impegnati nella redazione del quotidiano (cartaceo). Il Partito Democratico (tramite la società EYU) risultava socio di minoranza al 20% di Unità srl mentre Pessina Costruzioni risultava socio di maggioranza con l’80% del patrimonio azionario. La crisi economica del quotidiano rispetto a un anno e mezzo dal ritorno in edicola si era molto aggravata: con vendite (secondo un dato comunicato in via ufficiosa durante la conferenza stampa convocata dal CDR) di circa 7.000 copie giornaliere (abbonamenti esclusi), con perdite intorno ai 400 mila euro al mese e con una raccolta pubblicitaria quasi inesistente. L’11 gennaio 2017 alla vigilia dell’assemblea dei soci (poi rimandata) l’amministratore delegato Guido Stefanelli comunicò ai giornalisti del quotidiano cartaceo l’Unità che bisognava “Procedere immediatamente con una riduzione del personale senza percorrere la strada degli ammortizzatori sociali”. Nel comunicato si faceva anche riferimento a un aumento di capitale oppure alla necessità di aprire le procedure per il fallimento. I costi della ricapitalizzazione avrebbero dovuto avvicinarsi ai 5 milioni di euro (1 milione a spese del PD e 4 milioni a spese del gruppo Pessina).
Nei giorni successivi alla comunicazione dei licenziamenti i giornalisti dell’Unità decisero di entrare in assemblea permanente e di indire scioperi (con il conseguente stop delle pubblicazioni del quotidiano).
Nel febbraio del 2017 l’Unità fu parzialmente ricapitalizzata. Pessina Costruzioni si occupò della ricapitalizzazione con un versamento di 1.5 milioni di € (dei 4 necessari). Questo comportò un aumento relativo alla sua quota azionaria pari al 10% (dall’80 al 90%), con il conseguente calo della quota appartenente al PD (dal 20 al 10%). Il 29 marzo 2017 Andrea Romano venne sollevato dalla carica di codirettore dell’Unità e il 4 aprile Sergio Staino lasciò la direzione a favore di Marco Bucciantini per poi tornare il 23 maggio. Il 10 aprile del 2017 la trasmissione televisiva Report, attraverso il servizio “L’Unità immobiliare”, accusò Massimo Pessina di avere rilevato il quotidiano con la sola finalità di trarne un tornaconto politico. Questo tornaconto sarebbe da ricercarsi in un rapporto privilegiato con il governo e le istituzioni. Una della prove, secondo l’inchiesta, consisterebbe una serie appalti dati in modo diretto dal governo al gruppo Pessina Costruzioni, mettendo tale azienda in una posizione privilegiata rispetto alla concorrenza. Il 2 giugno 2017, il giorno della Festa della Repubblica, una comunicazione dell’editore ha fatto sapere che avrebbe incontrato a breve la Federazione nazionale della Stampa, Stampa Romana e il Cdr per illustrare la situazione economico-finanziaria del giornale e la “conseguente decisione di interrompere volontariamente la pubblicazione”.

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