DI ANNA LISA MINUTILLO

L’estate si avvicina a grandi passi, i fine settimana ci regalano ore di sole e voglia di relax anche se in Riviera romagnola mancano ancora all’appello migliaia di lavoratori stagionali: 3 mila solo in provincia di Rimini, circa 500 a Cesenatico, un altro paio di migliaia sparsi tra le altre località balneari della regione. Ci si ritrova in tempi di crisi occupazionale, alle prese con un fenomeno molto particolare. In queste zone si paga lo scotto di ritrovarsi impiegati per brevi periodi soprattutto durante i mesi estivi per poi andare a svolgere occupazioni alternative nei luoghi di montagna che impiegano spesso camerieri e baristi . In riviera si fanno i conti con le richieste di bagnini che mancano ed a complicare la situazione si è aggiunta anche l’abolizione dei i voucher, che pur rappresentando forme di sfruttamento vero e proprio rappresentavano strumenti preziosi per figure professionali come queste.
La figura del bagnino siamo abituati fin da piccoli a vederla presente sulle nostre spiagge, nelle loro “torrette” oppure sui pattini a monitorare sulla nostra spericolatezza di bimbi , pronti ad intervenire alla prima difficoltà oppure a richiamare chi temerario decideva di allontanarsi dalle zone di balneazione suggerite.
Una figura a cui ci si “affeziona” che sta correndo il rischio di sparire e di non essere presa in considerazione come le sarebbe dovuto. Una figura molto apprezzata soprattutto dall’immaginario dell’universo femminile e temuta da quello maschile, spesso associata a fisici potenti e carismatici, con la loro abbronzatura e la loro maglietta rossa a fare da divisa. Personaggi misteriosi , sempre vigili e accompagnati dal loro fedele cannocchiale, custodi di tanti episodi di salvataggio da restare ad ascoltare magari al tramonto quando la maggior parte dei bagnanti esce dall’acqua e si profila l’occasione per qualche scambio di battute.
Si assisteva spesso durante i mesi estivi all’arrivo in riviera romagnola di giovani che provenivano dal sud , per poi nel corso degli anni essere sostituiti da giovani che provenivano dall’Europa dell’Est.
Inizialmente una “tradizione di famiglia” che vedeva impiegati i figli dei gestori dei bagni , ma con l’andare del tempo si sa, cambiano le mode ed anche gli interessi e molti di loro si sono dedicati ad altre attività , lasciando quelle torrette inanimate e creando dei seri problemi di sicurezza.
Ma siamo realmente certi che a far propendere per il rifiuto di questo lavoro sia solo il cambiare delle mode e delle aspettative lavorative? Cerchiamo di comprendere quali possano essere le difficoltà che si incontrano nello svolgere questa attività, e cosa si nasconda realmente dietro ai rifiuti dei giovani.
Osserviamo quali siano i requisiti richiesti ad un bagnino , e come si svolge la sua giornata tipo.
Partiamo dal fatto che i giovani ora sono attratti dal Nord Europa e preferiscono trasferirsi all’estero sfruttando l’occasione per imparare meglio una lingua straniera .
Forse molti di loro sono scontenti della retribuzione che viene loro corrisposta , anche se uno stipendio base parte dai 1500 euro in Romagna, fatto sta che molti bagni al momento cercano di aiutarsi nel risolvere il problema della figura mancante del bagnino , impiegando parenti ed amici dei gestori degli stessi bagni per sostituirli.
Una situazione annosa e delicata è anche quella dell’accontentarsi di una retribuzione che “gioca” al ribasso.
Infatti ci sono figure senza esperienza e professionalità che si accontentano di una paga di 800 euro mensili, generalmente si tratta di ragazzi stranieri che vivono in Italia, ma tanto basta per far si che la situazione si venga a complicare per quelli italiani che ritengono il compenso inadeguato a svolgere il compito che viene loro richiesto. Molti di loro sono stati costretti a suddividere la giornata in due parti impegnandosi oltre che nel fare il bagnino anche nel fare il cameriere nella seconda parte della giornata, ritmi frenetici e molte ore di lavoro per riuscire a sbarcare il lunario, ecco perché ricevendo compensi più elevati nel Nord Europa hanno deciso di abbandonare l’Italia.
Presi di mira sono anche i luoghi di montagna dove la stagione è doppia e si ha la possibilità di lavorare sia d’estate che d’inverno
Gli alberghi di media e piccola categoria costituiscono in Romagna la vera e propria ossatura della macchina turistica e sono proprio quelli a ritrovarsi con carenza di personale , insieme ai bagni, ai ristoranti ed alle pizzerie.
Per quanto riguarda gli alberghi di categoria più elevata il problema si avverte meno poiché i compensi sono sicuramente più alti.
La crisi che sta colpendo il nostro paese in queste zone sembra non voler cedere a ricatti personali, si preferisce allontanarsi piuttosto che accontentarsi di svolgere lavori sottopagati o stagionali e questo modo di pensare lascia dietro se migliaia di posti vacanti e situazioni delle spiagge non propriamente ottimali.
Facciamo un salto indietro nel tempo e vediamo come e quando nasce la figura del bagnino .
Nel 1918 una circolare del Ministero dei Trasporti Marittimi e Ferroviari, imponeva alla Capitaneria di Porto del Regno di fare obbligo a tutto il personale ed agli stabilimenti balneari di comprovare l’idoneità nel nuoto, nella pratica del primo soccorso e della respirazione artificiale. Le Capitanerie di Porto si rivolsero alla Società Nazionale Salvamento, che dopo un corso ed un esame di idoneità, rilasciava un brevetto di “Soccorritore di spiaggia”, antesignano del Bagnino di Salvataggio. Divenne in seguito obbligatoria per Legge la figura del Bagnino di Salvataggio in tutti gli stabilimenti balneari.
La figura professionale del bagnino deve occuparsi di:
• organizzare e gestire l’emergenza balneare in qualsiasi tipo di situazione e condizione;
• operare per la tutela dell’ambiente naturale interessato all’attività balneare;
• prevenire, promuovere, valorizzare ed educare in tema di sicurezza balneare;
• gestire i rapporti con le Capitanerie di Porto, 118, altre associazioni/enti ai fini della sicurezza balneare.
Il Bagnino di Salvataggio è un professionista del soccorso altamente specializzato per attivare il servizio pubblico di vigilanza e di salvataggio. I corsi di formazione della Società Nazionale Salvamento, abilitano alla professione e preparano il Bagnino di Salvataggio alla gestione delle emergenze balneari. Per accedere ai corsi è necessario superare le selezioni.
Ma quali sono le competenze richieste ai bagnini?
L’insieme delle capacità e delle conoscenze che consentono di svolgere la Professione di Bagnino di Salvataggio si distinguono in:
• Personali: versatilità – apertura mentale – autonomia – sicurezza in sè stessi.
• Relazionali: comunicatore – coordinatore – gestore di rapporti interpersonali – incline a lavorare in gruppo.
• Specialistiche: tecniche del soccorso in acqua – tecniche marinaresche – nozioni di meteorologia – tecniche di primo soccorso medico – norma comportamentali per il bagnante – norma legislative del settore.
Il brevetto di Bagnino di Salvataggio può essere trascritto nei fogli matricolari del personale militare dell’Esercito, Marina, Aeronautica, Arma dei Carabinieri e per il personale della Polizia di Stato.
I Bagnini di Salvataggio possono fare molto per la sicurezza degli altri, non solo dal punto di vista professionale, ma anche di aiuto concreto e di solidarietà, vivendo un’esperienza unica, di apertura verso il prossimo. I giovani, attraverso i corsi della S.N.S., sviluppano la loro crescita personale creandosi una mentalità di approccio attivo nel volontariato di Protezione Civile, maturando il senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente, acquisendo il senso della cittadinanza solidale e attiva.
Un bagnino normale guadagna circa 1200 Euro al mese, poi vi sono anche i bagnini che si prendono cura della spiaggia: sistemano gli ombrelloni, le sedie sdraio etc, e vengono pagati 600-700 Euro al mese.
Un bagnino di salvataggio, invece, può arrivare a guadagnare anche più di 2000 Euro al mese soprattutto se lavora in una zona molto ricca, anche se questa cosa si verifica molto raramente .
I tempi mitici di Baywatch ( serie televisiva incentrata prevalentemente sui bagnini e sulle loro azioni di salvamento) appaiono quindi molto lontani, non c’è più voglia di fare il bagnino.
Le richieste di personale di salvataggio per spiagge e piscine continuano in quanto questo è un settore che continua a crescere e non riesce a colmare la domanda: per quanto possa apparire strano e paradossale, non sempre l’offerta è in grado di soddisfare la domanda. I neo bagnini rifiutano le opportunità lavorative anche per il timore del grande impegno giornaliero richiesto per svolgere questa professione.
La formazione per diventare bagnini prevede un aspetto natatorio e una serie di approfondimenti che interessano sia il campo medico sia quello giuridico. Gli aspiranti bagnini seguono lezioni frontali teoriche e pratiche. Inoltre poi vi sono rigorosi allenamenti in piscina, per concludere il ciclo con esercitazioni al mare finalizzate a padroneggiare l’utilizzo del patino di salvataggio anche nelle condizioni più difficili.
Insomma quello che può sembrare un lavoretto estivo svolto per sbarcare il lunario nella pausa dallo studio, è in realtà una ragione di vita per tanti, una professione voluta e mantenuta nell’arco degli anni. Vista la forte stagionalità è un lavoro che in Italia, si svolge da maggio a settembre al massimo per 4 o 5 mesi; lavoro duro, 7 giorni su 7 per 10 ore al giorno e poi più nulla per tutto l’inverno. Niente certezze e nessuna concreta assicurazione di essere richiamati il maggio successivo. Ci si basa solo sulla parola data del datore di lavoro. Un lavoro che per essere svolto necessita di tanta passione , un lavoro che con l’andare del tempo diventa usurante. Un lavoro che si basa sui contratti a tempo determinato che si rinnova di stagione in stagione svolto con nessuna tutela, nessun riconoscimento professionale, scatto di anzianità o diritti acquisiti. Forse le istituzioni – locali o nazionali che siano potrebbero organizzare durante i diversi mesi di inattività corsi professionali o formazione lavoro. Forse si potrebbe rivedere l’orario lavorativo e le condizioni . In Sud America ad esempio si lavora al massimo per 6 ore al giorno tenendo conto che l’impegno fisico richiesto è tanto, e la stanchezza potrebbe compromettere la sicurezza di tutti sia del bagnino che dei bagnanti. Inoltre ci sono anche carenze per quanto riguarda i mezzi di soccorso che spesso sono obsoleti, il buon “vecchio pattino”l’unico mezzo autorizzato al soccorso, a dispetto delle belle e pratiche tavole da surf, utilizzate anche tra le onde oceaniche, ma che da noi non sono a norma. Eventuali ipotesi di acquisto di moto ad acqua non vengono neanche prese in considerazione,
ed evitiamo di parlare del lavoro irregolare, del bagnino “improvvisato” senza nessuna competenza .
A molti di questi ragazzi viene richiesto anche di svolgere altre funzioni per riordinare i lettini dei bagni ad esempio, oppure anche di occuparsi dello smaltimento dei rifiuti.
Lavori per i quali se si dovesse trovare a passare la guardia costiera verrebbero sicuramente multati, compiti che poco hanno a che fare con prevenzione, soccorso e salvataggio che sono invece le giuste sequenze dei loro incarichi.
Aspetti che contribuiscono molto probabilmente così come accade per altri settori a non impiegarsi più in questo paese cercando all’estero situazioni meglio definite e che rispettino maggiormente quella che spesso viene considerata quasi come una figura che riempie la cartolina delle nostre vacanze dall’alto della sua torretta ma che garantisce a tutti noi , proprio attraverso la sua costante presenza la sicurezza.
Formazione, dignità, riconoscimento professionale ed economico, sono le richieste di questi lavoratori, un potenziale umano su cui si dovrebbe investire, vista la tanta passione e voglia di professionalità, ma soprattutto vista la lunghezza e l’importanza delle coste italiane e i tanti turisti che le frequentano.
Una figura che ci auguriamo di poter ritrovare a popolare la nostre spiagge magari migliorando le condizioni lavorative, magari ricordandosi che intanto che i bagnanti fanno vacanza loro lavorano per tutelarli, magari riconoscendo loro una retribuzione giusta ed onesta , due valori che nel nostro paese stanno affondando nel mare senza che nessun bagnino possa correre a salvare.

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