DI LUCA SOLDI

 

 

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Gli elementi chiave della nuova proposta di legge elettorale, che nasce dall’accordo tra PD, Forza Italia e M5S, e Lega erano: impianto proporzionale e soglia di sbarramento al 5%. E poi capilista bloccati e metodo del quoziente per la ripartizione dei seggi, come proposto da Lega e FI. Ma le certezze del giorno prima non sono quelle di oggi, figuriamoci se lo possono essere quelle di domani.
Ormai è evidente che le maggiori forze politiche che forse non si amano tutte nello stesso modo, hanno lavorato per chiudere un accordo sulla legge elettorale ma le perplessità sono arrivate a destinazione ed adesso pare certo che dovranno apportare alcune modifiche nel testo sulla legge elettorale.
Secondo fonti del Pd la prima variazione potrebbe essere quella relativa ai capilista donne: si potrebbe arrivare ad un rapporto 40-60 dei capilista (già previsto nel testo in relazione ai collegi uninominali). Si starebbe valutando anche delle ulteriori norme per semplificare la raccolta delle firme.
Ne è convinto anche il capogruppo Pd Ettore Rosato che ha rilasciato una dichiarazione a margine della commissione Affari costituzionali in merito all’accordo Pd-M5S-Lega-Fi sulla legge elettorale.
Secondo Rosato si sta pensando di toccare quella che pareva una certezza: “Stiamo lavorando sulla richiesta dei partiti più piccoli che chiedono di aver più strumenti per correre sui collegi, c’è un emendamento che prevede nel caso non si vinca nessun collegio, prima di far scattare il listino del proporzionale, si fa scattare il miglior perdente: i più piccoli non avrebbero quindi la lista bloccata.
In ciascuna circoscrizione saranno eletti prima i vincitori dei collegi, solo dopo i nomi inseriti nel listino bloccato. Si rafforza quindi l’elemento maggioritario, anche se riguarderà meno eletti.
Un altro punto su cui si è raggiunto l’accordo è infatti quello sull’emendamento Ferrari, che riduce i collegi uninominali del ‘germanichellum’, in pratica il testo proposto dall’emendamento Fiano, raggruppandoli da 303 a 225.
In pratica così si ricalcherebbe il sistema dei collegi per il Senato previsti dal vecchio Mattarellum. Un escamotage tecnico per risolvere il problema dei vincitori dell’uninominale che rischierebbero di non avere un seggio in Parlamento.
Non solo, sembra che non ci saranno più le pluricandidature, come non ci sarà il voto disgiunto, annuncia Rosato spingendosi un oltre.
Per il M5S il sistema di voto è ancora in itinere “Il sistema elettorale con cui si andrà a votare è ancora in itinere, perchè in questo momento Danilo Toninelli e gli altri della commissione costituzionale lo stanno modificando nella commissione alla Camera, anche oggi si lavora e si lavorera’ domani. L’obiettivo è fare una legge elettorale il prima possibile ma che sia costituzionale e che faccia in modo che chi vincera’ le prossime elezioni possa partecipare al governo del Paese senza inciuci e senza le solite accozzaglie”. Così Luigi Di Maio, ieri mattina a Piacenza. E che il tema della possibile incostituzionalità sia concreto e possibile viene sottolineato anche da Campo Progressista.
E Giuliano Pisapia si esprime in questo senso pur segnalando “un piccolo passo in avanti” con le modifiche sui capilista bloccati “ma non risolve quanto ha indicato la Consulta”. Il fondatore di campo progressista, nell’intervista a Sky, denuncia che “in questa fase c’è il rischio di incostituzionalità per la legge elettorale”. In particolare su due punti, governabilità e rappresentanza.
Dubbi e perplessità che arrivano anche da un fronte importante.
Il sistema elettorale che si sta proponendo «non è neanche chiaro in questo momento».
E l’incertezza non paga come è stato evidente lo scorso fine settimana con spread e mercati in difficoltà. A dirlo il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, al festival dell’Economia di Trento, rispondendo a una domanda sulla possibile reazione dei mercati a elezioni anticipate e a una nuova legge elettorale proporzionale, non usa mezze misure. «La mia risposta è da cittadino, non da analista, né sono sicuro di sapere come possano rispondere i mercati. Credo che i mercati rispondano all’incertezza». Il governatore ha voluto puntualizzare di non sapere «se e come» i mercati «possano rispondere a un sistema proporzionale». «Non so se e come i mercati possono reagire a un sistema proporzionale, non è il mio mestiere». E continuando, «credo che le difficoltà più grandi siano sul piano delle riforme. Devono arrivare a mettersi d’accordo non tanto sulla protezione di interessi particolari, quanto sul modo più efficace di innovare e rendere il Paese più capace di rispondere alle sfide globali».

 

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