DI CARLO PATRIGNANI

C’e’ una corsa spasmodica a voler ricostruire un nuovo centro-sinistra sulle ceneri di quel che sono state le due ideologie, comunismo e socialismo, che, pur dominando buona parte del ‘900, sono diversamente fallite entrambe per aver ucciso la speranza indotta in milioni di persone della via italiana al socialismo e senza mai veder sorgere il sol dell’avvenire.

La speranza di una alternativa di sinistra o semplicemente riformista o progressista, mai progettata o predisposta, ha permesso alla Democrazia Cristiana, unico garante politico del Vaticano e quindi della religione cattolica, di governare ininterrottamente il Paese, servendosi, di volta in volta, del consenso e dell’appoggio diretto o indiretto dei due maggiori partiti della sinistra, Pci e Psi.

Non a caso, nel panorama europeo l’Italia, nonostante dotata della Costituzione più bella del mondo, è rimasta uno dei pochi, anzi il solo paese a non aver mai sperimentato un governo senza l’onnipresente e insostituibile Democrazia Cristiana: tale anomalia è proseguita anche dopo il crollo del Muro di Berlino dell’89 e lo tsumani di Tangentopoli del ’92 che hanno segnato, in maniera indelebile, il fallimento del comunismo e del socialismo.

Che senso ha, ancora oggi, invocare come il massimo obiettivo la costruzione di un nuovo centro-sinistra e non per governare data la cronica penuria di consensi, se non ri-affermare l’intangibilità del dogma per cui, a condizioni pur mutate tra la prima, la seconda, la terza Repubblica, null’altro si può fare, perfino non ci si può permettere un progetto culturale e politico, senza la presenza degli eredi della vecchia Dc, senza il benestare del Vaticano?

Questo è il punto focale, ineludibile, ma purtroppo eluso da Campo Progressita, SI, Art.1, Rifondazione Comunista e Giustizia e Libertà, tutti, chi più chi meno, attratti da Papa Bergoglio: non aver il coraggio di intraprendere un’altro percorso culturale e politico dove la laicità sia il valore insostituibile, la stella polare, per impedire qualsiasi deriva teocratica, fermo restando il diritto a professare la religione che si vuole, senza il predominio di una confessione sull’altra.

Le istituzioni pubbliche, dallo Sato alla scuola, dagli ospedali alle Università, non possono essere luoghi  assoggettati a una Religione, quella cattolica in Italia: solo se salta questo dogma si rende credibile ogni ricerca di un progetto culturale e politico per un modello di società alternativo all’attuale con l’obiettivo dell’uguaglianza fra tutti gli esseri umani.

Non si tratta di perseguire la felicità, parola effimera e generica, quanto la libertà assoluta di ciascuno/a a realizzare la propria identità umana, sociale, professionale, che inevitabilmente proprio in quanto sarà originale, risulterà diversa per ognuno/a. Poi certamente anche la giustizia sociale: errare humanum est, perseverare autem diabolicum!

 

Annunci